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Il punto

Rotta intesa FI-Mpa, Scavone:
"Vertici siciliani non adeguati"

, Politica

Il senatore lombardiano spiega cosa cambierà in Sicilia e a Catania con l'ingresso a Palazzo Madama nell'Alleanza liberale popolare e autonomie di Denis Verdini.


CATANIA – E dire che fino a un anno fa la freccia di Cupido tra gli autonomisti di Raffaele Lombardo e Forza Italia sembrava essere scoccata. La scelta di sostenere l’ispicese Innocenzo Leontini alle ultime europee valeva quanto una buona fetta di dote. Ma il quadro oggi è assai mutato. La scelta dei senatori Giuseppe Compagnone e di Antonio Scavone di seguire Denis Verdini nell’Alleanza Liberale Popolare e Autonomie segna la fine di un percorso e forse l’inizio di un altro non indifferente al riformismo renziano.

Certo, l’intesa tra FI e la colomba bianca finora è stata in parte d’interesse. I due lombardiani sono entrati a palazzo Madama nel febbraio del 2013 in forza del diritto di tribuna che Silvio Berlusconi aveva accordato in cambio del sostegno Mpa al centrodestra. Un contributo sotto la soglia del 3% regionale che se da un lato non ha permesso l’elezione di Lombardo al Senato, ha tuttavia aperto le porte del premio di maggioranza relativo all’Isola alla vecchia Casa delle libertà. All’indomani dell’elezione, i due autonomisti hanno contribuito a fondare il Gal, sedendosi tra i banchi dell’opposizione e rimanendo in dialogo costante con Arcore.

Ma sul territorio i rapporti tra le due compagini hanno avuto esiti differenti. “Quando ti spendi alle europee e come risposta hai la trascuratezza, per non dire altro, è chiaro che non c’è storia”. Antonio Scavone, intervistato da LiveSicilia, si toglie qualche sassolino e riscrive la mappa del rapporti con il partito di Berlusconi: “Sia chiaro, non ho mai giurato fedeltà a Forza Italia. Posso dire, invece, che come parlamentare sono stato leale al centrodestra e infatti lì resto, qui non si va da nessuna altra parte. Oggi vedo una  FI in fase di riorganizzazione e speriamo che lo faccia bene e a partire dalla Sicilia”.

Non lo dice apertamente Scavone, ma la frecciata va dritta verso i vertici regionali della cosa azzurra e in particolare del coordinatore regionale Vincenzo Gibiino, che nato forzista e cresciuto accanto a Firrarello, il nemico giurato di Raffaele Lombardiano, si è poi dedicato interamente alla causa berlusconiana. “Veda – spiega ancora Scavone – alle Europee, e per la prima volta nella nostra storia, abbiamo votato un candidato forzista e lo abbiamo portato a un risultato straordinario soprattutto in provincia di Catania. Peccato che Leontini per pochi voti non sia salito. Ce l’ha fatta invece il candidato sardo”. Delusi? “Beh, le dico che alcuni voti per lui, in certe zone, sono arrivati in modo a dir poco strano”.

A quanto pare i calcoli di segreteria hanno riservato alcune sorprese. Ma non è qui il nodo della questione. “Nonostante il nostro impegno – aggiunge l’esponente autonomista – la risposta di quel partito nei nostri confronti non è stata congrua. Si è adottato un profilo verticistico non in linea con la democrazia di base. Questo vertice, per altro, non mi pare che abbia brillato nei recenti passaggi elettorali. L’unica cosa che sono stati capaci di fare è stata quella di tentare di sfilarci i deputati regionali e di ciò, senza stracciarci le vesti, ne prendiamo atto”.

Insomma, di risentimento non ne manca. Che sia questo il motivo per gettare in futuro uno sguardo verso il centrosinistra Scavone lo esclude di netto e rilancia:  “Al di là dei personaggi mediatici, il nostro è un progetto centristra, liberalpopolare e interclassista. In questo momento c’è al centro un vuoto enorme e i recenti sistemi elettorali hanno portato ad un bipolarismo che va di molto oltre al sentire degli elettori”. E in Sicilia? “Vedremo. Il centrodestra può ancora vincere se si riaggrega e se lo fa guardando al centro. L’importante è che Forza Italia non vada al traino di Salvini”.

Ma la stessa area moderata a cui fa appello Scavone, in Sicilia e non solo, è già presa d'assalto mira da Renzi e Davide Faraone. “Vedo che il Pd isolano è articolato al momento in diverse compagini. Mi pare che siano in una fase di riorganizzazione, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la nostra intuizione che è quella di non lasciarci schiacciare dal bipolarismo”. E sulle fibrillazioni che hanno attraversato nelle scorse settimane la maggioranza di Rosario Crocetta avverte: “In fondo, quando esplodono certe crisi nel governo regionale c’è quasi sempre qualcuno che si sta già muovendo per farsi avanti e in qualche modo vincere”. Messaggio criptico, in perfetto stile balena bianca. Una cosa è certa, i movimenti a Roma degli autonomisti non prevedono cambi di strategia del gruppo consiliare Grande Catania a Palazzo degli Elefanti. L’opposizione all’Amministrazione Bianco non è affatto in discussione.


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