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consiglio comunale

Riaprire le "case chiuse"
presentato ordine del giorno

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Catania, prostituzione, San Berillo, Politica
CATANIA -  "Questi anni ci hanno dimostrato come qualsiasi tentativo di eliminare il fenomeno della prostituzione, non fa che amplificarlo". Lo affermano con convinzione i consiglieri comunali, Giuseppe Catalano e Vincenzo Parisi che, stamattina, hanno organizzato una conferenza stampa per chiedere ufficialmente al sindaco Bianco di farsi portavoce nei confronti del governo nazionale affinché venga abolita la Legge Merlin, che, nel 1958, stabilì la chiusura delle "case chiuse". "Senza alcun successo, evidentemente - spiega Catalano - dal momento che la prostituzione non solo non è stata debellata in questi cinquant'anni, ma al contrario sembra un fenomeno in continua crescita e che, ormai, si svolge prevalentemente sulle strade".

Una richiesta singolare, quella dei consiglieri comunali - in totale sono 28 i firmatari dell'ordine del giorno da presentare al primo cittadino - lanciata proprio dall'interno di quello che, fino alla fine degli anni Novanta, era il quartiere a luci rosse di Catania e che, in realtà, lo è ancora oggi, nonostante i mattoni posizionati per murare gli ingressi delle stanze utilizzate dalle prostitute per decenni. Qualche "lucciola", infatti, resiste e continua a lavorare nei bassi di San Berillo, ma  basta fare un giro - come fatto da LivesiciliaCatania - per le vie limitrofe San Berillo per notare che molte delle operatrici del sesso, in prevalenza straniere, si sono riversate sulle strade dove lavorano a ogni ora del giorno e della notte. "Creando problemi di decoro ed esponendosi a pericoli - continua Parisi. Per questo - prosegue - chiediamo all'amministrazione comunale e al primo cittadino di farsi portavoce nei confronti del Governo e chiedere la parziale abrogazione della legge Merlin. E' una questione di dignità - aggiunge - che va garantita a tutti".

Non solo dignità, però. Secondo i proponenti la riapertura dei "bordelli" significherebbe anche indebolire il commercio delle donne da parte della criminalità organizzata, garantire controlli sanitari e regolarizzare a livello fiscale, un lavoro diffusissimo lungo tutta la Penisola. "Molti Paesi europei hanno già percorso questa strada - concludono i due consiglieri - ottenendo risultati importanti".

 

 

 


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