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l'intervento

Volantini vietati, è polemica
Tudisco: "A Natale è un danno"

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Catania, natale, Roberto Tudisco, volantini vietati, Cronaca
CATANIA - Una decisione "civile", che in molte città, non solo d'Europa, è regola già da tempo ma che a Catania ha suscitato, al solito, una polemica. Non tra i cittadini che, attraverso i commenti nei più popolari social network, sembrano apprezzare e molto l'iniziativa. Vietare il volantinaggio per le strade, stabilito con ordinanza sindacale, ha suscitato le reazioni delle associazioni dei commercianti che continuano a sottolineare l'assenza di dialogo da parte dell'amministrazione comunale per quanto riguarda le scelte che hanno un impatto diretto con il commercio.

Dopo l'intervento di Confcommercio che, pur sottolineando la bontà dell'ordinanza di Enzo Bianco, mirata a limitare le fonti di sporcizia e inquinamento della città - oltre che salvaguardarne il decoro - ha evidenziato la tempistica sbagliata, dal momento che molti commercianti hanno già pianificato la campagna pubblicitaria natalizia, interviene la Fipet e il suo presidente Roberto Tudisco.

"Sembra che in questa città le istituzioni non si accorgano di quanto profonda e allarmante sia la crisi economica che stiamo vivendo - afferma - e, ignorando la realtà e le voci a cui questa realtà appartengono, si decretano iniziative senza nemmeno convocare un tavolo di concertazione. La decisione di vietare il volantinaggio il 2 dicembre ad un passo dal Natale e dal tanto tanto atteso "sospiro di sollievo" per il recupero dei consumi, non sembra aver avuto il giusto tempo di essere soppesata: un commerciante programma il Natale nel periodo di ottobre, quindi pianifica spese e investimenti, i ristoranti, le pizzerie , i B&b, gli alberghi promuovono le loro attività con offerte natalizie e occorre ricordare che spesso a commissionare "il volantino "sono piccoli negozi che non hanno altri mezzi per la pubblicità".

Tudisco affronta anche il problema delle eventuali sanzioni e alla possibilità di accertare o meno la violazione. "La domanda che rivolgiamo alle istituzioni è perché - conclude- le regole non possano essere condivise e decise in modo che si rispettino le esigenze dei cittadini e commercianti".

 


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