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Al Teatro Massimo Bellini in scena Shéhérazade

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CATANIA- Il Teatro Massimo Bellini di Catania dedica il suo primo balletto della stagione 2013 a due grandi nomi saldamente legati alla storia del ballo: Sergej Diaghilev e Vaslav Nijinskij.

LE OPERE IN SCENA E LA TRAMA- In programmazione c’è Shéhérazade (in scena dal 19 al 24 febbraio 2013 nei vari turni), musiche di Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908), una difficile composizione, il tutto arricchito da alcune “chicche” musicali, danzate nel nome di Diaghilev e Nijinskij, due grandi artefici della danza del Novecento.

I ballerini provengono dalla “The russian state ballet”, solisti Maya Ivanova, Igor Subbotin, Dmitry Protsenko, Kostantin Telyanikov, Andrey Evdokimov; direttore artistico Viacheslav M. Gordeev, direttore Alevtina Ioffe, direttore del balletto Vitaly Akhundov; orchestra e tecnici del Teatro Massimo Bellini di Catania.

Il Diaghilev e Nijinskij/Shéhérazade è un balletto in due parti: la prima parte è una fantasia coreografica di Viacheslav Gordeev, libretto di Aleksandr Maksov la quale prevede un collage di celebri composizioni, create dall’estro artistico di Diaghilev (interpretato da Igor Subbotin) e Nijinskij (Andrey Avdokimov) i quali “raccontano” la loro vita insieme attraverso importanti musiche: Invito al valzer (Lo spettro della rosa) di Carl Maria von Weber (1786-1826), nell’orchestrazione di Hector Berlioz; due i Preludi di Frédéric Chopin (1810-1849), il n. 7 in la magg. op. 28 e il n. 8 in fa diesis min. op. 28; di Igor Stravinskij (1882-1971) sono stati eseguiti due adagi: quello del Petruška e quello de Uccello di fuoco. Di Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908) è stato anticipato l’adagio della celebre partitura Shéhérazade; seguiva il celeberrimo brano per violoncello “La morte del cigno” di Camille Saint-Saëns (1835-1921), dal Carnevale degli animali; a chiusura della prima parte ritorna il brano d’apertura Lo spettro della Rosa.

La seconda parte è tutta dedicata a Shéhérazade, dramma coreografico di Michel Fokine, libretto dello stesso Michel Fokine e Kostantin Kostin, tratta dall’omonima suite sinfonica di Rimskij-Korsakov. Il dramma, tratto dalle Mille e una notte, è insieme a “Lo spettro della rosa” di von Weber uno dei cavalli di battaglia della produzione di Nijinskij ballerino e coreografo.

La trama del balletto costituisce il motivo anticipatore de Mille e una notte, nel cui racconto Shéhérazade, l’ultima sposa di Shariar, shah di Persia, riesce ad allungare la propria vita notte dopo notte e fino ad ottenerne la grazia, raccontando ogni sera una storia al potente signore, “il quale aveva giurato di mettere a morte tutte le sue mogli dopo la prima notte di nozze, convinto che tutte le donne siano false ed infedeli”.

La composizione si apre con una cadenza virtuosistica affidata al primo violino, accompagnato dall’arpa, largo e maestoso, lento, in cui il rigoroso shah per provare la fedeltà delle proprie mogli finge di partire per la caccia insieme al fratello Zahman, lasciando gli eunuchi a guardia dell’harem.

Durante l’assenza, il guardiano apre le porte segrete agli “schiavi negri” corrotto dalle sue abitanti con ori e gioielli preziosi.

Zobeide, si lascia ammaliare dallo schiavo in abiti d’oro. Il corteggiamento fra schiavi e favorite è caratterizzato da una musica frenetica indicativa della passione sensuale e dello sfogo sessuale orgiastico coi servi. Al suo arrivo a sorpresa, lo shah ed il fratello si trovano in mezzo ad un baccanale, la cui risposta non può che essere il massacro di tutti i traditori, concubine, schiavi ed eunuchi. Si salva solo la favorita, risparmiata dal lungo amore che il re prova per lei, ma Zobeide preferisce al vivere il trafiggersi con un pugnale.

Il balletto rielabora la musica di Rimskij-Korsakov e venne rappresentato per la prima volta nel 1910 all’Opéra Garnier di Parigi, due anni dopo la morte del compositore. Frutto del genio organizzativo dell’impresario Diaghilev, il quale pose nel ruolo dello schiavo vestito d’oro il suo “favorito” Nijinskij e quale prima ballerina (Zobeide) la grandiosa Ida Rubinstejn. Dei quattro movimenti di cui si compone la musica del compositore russo di fine ‘800, il balletto Shéhérazade ne utilizza solo tre: il primo come ouverture, il secondo e il quarto nel quale si innesta la trama.

L’ESECUZIONE, VISTO PER VOI- Bellissima soirée musicale, caratterizzata da una elevata esecuzione tanto dal punto di vista musicale, quanto da quello coreografico.

La direzione dell’orchestra del Massimo Teatro catanese è stata affidata alla notevole preparazione e capacità di Alevtina Ioffe, bionda coi capelli raccolti, pantaloni, frac e un formoso cinturone luccicante. Molto precisa nella direzione, in particolare nella seconda parte, la giovane direttrice ha mostrato tutte le sue non indifferenti doti anche nel complicato ultimo movimento dal ritmo frenetico, tagliente. Molto bravi gli orchestrali con un’esecuzione lodevole dell’intero programma di sala.

Elegante la scenografia associata a indovinati effetti di luce, composta di veli e tende tipiche di quell’immaginario orientale che immediatamente catapultano lo spettatore verso il magico mondo dei palazzi sgargianti curati in ogni piccolo particolare, seducenti e spietati prìncipi, sensuali e splendide donne velate e truccate.

Notevole la scena della passione e della vendetta dello shah in cui non è l’orgia cruda a primeggiare, ma la passione delle “costrette” nelle sontuose sale dell’harem, le quali esplodono in una danza liberatrice e di vita bacchica.

Allo stesso modo il volontario sacrificio della favorita è un grido alla indipendenza del corpo molto ben reso dalla brava Maya Ivanova.

Attento il pubblico il quale ha profondamente applaudito l’allestimento, non risparmiando onori ad una notevole esecuzione.

 


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