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La realtà a Catania

Adozioni internazionali
Numeri, costi e procedure

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Maria Virgillito



CATANIA - “Una donna che diventa madre d'un bambino nato da un'altra donna è come acqua che evapora e si fa nube, volando in cielo per portare acqua a un albero nel deserto”. Madre Teresa dipingeva con queste soavi parole il delicato mondo delle adozioni. A Catania e a Palermo l’ASA, presente ormai su tutto il territorio nazionale, conserva le sue sedi storiche in qualità di Ente Autorizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri all’assistenza e al supporto delle famiglie che si apprestano ad intraprendere il cammino delle adozioni internazionali. Un percorso fatto di passaggi amministrativi e burocratici, viaggi all’estero, scambi culturali e infiniti slanci emotivi. Già, perché un bambino ti fa affacciare al “davanzale” della vita con occhi diversi. Ne è convinta Maria Virgillito, presidente dell’Associazione Solidarietà Adozioni, che in questi anni ha assaporato il senso di tante piccole grandi storie umane di generosità. L’Onlus, dal 2001 al 2012, ha ricevuto mandato per curare le procedure di adozione internazionale da 780 nuclei familiari.

Quali i dati delle adozioni internazionali in Sicilia?

“Nel 2012 sono 186 i minori adottati e 124 le coppie coinvolte”.

Rispetto agli anni precedenti si assiste ad un calo. A cosa è dovuto?

“È fisiologico, perché molto dipende dai paesi di provenienza dei bambini. Oggi assistiamo allo sviluppo economico di numerosi Paesi d’origine dei minori, al progressivo miglioramento delle loro condizioni di vita e al rafforzamento degli interventi sociali a favore dell’infanzia, che fanno sì che si ricorra il meno possibile all’adozione internazionale come strumento di tutela.

L’iter per le adozioni, da paese a paese, quanto cambia?

Virgillito con lo staff italiano dell'Asa



“Cambia parecchio, perché non tutti i Paesi esteri hanno ratificato la Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori, che disciplina la cooperazione fra le autorità competenti presenti nel Paese d’origine del minore e in quello d’accoglienza. In Italia, la Convenzione è stata ratificata nel ’98, con la legge 476. Grazie a questa legge è stato eliminato il cosiddetto fenomeno delle adozioni “fai da te” con l’istituzione della Commissione per le Adozioni Internazionali e degli Enti Autorizzati. Quest’ultimi hanno l’obbligo di intervenire in tutte le procedure di adozione per tutelare il superiore interesse dei bambini e accompagnare le coppie in tutte le fasi del percorso. E’ stata così modificata la precedente disciplina che permetteva alle coppie di recarsi all’estero per adottare, senza che nessuna autorità estera o italiana potesse effettivamente collaborare vigilando sull’iter della procedura, verificando l’effettivo stato di abbandono dei bambini, le loro condizioni psicologiche e le loro reali esigenze affettive. Adesso quando si effettua un’adozione nei paesi Aja, accade che l’Ente invii all’estero il fascicolo della coppia, che viene esaminato dal Servizio adozioni del Paese estero prescelto. Finita questa fase, viene proposta ed inviata in Ente la documentazione relativa all’abbinamento della coppia con il bambino, che è la fase più delicata del percorso. Per i Paesi che non hanno ratificato la Convenzione, come l’Ucraina per esempio, è previsto che la coppia si rechi all’estero per ricevere l’abbinamento e vivere lì tutta questa fase.

Che durata ha la dichiarazione di disponibilità effettuata in tribunale?

“Tre anni per la nazionale”.

Per l’internazionale?

“Occorre, in primis, dichiarare la propria disponibilità presso il Tribunale dei Minori territorialmente competente e sottoporsi all’indagine dei servizi territoriali tesa a fornire al giudice gli elementi di valutazione. Ricevuta la relazione, il Tribunale dei Minori convocherà i coniugi per decidere se rilasciare o meno il decreto di idoneità. Se la coppia non dovesse essere dichiarata idonea, ha la possibilità di ricorrere in Corte d’appello. In ogni modo, entro un anno dalla notifica del decreto di idoneità vi è l’obbligo di iniziare la procedura adottiva, conferendo l’incarico per l’adozione internazionale ad uno degli enti autorizzati dalla Commissione e iscritto nell’apposito Albo”.

La società è cambiata, la famiglia pure. Quanto incide questo sulle adozioni internazionali?

“In Italia si ha sempre più paura a mettere su famiglia. Più che economico è, difatti, un blocco psicologico dato che i costi della procedura di adozione vengono scanditi nel tempo e che in Sicilia una normativa regionale prevede rimborsi in materia. Paradossalmente, sono spesso le coppie monoreddito ad intraprendere il percorso d’adozione convinti che l’affetto e la dedizione nei confronti di un bambino non abbiano prezzo. A questo fa eco inoltre un dato in netto aumento: oggi 4 coppie su 10 non riescono ad avere figli”.

I costi della procedura?

“Mediamente 6000 euro per quanto riguarda il costo dei servizi resi dall’Ente in Italia, all’estero dipende dal Paese. Si va dai 5.400 della Repubblica Ceca ai 6.000 dell’Ucraina e ai 7.000 dell’Ungheria”.

A chi afferma che dietro le adozioni vi sono realtà deludenti ai limiti dell’illegalità cosa si sente di dire?

“La Commissione ha il compito di stipulare accordi di collaborazione con le Autorità estere e di vigilare sull’attività degli Enti. Come in ogni campo, anche in questo esistono casi negativi, ma fortunatamente esistono anche realtà molto incoraggianti. Credo fortemente che l’adozione sia un’opportunità, un progetto a favore di tutte le giovani generazioni, perché tutti i bambini hanno diritto ad avere una famiglia. D’altra parte così come è nello spirito dell’ormai numerosissima famiglia dell’ASA, la vita va accolta sempre, comunque, da qualsiasi parte del mondo arrivi ”.

 


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