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Da Forza Italia a Bianco, Zappalà
il recordman del Consiglio

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Siede nel Senato cittadino dal 1993 e alle scorse elezioni è stato rieletto. Per la sesta volta.

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CATANIA - Potrebbe prendere addirittura la pensione, tra qualche anno, almeno per anzianità di servizio. D'altronde lui siede in consiglio comunale da ben 25 anni ed è appena stato rieletto per la sesta volta. Figlio d'arte - il padre Alfio è stato vice sindaco di Catania per 16 anni quando all'epoca il vicesindaco veniva eletto dai consiglieri - sposato con due figli, Lanfranco Zappalà, classe 1967, è il recordman del Consiglio comunale, il più longevo. Socialista in origine, la sua carriera politica inizia sin dall'università, dove è rappresentante del cda quando il rettore era Rodolico. Siede anche al consiglio della seconda municipalità Ognina - Picanello, che all'epoca era la 17ima, e poi, nel 1993 entra a Palazzo degli Elefanti. Da cui non esce più.

"Ero giovanissimo - racconta a Livesicilia - e sedevo accanto a colleghi del calibro di Anna Finocchiaro e Benito Paolone, personaggi che hanno fatto la storia di questa città. Per me è stato un onore. All'epoca si era appena registrato il crollo dei partiti con Tangentopoli - continua - per cui mi presentai alle elezioni con una lista riformista. Viene eletto quando i consiglieri a Palazzo erano 60. Zappalà siede all'opposizione di un giovanissimo Enzo Bianco, primo sindaco eletto direttamente dai cittadini. "Ero nella minoranza - racconta Zappalà - ma lavoravamo tutti per la stessa direzione; erano gli anni della nascita dei Caffè Concerto, della rinascita di Catania". Nel 1994 fonda il gruppo Forza Italia di cui è capogruppo.

Viene rieletto alla tornata elettorale successiva, nel 1997 e a quella successiva si presenta con la coalizione di centrodestra e sostiene il sindaco Umberto Scapagnini e sale in Consiglio. "Con il sindaco Scapagnini c'era una grande intesa - prosegue - lui è stato mio testimone di nozze e poi proveniva dall'area socialista. "In quel momento storico - afferma ancora il consigliere - con il massacro del Partito Socialista non potevo stare con i miei carnefici. Resta legato a Scapagnini per tutto il mandato. "Umberto aveva una visione della città particolare - racconta - tante idee e buon gusto. Sono stato con lui i primi anni ma, nel momento Forza Italia stava diventando un partito più spostato a destra". Lascia il partito di Berlusconi e passa con Giovanni Burtone. In campagna elettorale, cinque anni dopo, si candida in Con Bianco per Catania.

In era Stancanelli viene rieletto - i consiglieri ora sono 45 - e resta all'opposizione. Ma al nuovo primo cittadino riconosce molti meriti. "Devo dire che, mentre Scapagnini era "rumoroso", Stancanelli ha svolto un lavoro in sordina - dice - e anche per questo credo non sia stato rieletto ma devo ammettere che ha lavorato sodo e che ha avuto un buon dialogo con il consiglio comunale. Forse ha pagato la solitudine e purtroppo ha lasciato una traccia meno evidente".

Infine, Zappalà viene eletto in consiglio anche con l'ultimo Enzo Bianco, di cui è fedele alleato anche se qualche sassolino dalla scarpa se lo vuole levare, deluso dal fatto di non aver avuto alcun ruolo nonostante la lunga permanenza in Consiglio comunale. È lo stesso consigliere ad ammetterlo. "Dopo 5 mandati avrei voluto avere un ruolo diverso e spendere le mie esperienze con Bianco e per la città - afferma - invece non ho avuto questa opportunità. Avevo avvisato il sindaco che qualcosa non andava - aggiunge - ma non mi ha dato retta, e per questo mi sono allontanato. Bianco, secondo Zappalà, avrebbe dato troppo peso agli equilibri politici per mantenere la maggioranza e meno invece alle persone che potevano aiutarlo e sostenerlo. "A metà del mandato - continua - avrebbe dovuto cambiare metodo e persone, ma non ha fatto né l'una né l'altra cosa. Cosa che, secondo Zapalà, lo avrebbe punito, lasciandolo fuori dal Palazzo. Non a Zappalà, invece che viene rieletto per la sesta volta. Nonostante il numero dei consiglieri comunali sia di 35 lui il suo scranno lo ottiene.

All'opposizione di Salvo Pogliese. Che ora vuole vedere all'opera. "Lo conosco da tanti anni ma non come sindaco, in questo senso vorrei vederlo all'opera - continua Zappalà - e vedere cosa riuscirà a fare. Fino a oggi in effetti non ha fatto molto per la città nei ruoli che ha ricoperto. Ma fare il sindaco è diverso e io attendo il suo operato, in ogni caso - conclude - l'amicizia con lui è sacra".

 


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