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Raccolta differenziata, D’Agata:
“Miglioreremo il sistema”

, Cronaca

Ieri sera, nel corso di un'assemblea, sono emerse alcune criticità nella sperimentazione del porta a porta.

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CATANIA - La città appare ancora lontana dall’aver risolto il problema rifiuti. Ecco perché si rende necessario un proseguo del confronto e del dibattito sul tema gestione rifiuti e raccolta differenziata. Ieri nella sede di via Siena a Città Insieme è stato nuovamente il momento di una riunione operativa finalizzata ad analizzare da vicino i primi esiti scaturiti dal sistema di raccolta porta a porta attualmente in corso di sperimentazione in una ben delimitata porzione del territorio catanese. Dal monitoraggio condotto dal gruppo di Città Insieme, saltano fuori alcune debolezze derivanti dall’attuale sistema: inefficienze, disagi e disservizi, aspetti confermati anche da più foto scattate nella città e illustrate nel corso dell’incontro. Incalzato dalle numerose domande è stato l’assessore all’ecologia Rosario D’Agata presente ieri sera assieme al direttore del dipartimento Ecologia di Catania Salvo Raciti. La questione insomma preoccupa non poco, spiegano a Città Insieme, specie a margine dei dati diffusi recentemente dal vice presidente vicario del Consiglio comunale, Sebastiano Arcidiacono dai quali è emerso un calo nella percentuale della raccolta differenziati svolta nel periodo dal 2012 al 31 marzo 2016.

Le zone della città, progressivamente coinvolte in tre step nella sperimentazione della raccolta differenziata porta a porta, sono: a Nord da via Rosso di San Secondo, a Est dal viale Vittorio Veneto, a Ovest da via Caronda e a Sud all'asse viale Regina Margherita-viale XX Settembre-corso Italia. Un’area dunque ben delimitata, la cui scelta ha suscitato qualche polemica, polemica alla quale ha risposto ieri l’assessore D’Agata. “La scelta di intraprendere – ha detto - la sperimentazione del porta a porta su quell’area non è caduta di certo perché riteniamo che le zone del Corso Italia valgano di più rispetto alle periferie. La risposta è molto più semplice: si tratta della porzione di territorio la cui gestione è di competenza del Comune. Il restante 75% è appannaggio ancora delle ditte Ipi-Oikos”.

La fase di sperimentazione come hanno spiegato ai presenti D’Agata e Raciti è strumentale all’implementazione del prossimo Piano d’intervento e del bando di gara di affidamento del sistema di gestione, ovvero atti fondamentali che condurranno sul piano ambientale la città nei prossimi sette anni. “La sperimentazione servirà a consolidare una perfetta simbiosi tra amministrazione e cittadini”- affermano.

Ma sono state tante le osservazioni fatte presenti dal gruppo di Città Insieme. “E’ necessario – affermano - che il piano d’intervento preveda una caratterizzazione del territorio dal punto di vista urbanistico, edilizio e sociale affinché si ottimizzi il sistema di raccolta differenziata. “Non tutti i quartieri sono uguali – spiegano -. “Librino o Picanello sono diversi dal centro storico”. Il gruppo di Città Insieme caldeggia inoltre uno studio che venga condotto quartiere per quartiere con lo scopo di raggiungere i più alti standard previsti nella raccolta differenziata: “Valutare le aree a vocazione turistica (playa o scogliera) o commerciale (piazza Carlo Alberto, Zona Industriale)”.Città Insieme suggerisce poi che il numero dei centri comunali di raccolta passino da quattro a sei al fine di “avvicinare gli obiettivi di differenziata alle esigenze dell’utenza, incentivando quest’ultima a conferire i propri rifiuti in questi luoghi di prossimità”.

Emerge poi come il successo di un sistema di raccolta porta a porta sia spesso legato alla compagna di comunicazione e informazione messa in atto. “Spetta all’amministrazione – secondo Città Insieme – e non solo alle ditte aggiudicatarie dell’appalto, definire le linee guida chiare e vincolanti attraverso una capillare attività di informazione rivolta all’utenza”. “Procederemo con una campagna di comunicazione più forte – spiegano D’Agata e Raciti. A breve saranno disseminati nella città anche dei gazebo con questo preciso scopo”.

Sono state poi le foto mostrate nel corso dell’incontro di ieri a destare maggiore disappunto. Gli scatti immortalano alcune zone della città come via Fusco, via Siena, via Sassari, via Quieta (angolo via Caronda), in cui sembra regnare ancora il caos: parte dell’utenza continua deliberatamente ad abbandonare i rifiuti laddove erano prima presenti i cassonetti, disattendendo così le regole previste dal sistema del porta a porta. Non solo. I rifiuti appaiono non differenziati correttamente, ma mescolati: umido nella plastica e così via. Senza contare poi che i flussi di rifiuti ricadenti nell’area soggetta alla sperimentazione vengono dirottati verso le aree del territorio in cui non si fa la raccolta differenziata. Vale a dire che parte dei cittadini non rispondendo alle indicazioni previste dalla raccolta differenziata, “migra” nelle zone della città in cui sono ancora presenti i cassonetti per gettare i rifiuti. Insomma, parte della città non appare ancora forse correttamente informata a proposito della nuova gestione dei rifiuti.

“Siamo stai carenti finora nel controllo – spiegano – D’Agata e Raciti – ma nell’ imminente futuro abbiamo già in studio nuove misure. Quando un cittadino non fa correttamente la raccolta si rende responsabile di un danno grave, perché danneggia l’intero sistema. I buoni frutti finora ci sono stati e li incrementeremo seguendo nuove tecnologie e un controllo più capillare del territorio. Riguardo al Piano d'intervento oggi l'amministrazione ha depositato emendamenti alla presidenza del Consiglio. La cittadinanza deve sapere in quale giorno esporre i rifiuti e come fare la differenziata. Su questo baseremo la nostra campagna d’informazione. “L'umido – evidenzia Raciti - è il rifiuto che deve esser maggiormente attenzionato perché non deve mai finire nelle discariche, ma deve andare nei centri preposti riducendo così i rischi per le falde. La plastica sicuramente è un altro rifiuto importante, perché vive a lungo nelle discariche a differenza della carta per esempio. Ecco perché pulire un contenitore di plastica prima di gettarlo è un piccolo sacrificio che si richiede all’utenza , ma è indispensabile per migliorare e rendere efficace l’intero sistema di raccolta”. Infine dati alla mano, D’Agata illustra alcuni numeri: “Finora nelle aree in cui è in corso la sperimentazione abbiamo raccolto 62 mila chili di carta solo nel mese di aprile; La plastica è passata da 29 mila al 42 mila nella zona” – conclude l’assessore.


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