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Il ritratto

"Lo Schindler del Catania"
Géza Kertész, eroe rossoazzurro

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Foto tratta da "Tutto il Catania minuto per minuto (Geo Ed)"

Portò il Catania in B, allenò la Lazio di Sivlio Piola. Ma soprattutto salvò tanti dai campi di concentramento. Una figura dimenticata sia in Ungheria che sotto il Vulcano.

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CATANIA - “Lo Schindler del Catania”. A volte gli eroi si vestono di rossoazzurro. Ci fu un tempo, infatti, in cui in panchina c’era un ungherese – un danubiano – molto speciale. Il suo nome era Géza Kertész IV. È la stagione 1933/34. Il Cibali ancora non esisteva. Si giocava in piazza Verga, più o meno dove oggi c’è l’hotel Excelsior e il parcheggio antistante. Si chiamava il campo dei Cent’Anni.  “Lo stadio di legno” per il popolo. Vespasiano Trigona duca di Misterbianco, presidente della Società Sportiva Catania, voleva a tutti i costi la Serie B. La Lega Pro non esisteva e neanche la C. Il campionato da vincere si chiamava Prima divisione girone H. Allora i maestri del calcio erano tutti magiari. E il team in maglia azzurro scuro e colletto rosso pretendeva il salto di qualità. Kertész che quel campionato lo aveva già vinto con la Salernitana, portò nuove idee. E fu subito promozione.

L’anno dopo, un buon terzo posto non servirà per l'approdo in A. Un piazzamento che regalò lo stesso ai catanesi del calcio di altissimo livello. Un'altra stagione e poi l’allenatore danubiano va via. Lo attenderanno le panchine del Taranto, dell’Atalanta e della Lazio del leggendario Silvio Piola. È il 1939/40 e alla guida dei biancocelesti arriverà quarto nel massimo campionato.

Tornerà di nuovo a Catania. I rossoazzurri, senza di lui, scivolano in C. Gli tocca di  riportare il gusto della vittoria. È il 1941/42. Il presidente è Ottavio Teghini, mentre la società è divenuta l’Associazione Fascista Calcio Catania. Anche lo stadio è cambiato: si gioca a Cibali, nell’impianto dedicato a Italo Balbo. La guerra però impazza. E quello delle bombe è un problema serissimo. Il Catania arriverà sesto in classifica. L’anno dopo per Geza arriva un incarico più che prestigioso. Torna a Roma, stavolta però su sponda giallorossa. Deve allenare addirittura i campioni d’Italia. Ma gli eventi bellici interromperanno il torneo.

Da qui inizia il capitolo più importante della carriera di Kertész. Una pagina tanto drammatica quanto dimenticata e soltanto di recente riesumata da Filippo Solarino e dalla squadra di “Tutto il Catania minuto per minuto”. Da fervente nazionalista e in qualità di ufficiale dell’esercito, mister Geza fa ritorno in patria. Per lui c’è la panchina dell’Ujpest. Intanto l’Ungheria è sotto l’occupazione tedesca. Le persecuzioni razziali colpiscono ogni settore della società magiara. Sono tanti gli sportivi deportati nei campi di concentramento.

L’ex allenatore del Catania decide di non rimanere con le mani in mano. Compiendo così il più grande capolavoro tattico della sua vita: insieme a Istvan Toth, trainer dei rivali cittadini del Ferencvaros, Kertész costituisce un gruppo di resistenza che ha l’unico scopo di strappare quante più vite possibili dai campi di concentramento. Decine di persone vengono nascoste tra case private e monasteri. Un umano, umanissimo, miracolo compiuto dalla generosità e dal coraggio di due sportivi.

Ma c’è di più. Mister Geza parla il tedesco e fingendosi soldato della Wehrmacht favorirà la fuga di tanta gente dal ghetto di Budapest. Un giorno di novembre del 1944, però, la Gestapo si presenterà a casa sua per arrestarlo. Sono ormai gli ultimi mesi del conflitto. In una patria assediata dall’Armata rossa di Stalin, i miliziani delle croci frecciate sono in cerca di sanguinose e disperate rese dei conti. E all’alba del 6 febbraio 1945 il grande Kertész viene fucilato.

Alla fine della guerra un’intera nazione accorrerà al funerale postumo. Sarà presente anche una delegazione del Calcio Catania con tanto di vessillo rossoazzurro. Da allora mister Geza è sepolto nel cimitero degli eroi di Budapest con addosso una medaglia riservati a pochi. Nei decenni successivi, però, il regime comunista obliò la sua vicenda a causa del suo patriottismo. Ma anche a Catania, per quasi settant’anni, la sua storia è stata colpevolmente dimenticata. Farla conoscere, magari con una via o un monumento, sarebbe il giusto tributo a un uomo che non sarebbe fuori luogo stimare come un giusto.

 


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