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Dacia Maraini:
”L’amore non è possesso”

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Catania, dacia maraini, l'amore rubato, Libri, Zapping
CATANIA. “L’amore rubato” secondo Dacia Maraini. Otto storie di donne che faticosamente si oppongono a uomini che hanno confuso l’idea di amore con quella di possesso. Una lotta atavica che ancora oggi miete vittime: i dati sulla violenza contro le donne sono da bollettino di guerra anche nei, così detti, paesi avanzati. Dacia Maraini racconta le storie di queste donne perché è intimamente convinta che il punto di partenza per scardinare i germi del pensiero patriarcale sia la cultura. Del resto, la scrittrice sa e denuncia che l’idea stessa di natura, alla quale si appellano molti uomini fragili e spietati allo stesso tempo, altro non è che una costruzione culturale.

Cos’ è l’amore rubato?

Sono delle storie di cronaca che ho cercato di raccontare, storie di violenza contro le donne. Quello che cerco di far capire è che l’idea di possesso è sbagliata e va totalmente rovesciata. E’ un’ idea culturale e non ha nulla a che vedere con la natura, sebbene per millenni sia stata accettata e addirittura sancita per legge, penso alla famiglia patriarcale. L’amore non può basarsi sul possesso. Il possesso, anzi, distrugge l’amore e porta alla violenza. Quando una donna chiede autonomia quel tipo di uomo, che ha bassato tutto sul possesso, diventa violento, in casi estremi un assassino. Ecco perché bisogna lavorare sulla cultura e cercare di ricostruire un’idea di amore basato sul rispetto dell’altro e non sul possesso.

C’è un collegamento diretto tra modello economico e sistema patriarcale?

Sì. L’idea che il mercato vada lasciato a se stesso in realtà porta alla prepotenza del più forte. Il liberismo da solo non va. Lo abbiamo visto in Inghilterra e in America: è un sistema che non funziona e che porta disastri catastrofici. Il liberismo da solo non si controlla, porta semplicemente alla dittatura del più forte. Questo avviene anche nella famiglia patriarcale in cui si pensa che siano le leggi della natura a governare. Appunto: l’idea che ci debba essere un capo che domina sugli altri e che tutto vada affidato alla natura. In realtà questa natura non c’è: si tratta di una costruzione culturale e il capo diventa sempre più intollerante e dittatoriale. Bisogna smontare tutto questo e ricominciare con un vero rapporto di tipo democratico. Ma non è facile perché la gente è talmente abituata a questa piramide che ancora, nonostante l’esistenza di paritarie molto buone, continua a praticare la violenza del più forte.

Una condizione per lo più accettata passivamente o contrastata con “testardaggine” come fanno le protagoniste del libro?

Questa condizione viene accettata così nel conformismo sociale. Però, c’è tanta gente che si oppone. Ci sono tante donne, anche se non sono più organizzate come ai tempi del femminismo. Ma si oppongono anche tanti uomini che credono in una cultura diversa e nell’ evoluzione. Diverso è il caso di alcuni uomini, quelli attaccati alla vecchia idea di virilità e di famiglia patriarcale, che sono in realtà i più deboli ma allo stesso tempo i più prepotenti.

 


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