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Il ricordo

Catania ricorda l'avvocato Famà
"Emblema di impegno civile"

, Cronaca

Tante le persone presenti nel piazzale dedicato a Serafino Famà, luogo del delitto che vent'anni fa ferì a morte un'intera comunità. Le macchine parcheggiate davanti al luogo della commemorazione rendono difficile il compito degli avvocati della Camera Penale. BIANCO: "UNO SPIACEVOLE DIFETTO DI COMUNICAZIONE"

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Le auto davanti alla Targa commemorativa



CATANIA - La città ricorda l’avvocato Serafino Famà. T
ante le persone presenti nel piazzale dedicato a Serafino Famà, luogo del delitto che vent'anni fa ferì a morte un'intera comunità. Le macchine parcheggiate davanti al luogo della commemorazione rendono difficile il compito degli avvocati della Camera Penale. Alla fine la corona di fiori viene comunque posizionata sotto la targa commemorativa. Il presidente, l'avvocato Enrico Trantino, lamenta la situazione e "l'assenza di una pattuglia di vigili" parlando di "ennesimo esempio della solitudine degli avvocati". Poi, per evitare che la polemica rovini la giornata del ricordo, aggiunge: "Non dico altro perchè credo sia soltanto superfluo".

Don Ciotti ed Enrico Trantino



Tocca a Don Luigi Ciotti, che poco prima aveva celebrato la messa in suffragio di Famà, fare un breve discorso e recitare una preghiera corale, spronando i presenti "a cercare verità e costruire giustizia". "Ci saremmo aspettati magari una pattuglia di vigili urbani per impedire alle macchine di parcheggiare per lasciare l'area libera e consentirci di depositare la corona, un'operazione quasi impedita dal poco spazio. Purtroppo a volte succedono queste cose e non si sa a chi dover dare le responsabilità, magari si tratta di una comunicazione non arrivata in tempo, non sappiamo cosa sia successo, ma ci è sembrato che l'amministrazione sia stata poco presente", dice Fabrizio, il figlio dell'avvocato Famà.

Nel frattempo il teatro Massimo Bellini inizia a gremirsi di personalità politiche (Enzo Bianco, Nello Musumeci e Giuseppe Berretta), avvocati e ragazzi. Prima della proiezione del documentario di Flavia Famà si assiste a vari interventi. Nello Musumeci, presidente della Commissione regionale antimafia, commenta così il delitto. "E' come se la Mafia avesse voluto lanciare un messaggio: qui continuiamo a comandare noi. Ma noi non ci sia arresi e Serafino Fama' è diventato un uomo da emulare. È morto perché voleva lasciare integra la sua toga. Il suo esempio deve essere sprone anche per noi che facciamo politica". Il sindaco Enzo Bianco comunica alla platea che l'amministrazione dedicherà al penalista etneo la sala congressi del nuovo centro direzionale di Nesima-San Leone. Quando le luci si spengono in sala è tutto un vortice di emozioni. Sullo schermo scorrono le immagini del documentario "Tra due fuochi" che raccontano l'omicidio di Famà e le reazioni dell'avvocatura catanese: Enzo Trantino con le lacrime agli occhi ricorda l'amico e collega dicendo che "hanno colpito il simbolo più puro". Il legale attacca "le gazzette" che titolavano "ucciso l'avvocato dei boss" quasi a insinuare una forma di complicità, un rischio che accomuna le vite dei penalisti sempre "tra due fuochi".

Il tavolo dei relatori con il Ministro Orlando



Sono immagini che si legano molto bene con il tema del dibattito che si tiene subito dopo: "Gli avvocati. Difendere i diritti per difendere la società". Un tema sul quale si sono confrontati Carlo Caponcello, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, Beniamimo Migliucci, Presidente Unione Camere Penali Italiane, il past president l'avvocato Valerio Spigarelli e il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il Ministro parlando dell'omicidio del legale catanese parla di "una vicenda emblematica che ricorda l'impegno e la passione civile degli avvocati, il cui ruolo di garantire la difesa dei cittadini è uno dei pilastri su cui si fonda la nostra Repubblica e la nostra carta costituzionale". Tutto l'opposto, insomma, del "populismo penale" che si è imposto nel dibattito pubblico italiano.


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