Live Sicilia

L'INTERVISTA

Denutriti, torturati. “Vi racconto
i ragazzi della nave Diciotti”

Diciotti, Matteo salvini, migranti

"Non riuscivano a camminare, li abbiamo presi a braccetto, uno è stato sparato, gli altri sono disidratati e malati".


CATANIA - “Condizioni di sofferenza fisica, psicologica, malnutrizione, disidratazione, scabbia, ferite fisiche e ferite ancora più profonde: quando i ragazzi ci raccontano di essere stati torturati, in prigione, maltrattati, queste sono ferite che si porteranno per tutta la vita”.

Piero Mangano lavora da anni nel mondo del volontariato, due giorni fa ha accolto, nelle strutture che gestisce per conto del ministero dell'Interno, i minori migranti della nave Diciotti.

"Quando hanno iniziato il viaggio erano pieni di sogni, ma non appena sono arrivati in Libia hanno trovato l'inferno. All'improvviso riescono a fuggire e quello che accade è che non c'è nessuno che vuole prendersi cura di loro”.

Sono 29 i minori sbarcati due giorni fa a Catania. Intorno alle 22.30, dopo l'ordine diramato in diretta facebook del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Scatta la prima visita medica ed emerge “che i ragazzi – racconta Piero Mangano - sono pieni di scabbia, siamo stati avvisati di stare attenti nelle fasi di accoglienza, per evitare possibili contagi li abbiamo messi in stanze diverse.”. Poco dopo c'è il primo contatto con i giovani. “Man mano che arrivavano ci rendevamo conto che erano in condizioni di grande difficoltà, molto provati, a mala pena riuscivano a camminare, alcuni li abbiamo presi a braccetto. Sono arrivati intorno all'1.30 nella nostra struttura, alcuni erano in condizioni difficili”.

Un ragazzo non riesce a muovere un braccio. “Abbiamo cercato di capire di cosa si trattava: è stato ferito con un'arma da fuoco in Libia. I ragazzi raccontano che sono stati in prigione per due o tre anni e durante uno scontro un questo quindicenne è stato colpito da un proiettile, probabilmente ha un nervo reciso”.

Mangano non si dà pace: “Pensare che un ragazzo è rimasto in una nave, con un braccio paralizzato, non ci vuole un medico specializzato e non si capisce come non sia potuto sbarcare subito”.

“La cosa che mi fa più rabbia – insiste Mangano - è il fatto che non si pensi che questi ragazzi abbiano bisogno di aiuto. Sono ragazzi che necessitano di un aiuto ed è giusto che venga dato immediatamente. Non può essere una questione di bandiera né di chi deve dare questo aiuto. Stare lì aspettando la risposta di uno Stato europeo non ha senso. È anche giusto ripartire e che l'accoglienza sia condivisa. Questa è una cosa secondaria rispetto al dare un aiuto e pensare che questi minori – conclude - sono stati dentro la Diciotti per giorni in queste condizioni mi fa rabbia”

 


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