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le carte dell'inchiesta romana

Corruzione all'Anas, le intercettazioni
“Cugino ha portato antinfiammatorio”

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In esclusiva la corruzione in diretta: le intercettazioni e le consegne di buste. Il legale Peluso: “Costretti a pagare per ottenere ciò che spettava loro di diritto mentre l'azienda aveva crisi di liquidità”.

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ROMA- Il passaggio di soldi tra l'imprenditore Concetto Bosco Lo Giudice (SCHEDA) e il dirigente Anas Oreste De Grossi è stato immortalato dagli investigatori della Procura di Roma. Sarebbe la prova dell'avvanuta corruzione, che ha portato all'arresto di Bosco e del suo socio Mimmo Costanzo (SCHEDA).

La loro difesa (LEGGI)
è convinta che questo comportamento sia frutto di uno stato di necessità, indotto dalla crisi di liquidità della Tecnis. Al centro della consegna di soldi c'è la presa d'atto che l'Anas doveva effettuare, della cessione di un ramo d'azienda del colosso dei lavori pubblici, alla società Condotte Spa.

In un primo momento, per Anas avrebbe avuto il ruolo di riscossore tale Giovanni Parlato, ma Antonella Accroglianò, ribattezzata la Dama Nera dell'Anas, avverte De Grossi: “Basta dottore...che cosa fa? Non ha capito che Giovanni è intercettato dalla Guardia di Finanza?”.

“Il rapporto illecito -scrivono gli inquirenti- tra gli imprenditori e i rappresentanti dell'ente si costituisce e continua anche grazie al ruolo di mediatore svolto dal politico Luigi Meduri”, ex sottosegretario del governo Prodi. Proprio il politico di centrosinistra, noto per aver sostenuto la scalata di alcuni “compagni” nel Pd, avrebbe “richiesto” alla Accroglianò di interessarsi, cioè agevolare illecitamente l'erogazione dei pagamenti di alcuni lavori da parte di Anas, in favore della Tecnis Spa”.

La Accrogliano e De Grossi parlano della consegna di “libri” nella casa di un dirigente Anas e di un incontro avvenuto il “sabato”.

La dirigente chiede se ha visto il “cugino”, secondo i magistrati è Bosco, la Accroglianò lo chiama per nome “Concetto”.Il 14 maggio l'imprenditore catanese raggiunge la dirigente nella sua abitazione.

Il giorno dopo la Accroglianò spiega “col solito linguaggio dissumulato” che il giorno precedente era stata raggiunta da sua cugina “ovvero l'imprenditore Bosco, la quale aveva consegnato l'antinfiammatorio che serviva al De Grossi”.

Ma il “medicinale” era stato portato “in esigua quantità” e sarebbe bastato per pochi giorni.

De Grossi discutento con la collega dell'Anas, spiega che avrebbe comunicato all'interessato “<Quand'è che passi da queste parti?> E vediamo cosa mi dice -aggiunge- gli dico: <Senti adesso basta, siamo arrivati”. A quel punto aggiunge: “C'hanno paura, secondo me hanno paura di tirare fuori una cifra...notevole---perché probabilmente stanno pure loro sotto una lente di ingrandimento...ma qua tutti stiamo sotto una lente di ingrandimento”.

Una volta che la presa d'atto va a buon fine, la dirigente rivendica il “dovuto”. Si lamenta che gli imprenditori siano spariti dopo aver “risolto i loro problemi, hanno avuto tutto quello che gli abbiamo preparato”. La dirigente coinvolte l'ex sottosegretario e minaccia di “bloccare” le pratiche degli imprenditori. Il 9 giugno Concetto Bosco sbarca in aeroporto viene controllato e trovato in possesso di 4 buste custodite all'interno di una valigetta di pelle nera, contenenti 48mila euro: 34mila euro in banconote da 500, 5mila euro in banconote da 50, 4mila in banconote da 50 e un'altra custa con 5mila euro di cui 4.900 in banconote da 50 e una da 100.

Il 12 giugno gli uomini della Finanza sono appostati, viene documentato l'incontro da Concetto Bosco e De Grossi, che comunica “il tanto atteso incontro con il cugino alla Accroglianò”. Parlano sempre in codice, sostenendo che il “cugino” aveva una “malattia grave al fegato”.

I due dirigenti discutono del fatto che Bosco “all'aeroporto lo hanno fermato...così le ha raccontato?”. L'imprenditore avrebbe detto di “stare fermi per il momento, però dice che la settimana prossima si sarebbe rifatto vivo”.

De Grossi racconta di aver consigliato all'imprenditore di chiudere “in due o tre volte devi chiudere i libri”.

I dirigenti conteggiano il provento della corruzione, 97mila euro in parte già incassata.

Numerose le intercettazioni in cui i dirgenti, dopo successivi incontri, conterebbero i soldi consegnati, la Accroglianò viene immortalata mentre consegna una busta al collega De Grossi. I soldi vengono definiti “ciliegie”.

Il 20 luglio De Grossi spiega che sarebbe stato raggiunto dai “cugini”, ovvero Concetto Bosco e Mimmo Costanzo. In particolare Costanzo viene chiamato “il cugino con pochi capelli”. Dopo qualche giorno viene immortalato un nuovo incontro in cui Bosco avrebbe consegnato “altri 10...mi ha detto che il 7 chiude tutto”. Pochi giorni dopo l'imprenditore consegna un plico bianco, al dirigente De Grossi attraverso il finestrino, poco dopo racconta alla Accroglianò: “Io mi sono visto con Bosco”. La dirigente ribatte: “Il conto l'avete fatto?”. De grossi risponde: “Lui dice che stiamo a 150 io gli ho detto che stiamo a 145 alla fine sai che faccio? Gli dico <ste 5 ci sono o non ci sono me le dai comunque”. La Accroglianò rivendica le cose che hanno fatto per i “catanesi”: “Abbiamo fatto cose da pazzi”.

Il 7 agosto viene immortalata una nuova presunta consegna di denaro: Bosco estrae un plico dalla tasca posteriore del pantalone, la dirigente prende il plico, lo mette in borsa e dice <12 e 5>.

Mimmo Costanzo viene definito dai magistrati come “colui che non si sporca mai le mani”. Gli inquirenti puntano il dito contro il suo interessamento per ottenere la presa d'atto. L'Accroglianò contatta proprio lui per comunicare la soluzione per il pagamento di crediti nei confronti della Tecnis.

 


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