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Crisi della grande distribuzione
Leonardi: "Dove è la Coop?"

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Da sx Monica Genovese, Giovanni Pistorio, Gino Scarfalloto, Angelo Villari, Pina Palella e Francesco Cantafia



Catania. Il monito della Cgil alle imprese: “A Catania i diritti non sono sospesi”. Il punto sulla situazione del commercio, in città e in provincia, non promette nulla di buono. Lo dicono i sindacalisti della Cgil che, alla presenza di una delegazione di dipendenti Ipercoop, hanno sviscerato l’argomento. Le cifre parlano chiaro: 2400 strutture commerciali chiuse, botteghe sfitte e un centro storico semideserto. Tre le cause principali: “Il calo dei consumi (-5%, a dispetto del decreto Salva Italia che ha liberalizzato in modo selvaggio gli orari dei negozi), il costo esoso degli affitti e il proliferare continuo di grossi centri commerciali in provincia ”.

A Catania va, infatti, il primato per la città europea con maggiore concentrazione di centri commerciali: tredici al pari di Oslo, quattordici tenendo conto dell’Outlet che nascerà presto a Motta. La crisi morde, neanche i grandi centri sono al riparo. Angelo Villari, segretario generale della Camera del lavoro, ha sottolineato un dato non da poco: “la crisi non risparmia gli hard discount”. Monica Genovese, segretaria generale della Filcams Sicilia, ha fatto il quadro della situazione generale di progressivo impoverimento. Una situazione che colpisce proprio i lavoratori a tempo determinato dei grandi centri (“moderne fabbriche di precariato”), che rientrano nella fotografia scattata dell’Istat sulla soglia di povertà: ottocento euro mensili.

Un circolo vizioso (lavoro sottopagato, crisi) che ha un collegamento diretto con il rischio dell’illegalità. Infatti, vi è un ricorso sempre più frequente all’indebitamento. Anche per questo, misure come la stabilizzazione dei precari e la certezza della cassa integrazione diventano fattori fondamentali. Villari ha portato l’esempio dei lavoratori di Ipercoop, molti a tempo determinato e non stabilizzati (a dispetto dei quasi 36 mesi di lavoro). Il gruppo “chiama altri lavoratori per poco tempo e non stabilizza quelli a tempo determinato” e in più arriva a chiedere “ben 16000 ore di straordinario”. Un altro caso riguarda la vertenza Aligrup sulla quale è intervenuto Salvo Leonardi, segretario provinciale della Filcams Cgil. “Da dieci giorni circa il Tribunale ha dato il via libera alle Coop che però si ostinano a non sedersi al tavolo e non ci dicono nulla. Si erano impegnati ad acquisire le Zagare subito e gli altri centri a settembre. Bene, sediamoci insieme a mettiamo a punto tutto. Cosa si sta aspettando ancora?”. Leonardi, inoltre, non ha nascosto il proprio malcontento per le intenzioni, poi ridimensionate, di acquisizione da parte di Coop: da ventuno a sei punti vendita nel giro di sette mesi. Per quanto riguarda la cassa integrazione, la Cgil non ha dubbi: va sbloccata subito anche per evitare che i dipendenti, per i morsi della fame, si indebitino con gli usurai. Anche per questo la Cgil ha chiesto alle aziende di “assumersi la responsabilità sociale”. Poi alcune proposte per fare fronte alla difficile crisi che attanaglia il commercio. Abbassare i canoni d’affitto e dare vita a una rete di negozi del centro storico per creare un “centro commerciale naturale”.

 

 

 

 

 

 


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