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l'inchiesta

Nicole, le colpe della politica
e la legge non applicata

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LEGGE VIOLATA, malasanità, morte, nicole, sprechi, Catania, Cronaca
CATANIA- Sulla morte di Nicole c'è l'ombra, pesante, di una legge non applicata, di una procedura divenuta obbligatoria nel 2012 che poteva salvarle la vita, di cui la Regione di Rosario Crocetta sembra non aver tenuto conto. Si tratta del decreto 2 dicembre 2011 dell'assessore Massimo Russo, realizzato con la collaborazione di Lucia Borsellino, attuale assessore alla Salute che conosce, del provvedimento, ogni particolare. Un testo di legge che recepiva l'accordo Stato Regioni e che è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 5 gennaio 2012.
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Questo strumento normativo prevedeva ogni fase della gestione dell'emergenza neonatale, indicando la struttura che aveva l'obbligo di accogliere Nicole e il ruolo del 118.

CARTA STRACCIA. L'accordo Stato Regioni aveva fissato criteri categorici per la riorganizzazione dei punti nascita, disponendo la chiusura di ospedali e case di cura che non raggiungevano i 500 parti l'anno, ma soprattutto disciplinando la creazione dei servizi di trasporto assistito materno (STAM) e neonatale d'urgenza (STEM), riorganizzando anche le Unità di terapia intensiva neonatale (UTIN).

LA RIORGANIZZAZIONE- A Catania, le strutture di secondo livello, cioè le migliori, dotate di terapia intensiva, sono il Garibaldi, il Cannizzaro e il Vittorio Emanuele che comprende anche l'ospedale Santo Bambino. Seguono poi quelle classificate dalla legge vigente come di “primo livello”: Gravina di Caltagirone, Maria SS Addolorata di Biancavilla, Santa Marta e Santa Venera di Acireale, la Gibiino in cui è venuta alla luce Nicole, e la Gretter/Lucina.

STEN. Il servizio di trasporto neonatale d'urgenza è stato disciplinato dalla legge nei minimi particolari stabilendo con attenzione cosa sarebbe dovuto accadere nei casi simili a quello di Nicole. La piccola, come è noto, dopo una complicanza sorta durante il parto, avvenuto in una struttura non dotata di terapia intensiva, è stata rifiutata da tutti gli ospedali etnei per “mancanza di posti letto”. A trasportarla verso Ragusa è stata un'ambulanza privata, mentre la casa di cura Gibiino e il 118, tempestavano di telefonate i centri di eccellenza etnei: tre lunghissime ore di agonia.

Quello che è accaduto nel caso della piccola Nicole è l'esatto contrario di quanto disciplinato dalla legge in questione. Il servizio di trasporto neonatale STEN è l'unico previsto per il trasporto di neonati alle Unità di terapia intensiva, visto che, sottolinea la legge “la rianimazione alla nascita, la stabilizzazione delle condizioni cliniche e il trasporto assistito influenzano la possibilità e la qualità della sopravvivenza”.

Ma cos'è il servizio STEN? Serve per collegare le case di cura di primo livello (vedi sopra), non dotate di terapia intensiva, con l'unica struttura che, per legge, doveva essere messa nelle condizioni di accogliere tutti i neonati in stato di emergenza della provincia di Catania: questa struttura è il Santo Bambino.

Per la legge, il Cannizzaro e il Garibaldi sono fuori da questo sistema. La politica aveva il compito di aumentare i posti letto di terapia intensiva del Santo Bambino che, nonostante l'entrata in vigore della legge, sono rimasti 4, insufficienti per un bacino di quasi un milione di abitanti.

IL RUOLO DEL SANTO BAMBINO. La legge è chiara, il Santo Bambino sarebbe dovuto intervenire “su chiamata dei punti nascita e delle neonatologie, attraverso il coinvolgimento del servizio 118 e del personale medico e infermieristico dedicato, operando sulla base di idonei protocolli operativi condivisi”. “il trasporto della gravida e del neonato -recita ancora il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale- deve ritenersi una componente essenziale della rete delle cure perinatali e pertanto al fine di salvaguardare la salute della donna del feto e del neonato, è necessario garantire un adeguato servizio di trasporto assistito materno e neonatale d’emergenza, STAM e STEN, che opereranno secondo le indicazioni di cui al protocollo operativo previsto”.

Cosa doveva prevedere il protocollo non realizzato dai burocrati siciliani?

Spiega che è obbligatorio attivare il trasporto verso il Santo Bambino quando i neonati siano affetti da distress respiratorio anche lieve, peso inferiore ai 1500 grammi, età gestionale inferiore alle 34 settimane, asfissia con necessità di rianimazione avanzata, cardiopatie, alterazione dei parametri vitali. In pratica, nel caso di Nicole, era obbligatoria l'attivazione del servizio previsto dalla legge.

Come abbiamo visto, la casa di cura Gibiino ha tentato di contattare varie strutture ospedaliere, tutte senza posti disponibili. Il Santo Bambino avrebbe dovuto adottare il modello organizzativo previsto dalla legge: “Un medico ed una infermiera professionale della o delle U.O. durante il turno di servizio dovranno sganciarsi dall’attività assistenziale istituzionale ordinaria. Pertanto il numero delle presenze mediche ed infermieristiche dovrà essere tale da garantire il disimpegno di un medico e di un infermiere, senza penalizzare l’attività assistenziale di reparto. L’autista dell’ambulanza ed il barelliere durante il loro turno di lavoro saranno invece dedicati esclusivamente al trasporto neonatale. Il turno notturno per i medici e se fosse necessario per gli infermieri sarà svolto in regime di reperibilità”.

Il 118 poi, doveva attivarsi, su chiamata della clinica e conttatare il Santo Bambino attraverso un numero di cellulare dedicato. La mancanza di posti letto, per legge, non era possibile.

Queste norme, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale nel 2012, sono rimaste carta straccia. E Nicole è morta.


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