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L'editoriale

Catania capitale dell'infedeltà

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CATANIA - Il fatto è che a Catania mentre si cambia tetto, letto e sottoveste non si pensa che si stia facendo un tradimento, tantomeno un inganno. Sono le situazioni che ti ci portano all’infedeltà, si giustificano sotto il liotru, mica è una colpa se quello ti trascura, anzi “avrei dovuto pensarci prima a farmi finalmente i c... miei” dicono. E hanno anche ragione perché bisogna credersi amati per credersi infedeli. Non a caso, secondo quanto ha scritto gleeden.com , importante sito dedicato interamente agli incontri extraconiugali di persone sposate, Catania risulta ampiamente in testa con settemila iscritti nella speciale “hit parade” delle “corna”, una vera e propria capitale di cornuti: a seguire Palermo con seimila e Messina con tremila. L’amore come la biancheria: tanto più dolce e profumata quanto più spesso si cambia. Un turbinio cangiante di baci sudaticci e molliccie strette di mano: ridono e neppure abbassano gli occhi, mentre si fanno avanti in un’altra strada fino a ieri diversa dalla loro. L’infedeltà diffusa, potremmo chiamarla. Non c'entra Brancati, anzi non basta a spiegare l’ampiezza del fenomeno. Il demonio dell’ingratitudine figlio della convenienza, l’appagante fuitina come suo corollario felice. Altro giro, altra corsa. Signori, a Catania novella Battipaglia, si cambia! Si sale e si scende, si (s)cambia per non morire. Anche in politica, elezioni alle porte, in questi giorni si entra, si esce, si fugge e si ritorna. Levantini come non mai, politicanti ingrati per vocazione e bottegai per professione. Partiti vecchi e nuovi come bordelli: un colpo e via. Un taxi per non rimanere a piedi. Una promessa, un assessorato, un provvedimento: basta solo l’illusione per cambiare, lasciare tutto e andare verso un nuovo accomodamento.

L’irresistibile profumo della profferta è ormai sufficiente a convincere intere legioni a cambiare casacca, poco importa se la stessa è indossata anche da coniugi o parenti prossimi. Per quell’olezzo di sottana si perde la tramontana, come il fanciullesco richiamo a raccogliere grano senza aver mietuto. Infelice sublimazione della irresponsabilità precoce, paralisi dell’anima come morte prematura di una comunità che ha dimenticato l’insegnamento più grande della nobile patrona Agata, Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est, letteralmente “non offendere il paese di Agata, perché è vendicatrice di ogni ingiustizia”. E non resta che invocare: alle urne, alle urne!


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