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Catania Bene Comune

Comunali, Matteo Iannitti:
“Un’altra Catania è possibile”

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CATANIA. Catania Bene Comune: una gestione collettiva della cosa pubblica. Un programma partecipato, una lista rappresentativa delle lotte per i diritti sociali e civili e un candidato sindaco giovane, ma con le idee molto chiare: Matteo Iannitti. Catania Bene Comune è pronta alla sfida del nove e del 10 giugno. Ai microfoni di Live Sicilia Catania, Iannitti illustra il programma della lista e precisa: “La mia candidatura non è un gesto arrogante ma umile, questa volta Catania può cambiare, davvero”.

Quali criteri avete seguito nella costruzione delle liste?

Noi abbiamo costruito “Catania Bene Comune” partendo dalle battaglie fatte in questa città. Noi crediamo che in politica debba esserci gente nuova, certo, ma non il primo che passa semmai i tanti che in questi anni hanno dimostrato di volere cambiare questa città. Al di là della loro presenza dentro le istituzioni, queste persone hanno fatto battaglie importantissime: sui diritti civili, sul lavoro, a difesa della scuola pubblica e dei migranti, sui beni comuni, contro la privatizzazione delle partecipate e per la salvaguardia del territorio. Questi sono stati i punti nevralgici del nostro percorso politico, che abbiamo trasferito integralmente sia nella costruzione della lista sia rispetto alla nomina degli assessori designati. Abbiamo delle candidature molto caratterizzanti rispetto alla lista. Penso ad esempio a Marika Longo, volontaria del centro anti violenza Thamaia, che ogni giorno fa un lavoro contro la violenza di genere. In lista abbiamo anche Dame Ndiaye detto Pape, di origine senegalese che ha ottenuto la cittadinanza italiana il 2 Maggio di quest’anno (dopo una lunghissima trafila). Lui vive da tani anni in questa città, è un attivista per i diritti dei migranti e trovo molto bello il fatto che sia animato da una passione politica talmente forte che, come primo gesto da cittadino italiano, si è candidato per dare voce a chi, soprattutto in questi anni, è rimasto senza rappresentanza. In lista c’è anche uno storico attivista del “coordinamento precari” della scuola: Antonio Giuseppe Condorelli.

Come avete scelto la squadra di governo?

I nostri assessori hanno una caratterizzazione che viene dal loro percorso politico. C’è Sara Crescimone, portavoce del centro Open Mind che da sempre in questa città si occupa dei diritti delle persone gay lesbiche, bisessuali e transessuali. Sara sarà il nostro assessore alle politiche di genere e ai diritti per le persone lgbt. Poi abbiamo Sara Giorlando, attivista del forum dell’acqua, che ha collaborato alla campagna referendaria, non solo a livello locale ma anche nazionale. In questo momento lei si sta occupando della battaglia contro il debito pubblico per trovare quelle modalità che, partendo dai municipi, riescano a ricontrattare il debito pubblico. Lei sarà il nostro assessore al Bilancio e ai Beni Comuni. Poi abbiamo Pasqualino Cacciola, musicista degli Archinuè e lavoratore della cultura. Lui sarà il nostro assessore alla Cultura e al Welfare, due assessorati che abbiamo deciso di abbinare perché non possiamo pensare che Catania sia una città turistica che però non assicura dei diritti ai suoi cittadini. Poi c’è Rosanna Aiello, leader dell’occupazione del Provveditorato nel 2009. Lei faceva parte del personale Ata della scuola e fu licenziata in tronco a causa dei tagli della Gelmini. Rosanna sarà il nostro assessore all’Istruzione. Tra gli assessori designati c’è anche Paolo Modica, operaio della ST e componente del direttivo della Fiom Cgil. Lui sarà il nostro assessore al lavoro. Questa scelta ha due ragioni. E’ un lavoratore che si occuperà di temi legati al mondo del lavoro ed è un dipendente della ST. La sua storia è esemplare: l’Etna Valley e quel modello di sviluppo pian piano sono falliti. Per rilanciare un nuovo modello di sviluppo non possiamo partire dagli amministratori delegati ma di chi lavora sul territorio e conosce le esigenze dei lavoratori. Infine, c’è Daniela Urso, laureata in ingegneria che si è sempre occupata di prg e mobilità sostenibile, che ha sempre orientato la sua attività politica alla ricerca di un diverso modello sia di sviluppo urbano che di mobilità.

La prima cosa che fareste in caso di vittoria?

Innanzitutto ci occuperemo del debito. Faremo luce sul debito comunale. La Corte dei Conti e la magistratura stanno indagando, la situazione è poco chiara: non si capisce dove sono finiti i soldi. Ogni tanto parte un’inchiesta o scatta una condanna sulle ruberie che hanno caratterizzato le giunte di centro destra che hanno governato questa città. Noi diciamo una cosa molto semplice. Quando parliamo di debito, parliamo innanzitutto di una cifra non chiara ma che nel 2008 ammontava, con certezza, a un miliardo e cento milioni di euro. La prima cosa che diciamo è che non possiamo pagarlo noi. Il debito non l’ hanno creato i cittadini. Faccio un esempio. Se acquisto una casa contraggo un mutuo e per pagarlo devo controllare la spesa. Insomma non faccio ulteriori investimenti, semmai dei sacrifici. Però quella è casa mia. So di avere ottenuto qualcosa dai miei sacrifici. Noi catanesi abbiamo un mutuo enorme che ci costringe ad avere le tasse più alte e ci costringe a non avere servizi però, dall’altro lato ,non ci viene riscontrato niente. Questo debito nato evidentemente da altro, per consulenze, sprechi, regali e progettazione di opere mai realizzate non possiamo pagarlo noi. La nostra proposta è molto concreta: il debito per l’ottanta per cento è un credito rivolto a Cassa Depositi e Prestiti, una società a partecipazione pubblica. Il Comune dovrebbe aprire immediatamente una trattativa con questa società per fare in modo di non pagare gli interessi su questo debito. Questo processo, al momento, è in via di sperimentazione in due città italiane: Milano e Napoli. La seconda cosa da fare è quella di istituire una commissione autonoma sul debito pubblico per capire quali sono i creditori virtuosi, a cui dobbiamo quelle somme, e quali sono i creditori che sul debito stanno speculando che sono gli ultimi da pagare o da non pagare affatto. Ci sono tantissimi lavoratori che aspettano gli stipendi da parte del Comune, vanno pagati immediatamente ma con una modalità diversa rispetto al passato. Non dobbiamo pagare le aziende ma i lavoratori in modo diretto, attraverso l’intervento della Prefettura. Il Comune deve pagare direttamente i lavoratori senza passaggi intermedi. Altrimenti rischiamo che il Comune paga i debiti, che vanno a colmare quelli delle le aziende, e i soldi poi non arrivano ai lavoratori.

Quali sono i tratti salienti del programma di “Catania Bene Comune”?

La ripubblicizzazione dei servizi locali da gestire tramite enti di diritto pubblico non attraverso società che poi devono avere un consiglio di amministrazione, magari lottizzato dalla politica. Serve una gestione trasparente e una partecipazione attiva dei cittadini. E’ un modo per riuscire contemporaneamente a fare cassa ed elargire servizi ottimi alla popolazione. Penso alla Sidra: deve tornare ad essere un ente di diritto pubblico non una s.p.a. perché le storture sono sotto gli occhi di tutti. Lo stesso vale per la Amt. Una società pubblica di trasporti potrebbe attivare dei percorsi turistici, storici e archeologici. Un altro capitolo riguarda la Multiservizi che non può andare in mano ai privati, ciò significherebbe chiudere e illudere centinaia di lavoratori. I servizi sono necessari alla città, privatizzare crea un danno doppio: licenziamenti e ulteriori spese per la manutenzione ordinaria della città a carico del Comune. Servono, invece, assunzioni trasparenti mediante concorsi pubblici. Poi ci sono i rifiuti. Bisogna applicare la strategia “rifiuti zero” che riguarda la diminuzione del carico di rifiuti, poi il riuso e solo alla fine il riciclo. Pensiamo alle aree di compostaggio e a una città che non deve essere più ostaggio delle società private che gestiscono le discariche. Poi c’è il tema del lavoro. Innanzitutto, per le piccole e medie imprese, si possono creare degli sportelli ad hoc per semplificare gli iter amministrativi. Inoltre, servono degli incentivi alla nascita di nuove imprese e startup ma a condizione che vengano tutelati i lavoratori. A noi non basta dire che ci vuole il centro storico aperto con i pub che creano ricchezza se poi ci lavorano dei ragazzi pagati tre euro l’ora. Questo modello di sviluppo non ci interessa. Incentivare le imprese sì, ma tutelando i diritti. C’è una misura che abbiamo previso, insieme alle organizzazioni di categoria: creare uno spazio fisico che diventi un incubatore di piccole imprese. Uno spazio per le attività economiche, dove le aziende possano condividere degli spazi ad affitto zero o dei mezzi di produzione, molto costosi per una singola impresa. Inoltre, il Comune di Catania deve intervenire per la denuncia del lavoro in nero. Noi pensiamo di negare il suolo pubblico a tutte quelle attività commerciali che vengono trovate in flagranza di lavoro nero. Vigili urbani, guardia di finanza e ispettori del lavoro devono effettuare un’opera di monitoraggio in tutta la città sul lavoro in nero e sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Vuole definire, in una parola, gli altri candidati sindaco?

Maurizio Biancanelli (Caserta, Bianco e Stancanelli): spregiudicato. Lidia Adorno: invisibile. Tuccio D’Urso: inqualificabile.

 


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