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Mafia, Ciancio prosciolto
"Il fatto non costituisce reato"

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L'editore è stato prosciolto: per il Gup Gaetana Bernabò Distefano "il fatto non costituisce reato". Ciancio: "Felice e sollevato". Il legale Peluso: "Finalmente un giudice coraggioso". VIDEO

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CATANIA - L'editore Mario Ciancio è stato prosciolto: per il Gup
Gaetana Bernabò Distefano "il fatto non costituisce reato". Il Giudice per l'Udienza Preliminare Gaetana Bernabò Distefano era chiamata a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio
per concorso esterno all'associazione mafiosa a carico di Mario Ciancio, editore e direttore de La Sicilia.

"Finalmente un giudice corraggioso" - il commento del difensore Carmelo Peluso al termine dell'udienza. (GUARDA VIDEO)

IL COMMENTO DI CIANCIO. "Sono felice e sollevato per la decisione del giudice che ha ritenuto non vi fossero elementi per sostenere l'accusa che mi era stata rivolta". Lo afferma il direttore e editore de La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, commentando il non luogo a procedere nei suoi confronti disposto dal Gup di Catania. "Ho sempre avuto la massima fiducia nella nostra Giustizia - aggiunge Mario Ciancio Sanfilippo - e tanto più ne ho avuta in questi mesi difficili, confidando in un esito positivo della vicenda, essendo assolutamente certo della mia totale estraneità ai fatti che mi venivano contestati. Oggi - aggiunge - è il giorno in cui ritrovo la mia serenità e quella della mia famiglia, ma anche quella dei giornalisti e di tutte le persone che lavorano con me, anche loro in qualche modo chiamati in causa in questa vicenda ed anche loro - sottolinea il direttore ed editore de La Sicilia - credo di poter dire, oggi liberati di un peso che sapevano e sentivano di non potere assolutamente avere sulla coscienza per quello che con me hanno fatto in tanti anni di lavoro serio, onesto, trasparente. Un lavoro che da oggi - conclude Mario Ciancio Sanfilippo - proseguirà con lo stesso impegno e la stessa forza al servizio dei lettori".(ANSA).

L'UDIENZA DI OGGI. Ottantamila pagine di intercettazioni, visure camerali, fotografie, relazioni e affari, 7 anni di indagini, l'intervento di Guardia di finanza e Carabinieri e una lunga inchiesta condotta dai Pm Antonino Fanara e Agata Santonocito. I comportamenti di Mario Ciancio sono stati definiti, in sede processuale, prima del dibattimento dal giudice Bernabò, che dopo la relazione del difensore Carmelo Peluso, ha emesso la decisione di proscioglimento "perché il fatto non costituisce reato". Ha impiegato poco meno di un'ora per decidere, segno che le argomentazioni del legale Peluso erano state convincenti sul piano processuale.

Carmelo Peluso aveva ripercorso, a porte chiuse, tutti gli episodi contestati dalla magistratura, dal Pua, mega progetto di cementificazione della Playa da realizzare in parte sui terreni di Ciancio, al villaggio per americani di Lentini.

Secondo il legale Peluso la mafia non avrebbe avuto alcun ruolo negli affari dell'editore catanese. Per sostenere le sue tesi l'avvocato aveva citato l'elenco dei magistrati amici dei soci di Ciancio pubblicato da Livesicilia (guarda i nomi).

Secondo il Gup gli elementi raccolti dall'accusa non sarebbero stati idonei a sostenere l'accusa in giudizio.


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