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L'APPELLO DEI CITTADINI

Ponte Saraceno chiuso da 4 anni
”Riapriamolo e salviamo l'Obelisco"

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Il ponte è a tutt’oggi a rischio crollo. L’interdizione al traffico veicolare e pedonale impedisce ormai da anni l’accesso al suggestivo lago di Trearie. LE FOTO 

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BRONTE – “Riapriamo il ponte e salviamo l’Obelisco”. È quanto chiedono a gran voce molti cittadini che attraverso i social riaccendono i riflettori su due criticità lamentate da tempo: il ponte a rischio crollo chiuso sul torrente Saracena e lo stato di degrado in cui versa l’Obelisco di Nelson. Punti questi incastonati nella più ampia cornice del Parco dei Nebrodi e ricadenti nel territorio di Bronte ma che, per la loro prossimità a Maniace, fanno sollevare la voce anche agli abitanti di questo comune, i quali vedono nel recupero di quei luoghi una possibilità di sviluppo turistico per l’intera zona.
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Ormai da sei anni il Ponte Saraceno è chiuso al traffico veicolare e pedonale. Posto al confine tra il territorio di Bronte e quello di Randazzo, fra le contrade Chiusitta e Tre Aree, il suo transito permetteva di raggiungere il suggestivo Lago Trearie che, collocato a 1435 metri sul livello del mare, è il lago naturale più alto della Sicilia. Invece dal 2012 il ponte campeggia lì con i suoi divieti, la sua scritta “ponte cedevole” e i suoi grossi massi a impedire fattivamente il passaggio di mezzi ma non quello di uomini, vista la facilità con cui, superando i pietroni e la rete, chiunque può facilmente attraversarlo a piedi. Da allora, come raccontano gli appassionati di quei boschi, l’unico modo per raggiungere il lago è o arrivandoci dalla zona di Randazzo oppure, ma solo nel periodo estivo, riuscendo a passare con gli automezzi, un fuoristrada l’ideale, il greto asciutto del torrente. Ma entrambe le soluzioni scontentano gli abitanti del versante che con quel ponte interdetto vedono compromessa l’attrattività turistica della zona.

Costruito nel 1970 dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali, fu l’ufficio di Catania nel 2011 a segnalarne il pericolo di staticità “in quanto – si leggeva nella missiva – durante il transito degli automezzi pesanti si avvertono eccessive vibrazioni”. Una problematica acclarata in seguito al sopralluogo disposto dal Servizio Regionale di protezione Civile di Catania ed effettuato insieme a funzionari dell’Azienda stessa dal quale “si è rilevato un generale e progressivo stato di ammaloramento oltre a un esteso degrado dei componenti la struttura, per la presenza di numerose lesioni oltre a espulsione di materiali e scopertura delle parti metalliche che possono comportare problemi per la stabilità del ponte”. Da qui l’Azienda Foreste Demaniali di Catania, nel marzo 2012, con proprio provvedimento ne ha disposto la chiusura in autotutela “nelle more di più approfonditi accertamenti tecnici e di una sua eventuale manutenzione strutturale”.

Accertamenti e manutenzione che da allora, però, non sono mai stati fatti. “La situazione è rimasta pressoché immutata”, riferisce l’ingegnere Salvatore Caudullo, capo dell’ufficio tecnico del Comune di Bronte, secondo cui “questo ponte va demolito e costruito con criteri moderni, innanzitutto considerando la normativa sismica” che negli anni settanta non era ancora in vigore. Uno stallo, nelle parole di Antonino De Marco, dirigente del Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale di Catania (ndr già Azienda Foreste Demaniali), dovuto alla mancanza di finanziamenti. “Non abbiamo trovato un bando o delle misure a cui partecipare per un eventuale rifacimento del ponte”. E ferma restando la necessità di valutare il grado di recuperabilità di quest’ultimo, un’idea, dice De Marco, potrebbe essere quella di costruirne uno nuovo in un punto però in cui l’altezza sia inferiore e le due sponde del torrente più vicine. Ma sebbene il dirigente assicuri che quella del Ponte Saracena resta una problematica presente nell’agenda di lavoro perché “non sono aree dimenticate”, ad oggi i progetti possono solo restare idee senza seguito, a meno che, ribadisce De Marco, non si riescano a trovare dei finanziamenti.

Un problema, quello economico, che accomuna la storia del ponte a quella di un altro bene, questa volta però monumento storico risalente a più di un secolo fa. Si tratta dell’Obelisco di Nelson, situato in località Serra del Mergo. Una stele fatta erigere dal Duca Alexander Nelson-Hood nel 1905 in onore del padre morto un anno prima e alla cui base una lapide ricorda in latino il motivo della sua messa in posa. Un obelisco storico, dunque, che si erge a 1553 metri dominando il panorama circostante ma che ai visitatori si mostra in un pessimo stato di conservazione. I gradini rovinati, la lapide deturpata e qualche concio di pietra che manca all’appello. “Un posto bellissimo e dal forte valore storico ma che si trova dislocato in un punto lontanissimo da Bronte. Questo – nelle parole del sindaco di Bronte Graziano Calanna – comporta l’impossibilità di un controllo quotidiano, costante”. “Lì – continua il primo cittadino – il problema sta più negli incivili”. Da qui “l’invito invece a chi frequenta quelle zone a segnalare, a denunciare chi si rende responsabile del deturpamento dei nostri monumenti”.

Eppure nel 2008 l’ufficio tecnico del Comune di Bronte ha “anche elaborato un progetto di manutenzione, messa in sicurezza e riqualificazione dell’Obelisco proprio per la valenza che ha questa struttura”, dice l’ingegnere Caudullo. Un progetto rimasto però solo su carta per la mancanza di finanziamenti e che ora, continua il capo dell’ufficio, andrebbe recuperato e aggiornato, ferma restando, sempre, la necessità di reperire le somme attraverso appositi bandi. Un progetto che prevedrebbe, spiega Angelo Spitaleri, responsabile tecnico operativo del servizio di protezione civile di Bronte, la sistemazione non solo del monumento ma anche dell’intorno, con una recinzione per impedire ai mezzi di arrivarci a ridosso e un’area attrezzata.

Un recupero che dovrebbe passare anche dalla sistemazione dell’annessa regia trazzera il cui fondo dissestato, solcato da profondi canaloni lasciati dai fuoristrada, inasprisce il malcontento dei cittadini dei comuni vicini i quali ricordano nostalgici quando le trazzere erano percorribili senza difficoltà. “Io con la mia 500 arrivavo in tutti i posti”, dice padre Nunzio Galati, memoria storica di Maniace di cui è parroco da ormai cinquantuno anni. Un problema diffuso e più volte lamentato quello del dissesto delle trazzere non più transitabili “da parte delle famiglie semplici”, nelle parole di padre Galati, ma fruibili, insieme ai punti di interesse a cui conducono, solo da “chi può permettersi il lusso di una fuoristrada. Fuoristrada che – nei post di Marisa – prima distrugge la strada e poi anche i prati”. Unico desiderio è invece quello di “rendere fruibili questi posti. Questi sono beni di tutti e – prosegue Armando – devono essere raggiungibili da tutti”.

Ma il problema è sempre uno, la mancanza di somme, perché per queste trazzere, di cui esiste un apposito ufficio regionale, “non ci sono capitoli di spesa. I comuni non possono permetterselo. Non si può procedere a fare la manutenzione perché sono estese, poi sono aree vincolate, bisogna utilizzare materiali particolari” dice Caudullo. A fargli eco anche Luca Ferlito, commissario del Parco dei Nebrodi, ente spesso chiamato in causa dai cittadini, il quale, ricordando come le regie trazzere siano strade aperte al pubblico, parlando di manutenzione dice come “al limite, avendo i soldi, lo potremmo fare anche noi, ma siccome risorse finanziarie le abbiamo per gestire l’ente, ma sono veramente esigue, certamente non possiamo manutenzionare le regie trazzere anche laddove fosse nostra la competenza. E questo è tutto da verificare”.

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