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Maxi sequestro ad Antonino Sciacca
Sigilli alla Sicilia Inerti: "Occultava rifiuti nel Parco"

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Maxi sequestro della Dia guidata da Renato Panvino (nella foto) sotto il coordinamento del Procuratore Capo Giovanni Salvi: sigilli alla Sicilia Inerti di Bronte (LEGGI), accusata di occultare rifiuti nel cuore del Parco dell'Etna, rientrerebbe nel patrimonio ricondicibile al pregiudicato per mafia Antonino Sciacca.

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CATANIA- La Dia guidata dal Capo Centro della Sicilia orientale Renato Panvino ha eseguito il sequestro di un patrimonio del valore di 3milioni di euro che sarebbe riconducibile ad Antonino Sciacca, ""già condannato -scrive la Dia- per il reato di associazione mafiosa, poiché inserito nel consesso malavitoso operante in Bronte e comuni limitrofi e facente capo ai pluripregiudicati
Francesco Montagno Bozzone e Salvatore Catania, federati alla egemone cosca mafiosa “Santapaola-Ercolano”.

Panvino lavora, dal momento dell'arrivo a Catania, a strettissimo contatto con il procuratore Capo Giovanni Salvi. Insieme sono riusciti ad assestare colpi micidiali alla criminalità organizzata.

"Il patrimonio sequestrato -aggiunge la Dia- comprende un’impresa esercente l’attività di frantumazione di pietre, rapporti bancari, quattro immobili e una decina di automezzi, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro".

Di rilievo, il sequestro della Sicilia Inerti intestata alla moglie di Sciacca ma riconducibile, secondo gli investigatori, allo stesso pregiudicato. Avrebbe realizzato una vera e propria discarica abusiva nel cuore del Parco dell'Etna. LEGGI TUTTI I PARTICOLARI.

La Dia ha ricostruito ogni particolare dei rapporti del pregiudicato con la mafia: "Antonino Sciacca è stato già colpito - unitamente ai due figli Vincenzo e Signorino e ad altri indagati – da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2004 dal Tribunale di Catania (Operazione di polizia denominata “TUNNEL”), poiché gravemente indiziato del reato di cui all’art. 416 bis c.p., finalizzato alla commissione di delitti contro la persona ed il patrimonio".

Sciacca, successivamente condannato dal GUP di Catania a 3 anni e quattro mesi di reclusione per associazione mafiosa (pena confermata nel 2012 dalla Corte di Appello di Catania) "è risultato inserito nell’associazione per delinquere di stampo mafioso operante in Bronte e comuni limitrofi e facente capo ai pluripregiudicati Francesco MOntagno Bozzone e Salvatore Catania, capi-cosca collegati al clan mafioso catanese dei Santapaola-Ercolano”.

Con l'operazione Tunnel, condotta dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, furono arrestate 23 persone, tutte di Bronte, Maniace e Cesarò, accusate a vario titolo di associazione mafiosa finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti (omicidi, tentati omicidi, estorsioni,lesioni, minacce, danneggiamenti, incendi, furti) e all’acquisizione in modo diretto e indiretto della gestione e controllo delle attività economiche presenti sul territorio.

Lo Sciacca, ritenuto "elemento di primissimo piano" dagli uomini della D.I.A., è stato oggetto di attenzione, alla luce delle vicende sopra menzionate, che hanno portato ad approfondire anche le attività riconducibili ai familiari, in primis la moglie, "titolare -secondo la Dia- di un’impresa inserita nel settore dell’edilizia, quest’ultima agevolata nella fornitura del materiale dall’alterato regime di concorrenza sul mercato".

Gli accertamenti patrimoniali svolti sul suo conto, ai fini dell’applicazione della misura di prevenzione, hanno evidenziato l’assenza, in capo allo Sciacca, "di risorse lecite idonee a giustificare gli investimenti effettuati e, nel contempo, una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto".

LA MAFIA A BRONTE- Insieme a Francesco La Rocca, “Ciccio” Montagno Bozzone è uno dei gattopardi di Cosa Nostra della provincia di Catania. Tra agrumi e ficodindia, i due sono stati legatissimi nella gestione degli equilibri mafiosi. Bozzone lo disse chiaramente a La Rocca mentre gli investigatori lo intercettavano: poteva dar conto del suo operato solo a “Santo u carcagnusu”.

E' proprio nel momento più caldo dello scontro scandito da sparatorie e agguati che infiammano Bronte e il circondario, che Ciccio Montagno Bozzone assume un ruolo importante. Siamo nel 2003. Francesco La Rocca cerca di rassicurarsi dei rapporti tra Alfio Mirabile e i carcagnusi. Chiede La Rocca: “Ma questi carcagnusi con l'Ercolano allora ci vanno bene?”. Sullo sfondo c'era la possibilità che gli stessi carcagnusi non sostenessero Montagno Bozzone nel conflitto che aveva con il suo antagonista locale, Salvatore Catania, sponsorizzato dal gruppo Ercolano.

Proprio in quel momento gli investigatori documentano uno “strategico avvicinamento” del gruppo Ercolano ai Carcagnusi, tanto che Nuccio Mazzei, attuale latitante e figlio di Santo, avrebbe incontrato, secondo la ricostruzione della magistratura, Mario Ercolano. Santo Di Benedetto, detto “Santo u Panitteri”, "elemento storico dei Carcagnusi", stava organizzando l'apertura di una sala da gioco clandestina con Mario Ercolano e altri affiliati del gruppo di Picanello.

 ADDIOPIZZO CATANIA. Addiopizzo Catania si congratula per il consueto ottimo lavoro della DIA che, sotto il coordinamento della Procura etnea, nella giornata di oggi ha sequestrato a Bronte un patrimonio dal valore di oltre tre milioni di euro presuntivamente riconducibile ad un pregiudicato per mafia collegato alla cosca Santapaola-Ercolano. Ciò che più rileva dell’operazione odierna, oltre all’ingente valore del sequestro, è che tra i beni sequestrati figura un’azienda che nel Parco dell’Etna avrebbe realizzato una vera e propria discarica abusiva. Ad essere colpiti dalle attività illecite della criminalità organizzata sono stati dunque beni appartenenti al patrimonio di tutti i cittadini: l’ambiente e la salute pubblica. E’ giunto davvero il momento che la cittadinanza prenda piena consapevolezza dell’influenza distruttiva che la criminalità organizzata esercita sulle condizioni di vita (economiche, ambientali e culturali) di ciascuno di noi. E' a partire da questa consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche per raggiungere il cambiamento di cui questa terra ha bisogno.


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