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il procedimento

Bruciò vivo il cugino Marco Castro
Chiesta la perizia per l'assassino

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CATANIA - Richiesta di rito abbreviato ma subordinato alla verifica di una perizia psichiatrica. Questa l'istanza avanzata dalla difesa nel corso dell’udienza celebratasi dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari, Flavia Panzano, nel procedimento per omicidio premeditato pluriaggravato a carico di Antonino Marino, il cugino e carnefice del 25enne paternese Marco Castro. Lo scorso mese di luglio il Procuratore Aggiunto Marisa Scavo a conclusione dell’iter di un’inchiesta che aveva come unico indagato il 36enne che ha bruciato vivo il cugino gettandogli addosso litri e litri di benzina ed, infine, gli ha dato fuoco. Antonino Marino, detenuto nel carcere Gazzei, Messina, e’ difeso dal legale Rosanna Natoli. Il Pubblico Ministero, Lina Trovato, si e’ opposto alla richiesta avanzata dalla difesa, tuttavia, il Gip, accogliendo la richiesta del Gip, ha accordato la nomina di un perito che dovrebbe avvenire il prossimo 15 Ottobre.

Secondo la difesa, Antonino Marino soffrirebbe di crisi d’ansia. Motivo che potrebbe costituire una attenuante. Patologia, quella del 36enne, dimostrata anche da alcuni documenti risalenti a dieci anni fa che attesterebbero di essersi sottoposto alle cure del dipartimento di crisi mentale. Un processo, questo, destinato a concludersi se non per la fine dell’anno quantomeno per i primi mesi del 2014. Momenti di tensione si sono registrate fuori dall’aula del Tribunale di Catania quando le due madri, quella di Marco Castro (la vittima) e quella di Antonino Marino (il carnefice) si sono incrociate.

Era il 23 aprile scorso quando Marino versò la benzina addosso al cugino dandogli fuoco ed accendendolo come una torcia. “L’ho fatto perché mi disturbava”, aveva serenamente ripetuto più volte agli inquirenti durante l'interrogatorio. Nel dare fuoco al cugino, lo stesso carnefice si era procurato ustioni alle mani ed alle orecchie: per questo motivo era stato trasportato anch’egli in ospedale. Per Marco Castro, 25enne giovane promessa del calcio, ragazzo umile e benvoluto, non c’è stato invece nulla da fare. Ha lottato sino all’ultimo per sfuggire alla morte. Negli istanti in cui prendeva forma la tragedia ha avuto anche la lucidità di indicare il suo assassino (“E stato Tony, è stato Tony”, aveva detto) e di ricordare suo padre. Un padre al quale era legatissimo. Un dramma dal quale i tanti amici, i parenti, la città non si sono ancora ripresi.


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