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“Elusione fiscale”, Ciancio indagato
Respinto sequestro da 3,5 milioni

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CATANIA- E' stata respinta la richiesta della procura guidata da Giovanni Salvi di sequestro per equivalente del patrimonio riconducibile all'editore Mario Ciancio. L'accusa, in corso di verifica, è elusione fiscale, un reato che, secondo il professore
Enzo Musco, legale di fiducia di Mario Ciancio, non esisterebbe. “Osservando il principio di legalità -spiega Musco a LivesiciliaCatania- sul quale ho scritto libri e articoli, notiamo che l'elusione fiscale, cioè l'utilizzo di strategie lecite per risparmiare nel pagare le tasse, non è reato, i cittadini lo possono fare e Ciancio non è colpevole”.

LA VENDITA. Nel mirono della Procura -come svela Musco a LivesiciliaCatania- c'è la vendita di Rete Sicilia a Telecom e “un passaggio con una società che ha consentito a Ciancio di risparmiare senza commettere alcuna irregolarità”. Un passaggio che sarebbe “fittizio” e che avrebbe consentito non di “evadere” tecnicamente, ma di “eludere” un'imposizione fiscale da 3,5 milioni di euro. Soldi che Ciancio, con il passaggio societario, avrebbe “risparmiato”. “E' bene sottolineare -insiste Musco- che l'editore non ha violato alcuna legge”.

LA COMMISSIONE PROMUOVE CIANCIO. Il procedimento di verifica del comportamento di Mario Ciancio ha visto anche un passaggio nella commissione tributaria catanese presieduta, come risulta dal portale ufficiale, da Giovanni Tinebra, procuratore generale di Catania da sempre in ottimi rapporti con Mario Ciancio. Ma Tinebra, è bene precisare, non si è occupato del caso, che sarebbe stato seguito da una delle punte di diamante della giustizia tributaria etnea: Filippo Impallomeni, tecnico di altissimo profilo che era stato scelto da Raffaele Stancanelli come presidente Asec.

La Commissione Tributaria ha ritenuto corretto il comportamento di Mario Ciancio.

APPELLO DELLA PROCURA. La Procura di Giovanni Salvi ha assicurato il rafforzamento del gruppo investigativo che esegue verifiche sui “colletti bianchi” ed ha fatto appello avverso la decisione di non sequestrare il patrimonio di Ciancio. Il procedimento dovrebbe definirsi entro i primi mesi del 2015, momento in cui la Procura dovrebbe avere già deciso sulle altre pendenze giudiziarie di Ciancio.


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