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Il segretario del Pd

Epifani: "La Sicilia ha bisogno
di sindaci come Bianco"

bianco, Catania, epifani, Politica

L'ex leader della Cgil a Casa Catania. Tutti in prima fila i big del partito etneo.

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CATANIA. Il caldo torrido non ha fermato simpatizzanti e militanti del Pd etneo che, di certo, non potevano mancare l’appuntamento del giorno: la tappa catanese del segretario nazionale, Guglielmo Epifani. L’ex leader della Cgil torna a Catania, dunque, per la prima volta in veste di segretario del Pd. Questa non è la sola novità, Epifani torna in città e il sindaco è un esponente del suo partito. Proprio sulla vittoria di Enzo Bianco, Epifani spende le prime parole. "Voglio fare i miei auguri a Enzo, la Sicilia ha bisogno di sindaci capaci come lui".

Una vittoria, quella catanese, in linea con il trend nazionale. Una vittoria, secondo Epifani, che si ripeterà ai ballottaggi. La location, cioè il quartier generale di Bianco, non è casule. Il Pd vuole dimostrarsi compatto, la presenza del segretario regionale Lupo, della deputata regionale Concetta Raia, del sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Berretta, e del sindaco Enzo Bianco allontana, per un momento, i nodi che il Pd locale dovrà sciogliere durante il congresso. Un problema analogo, del resto, riguarda il Pd nazionale. E, in effetti, l’investitura a segretario dello stesso Epifani la dice lunga. E anche la reggenza catanese targata Enzo Napoli. Ad ogni modo, in attesa del congresso, il Pd deve affrontare un’altra sfida: i ballottaggi. Tutti i dirigenti si dimostrano ottimisti.

“Io mi aspetto che il risultato confermi quelli del primo turno” dice un Epifani preso d’assalto dai cronisti. “Quando vinci da Treviso a Catania: c’è una tendenza nazionale, incontriamo il favore generale”. Poi un affondo ai Cinque stelle: “L’astensionismo non ha riguardato noi, evidentemente veniamo percepiti più affidabili di altri”. Risultati definiti “straordinari” dal padrone di casa, il sindaco Bianco proprio in virtù della delicatissima fase nazionale, dalle larghe intese alle vicende interne al partito. Bianco, inoltre, non nasconde la sua soddisfazione per il risultato catanese, ricordando che la visita di Epifani era prevista per i ballottaggi, ma che a Catania si è vinto al primo turno. Una vittoria dettata, secondo Epifani, da tre fattori congiunti: la capacità dell’ex senatore di parlare alla città, l’essere percepito come affidabile ma, soprattutto, il ricordo della Milano del Sud targa Bianco (“un grande centro culturale, un territorio votato allo sviluppo, un laboratorio per tutto il Mezzogiorno”).

La crisi, però, impone un altro punto di vista: “Quella era un’Italia diversa, certo, ma anche oggi daremo un segnale di rinnovamento”. Poi l’ex segretario della Cgil (la prima fila della platea parla da sola delle origini di Epifani: Angelo Villari, Mariella Maggio e Michele Pagliaro), fa un passaggio sul tema del lavoro: “Diamo risposte ai giovani disoccupati, devono trovare qui un impiego dignitoso”. Epifani difende le larghe intese, o meglio la necessità di creare un governo, “una scommessa difficile, ma erano quelli che soffrivano di più la crisi a chiedercelo”.

E sono proprio le larghe intese a costituire un terreno scivoloso. Epifani lo sa e, alla domanda di un cronista sulle vicende giudiziarie di Berlusconi e sui presunti sconti collegati alla tenuta del governo, dice: “Le sentenza della magistratura si rispettano e si applicano”. Superato questo scoglio è lui stesso a evocare uno spettro: il dibattito interno. Ma, con polso, afferma: “Dobbiamo superare le discussioni interne, semmai parliamo di programmi e obiettivi”.




 


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