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Le associazioni

Poco verde e nessuna identità
Le osservazioni alla variante

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Arrivano le considerazioni della società civile, che chiede modifiche alla bozza elaborata dagli uffici comunali, evidenziando alcuni aspetti che sembrano segnare una via diversa da quella tracciata dall’amministrazione e immaginare un'altra città.

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CATANIA – Interpretazione delle regole ardua, possibile desertificazione edilizia del centro storico, troppi interventi trasformativi degli edifici minori, nessuna previsione di verde o riferimento al progetto RFI di raddoppio ferroviario. Queste le osservazioni alla proposta di variante Centro storico presentata dall’amministrazione comunale, elaborate da Cittainsieme, con la collaborazione di Comitato Antico Corso, Comitato dell’Indirizzo, Comitato San Berillo, Comitato Porto del Sole, Gapa, I Cordai, I siciliani giovani, la Città felice, Legambiente Catania e la Lipu.

Dopo Confcommercio, dunque, arrivano le considerazioni della società civile, o quanto meno una parte significativa di questa, che chiede modifiche alla bozza elaborata dagli uffici comunali, evidenziando alcuni aspetti particolari che, per quanto pochi nella quantità, sembrano segnare una via diversa da quella tracciata dall’amministrazione e immaginare una città differente rispetto a quella pensata da Palazzo degli Elefanti. Dopo aver sottolineato che le regole che disciplinano gli interventi ammissibili sono di difficile interpretazione, le associazioni si soffermano su una serie di previsioni che definiscono “permissive, nel senso di un aumento delle superfici, nonché del riconoscimento di un premio di cubatura per gli interventi di demolizione e ricostruzione” che aprirebbero la strada a “un’ulteriore desertificazione edilizia” del centro storico. Chiedono, piuttosto, di destinare premi a chi decide di fare interventi conservativi.

Non solo. Una critica non certo lieve è quella relativa alla possibilità di intervenire sugli edifici di tipo minore e di prevedere azioni conservative di facciata. “Vengono consentiti troppi interventi trasformativi – scrivono i rappresentanti di Cittainsieme – e quelli conservativi sono configurati in modo antiquato, posto che la conservazione viene rivolta nei confronti dell’immagine esterna degli edifici, nello stesso tempo consentendo – a eccezione degli edifici A1 e A2 – interventi di vero e proprio “sventramento” interno”.

Una possibilità che le associazioni vorrebbero scongiurata per quello che riguarda gli edifici storici. Per quanto riguarda le aree relative agli ospedali in via di dismissione, Vittorio Emanuele e Santo Bambino, entrambi situati all’interno di quartieri tra i più antichi della città, anche le associazioni chiedono di ripensare alla destinazione d’uso. A differenza di Confcommercio, secondo cui le aree dovrebbero essere messe a disposizione dell’Università – per campus, parcheggi, ecc – la richiesta avanzata da Cittainsieme è di realizzare ampie zone verdi. “Ciò – scrivono – restituirebbe dignità ai quartieri in cui sono ubicate e garantirebbe alla cittadinanza prezione occasioni di aggregazione”.

Parlano di “occasione unica e imperdibile”, per recuperare quartieri storici e riqualificarli. Infine, ma non certo meno importante, le associazioni fanno notare come, all’interno della bozza di variante Centro storico non siano presenti prescrizioni atte a impedire il realizzarsi del progetto di Rfi relativo al raddoppio ferroviario. “E’ auspicabile – concludono – integrare la Variante con chiare indicazioni in merito al progetto alternativo concordato con l’amministrazione comunale”.

 


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