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Greenpeace

"Is an other world possible"
Contest alla Lomax

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Catania, greenpeace, lomax, Zapping

Contest di Greenpeace



CATANIA. Una piacevole serata tra musica dal vivo, cortometraggi, contest fotografico e aperitivo biologico il tutto regolato da un comune denominatore: la tutela dell’ambiente, del clima, della salute per un futuro energetico più pulito. Questa è solo l’ultima delle iniziative organizzate dal gruppo locale di Catania Greenpeace. Nel corso della serata, infatti, oltre all’esibizione dal vivo della band catanese “Helettrik”, è stato anche proiettato il cortometraggio “Uno al giorno” del regista Mimmo Calopresti. Il corto è, non a caso, ispirato proprio all’impegno da sempre profuso da Greenpeace nel denunciare i danni causati al Paese dal carbone impiegato da Enel nella produzione di energia elettrica.

Se un altro mondo è possibile è l’interrogativo, quindi, posto da Greenpeace e le considerazioni da fare a riguardo risultano essere molte. In Italia, fino ad ora, ci si è giustamente mossi non poco per scongiurare, per esempio, l’eventuale avviamento di costruzione di centrali nucleari, ma si continua evidentemente a sottovalutare le pericolose conseguenze generate dagli altri procedimenti in atto per lo sviluppo di energia? Forse sì.

L’Enel, per esempio, affermata multinazionale ed azienda leader nel nostro paese per la produzione di energia nonché azienda controllata a maggioranza relativa dal governo italiano, utilizza appunto il carbone come combustibile per la produzione di elettricità, con un conseguente impatto sull’ambiente che forse ha davvero poco a che spartire con il termine “sostenibilità”. Greenpeace – da sempre in prima linea attraverso proteste e campagne pacifiche a favore della tutela dell’ambiente – denuncia questa situazione da decenni ed ha condotto un’indagine, secondo la quale l’azienda Enel si aggiudica la maglia nera per l’inquinamento. E’ il primo emettitore, infatti, in Italia di anidride carbonica con una quantità prodotta di CO2 di circa 3,8 milioni di tonnellate (emesse solo nel 2011) e quarto in Europa. Tre quarti della produzione termoelettrica da carbone, nel nostro Paese, sono appannaggio di Enel che, inoltre, ha in programma la realizzazione di due nuove centrali a carbone a Porto Tolle e Rossano Calabro. Secondo quanto sostiene Greenpeace, le conseguenze che si genererebbero da una produzione di anidride carbonica così ingente potrebbero essere devastanti per la salute e per l’ambiente. Il carbone, dunque, sembra essere la strada più rapida, ma anche la più dolorosa per alterare definitivamente il clima e per avvelenare ulteriormente l’aria che respiriamo.

Inoltre, la diffusione della suddetta indagine è costata non poco a Greenpeace: trascinata in tribunale, lo scorso luglio, dall’azienda che richiedeva oltre all’oscuramento di tutte le sue attività di informazione e di protesta anche un risarcimento pecuniario esorbitante. Il tribunale di Roma ha poi rigettato il ricorso tentato da Enel, riconoscendo che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici prodotti, che dimostrano oggettivamente gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana.

“Una morte prematura al giorno e 1,8 miliardi di euro l’anno di danni alla salute, all’economia e all’ambiente. Questi sono i veri numeri di ciò che Enel fa in Italia con il carbone, la fonte energetica più sporca e impattante per il clima e la salute umana - afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia - Se estendiamo l’analisi alla produzione europea a carbone della multinazionale italiana, abbiamo una stima di quasi 1.100 morti premature l’anno e danni per 4,3 miliardi”.

E ormai da tempo che si invoca la necessità di individuare nuove fonti di energia e in particolare investire sulle fonti rinnovabili. Un ritornello che da troppo tempo si sente dire, ma che non ha ancora trovato, purtroppo, piena applicazione.

 


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