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Claudio Gentili: “Serve
nuova classe dirigente”

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classe dirigente 2.0, Claudio gentili, confindustria, Economia
CATANIA -  “I giovani e l’impresa: verso la classe dirigente 2.0”. Per affrontare le nuove sfide lanciate dal “quarto capitalismo” le imprese devono trasformarsi. Non c’è ristrutturazione che tenga senza un investimento fondamentale: quello sui giovani. Questo l’obiettivo del progetto “La cultura manageriale d’impresa” nato dalla sinergia tra Confindustria, Fondirigenti e Federmanager. Formare una nuova classe dirigente attraverso dei progetti nelle scuole e nelle università: una sfida che le tre realtà hanno lanciato anche a Catania. Innovativi gli strumenti: libri per l’infanzia e video giochi che valorizzano le abilità imprenditoriali dei giovani allievi.

La prima tappa catanese, si è svolta oggi, all’istituto tecnico G.Marconi. Il vice direttore Confindustria Politiche Territoriali Innovazione e Education, Claudio Gentili, spiega l’ambizioso progetto ai microfoni di LiveSiciliaCatania. Come impostare la formazione dei nuovi imprenditori? Che ruolo può giocare il progetto “i giovani e l’impresa: verso la classe dirigente 2.0”?

L’evento che realizziamo qui a Catania è molto importante perché mette insieme tre realtà diverse: una scuola prestigiosa e rilevante sul territorio, la Confindustria e Federmanager. L’interesse comune di queste tre realtà sono i giovani. La scuola può essere una realtà che mortifica e svalorizza gli allievi, lasciandoli con i limiti d’ingresso, oppure una grande opportunità di promozione e di mobilità sociale. Convegni come questo servono a dare un segnale forte alla scuola. Noi siamo un paese per vecchi. Ad esempio, la percentuale di giovani presente nei consigli di amministrazione delle banche ha un’età media di quindici anni più elevata della media europea. I parlamentari italiani hanno l’età più elevata d’Europa, gli insegnanti che hanno meno di trent’anni sono pari allo 0,2%. Insomma, c’è un problema oggettivo: bisogna fare spazio ai giovani. Non è solo un tema di occupazione giovanile, che pure è un tema drammatico, ma un problema di classe dirigente. Bisogna dare ai giovani più responsabilità, valorizzare creatività e capacità. Insomma, bisogna dare loro le chiavi del futuro che sono le loro chiavi.

Quali sono gli strumenti per farlo?

Stiamo presentando tre strumenti didattici che abbiamo chiamato “Voci di cultura d’impresa”. Si tratta di strumenti rivolti ai bambini delle elementari, ai ragazzi delle scuole superiori e agli studenti universitari. Ogni prodotto è tagliato per queste diverse fasce d’età e può essere adottato dagli insegnati e trasmesso ai ragazzi. Il nostro obiettivo è di stimolare, fin dalla tenera età, il desiderio, la speranza di un’eventuale vocazione a fare l’imprenditore o il manager.

La formazione scolastica del Sud Italia è all’altezza della sfida? Che ruolo può giocare Catania?

Penso che Catania possa vantare una serie di primati. Questa è la città con il maggior numero di startup in Italia. Questo vuol dire che Catania, nonostante il contesto ambientale ostile, è la realtà con il maggiore numero di nuove imprese che nascono. Catania ha una fortissima esperienza di collaborazione tra Università e impresa. E mi riferisco a imprese multinazionali di grande livello. La mia sensazione è che a Catania ci sono tutte le premesse per consolidare un ruolo di leadership all’interno del tema tra Università e impresa e nel settore della formazione manageriale.

 


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