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Antimafia

Passaggio di Testimone
Giornalisti uccisi dalla mafia

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giornalisti uccisi dalla mafia, Passaggio di testimone
CATANIA - Il Coro di Notte del Monastero dei Benedettini, ha ospitato la presentazione del libro Passaggio di testimone. Undici giornalisti uccisi dalla mafia e dal terrorismo, pubblicato da Navarra Editore, casa editrice attiva a Palermo dal 2007. Il testo si inserisce nella collana Fiori di Campo, diretta da Guido Orlando e Salvo Vitale e realizzata con la collaborazione dell’Associazione Culturale Peppino Impastato Onlus – Casa Memoria. Lo scopo che la collana si propone è quello di raccontare delle «piccole storie» o «esperienze», le quali, pur non essendo molto mote, hanno certamente condizionato la «grande storia». Così, in Passaggio di testimone, dodici giornalisti del nostro tempo presentano le «piccole storie» di undici loro colleghi, diversi per notorietà, epoca, età e tematiche trattate, ma morti tutti per il medesimo motivo, cioè per aver svolto il proprio mestiere. «Il libro non fornisce delle biografie complete» ha spiegato Vincenza Scuderi, prof.ssa dell’Università di Catania nonché membro dell’Associazione Antimafie “Rita Atria”. D’altronde, le vite degli undici uomini in questione (Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Carlo Casalegno, Peppino Impastato, Mario Francese, Walter Tobagi, Pippo Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Beppe Alfano) sono già ampiamente trattate in altri testi. «Il libro fornisce, invece, delle impronte, delle tracce. Trasmette le energie dei protagonisti». Non è importante ciò che, nello specifico, ogni giornalista ha fatto o detto, bensì il modo generale in cui ciascuno si è accostato alla propria professione. Rivestono, in tale ottica, un ruolo cruciale i ritratti (realizzati da Elena Ferrara), che di ogni soggetto colgono un aspetto caratteristico e che, per altro, conferiscono unità a questo libro scritto da più mani.

La presentazione di Passaggio di testimone, lungi dallo scadere nella semplice commemorazione, ha offerto, inoltre, lo spunto per una più ampia riflessione sul giornalismo d’inchiesta e sull’essenza stessa del giornalismo oggi. «Perché siamo qui, oggi? Cosa deve fare un giornalista? Perché il giornalismo d’inchiesta è necessario?» ha domandato al pubblico il giornalista e scrittore Gianpiero Caldarella, che del libro ha curato le pagine relative a Cosimo Cristina. La risposta è suonata tanto brutale quanto veritiera: «Perché viviamo in un Paese in cui gli archivi di Stato si aprono raramente. L’inchiesta è necessaria perché viviamo in un Paese di insabbiatori. Un giornale non è giustificato soltanto perché ha i conti in ordine, se poi, all’interno, fa il proprio interesse».

Ha concluso l’incontro Graziella Proto, direttrice della rivista Casa Blanca ed orgogliosa esponente della “scuola di pensiero” di Giuseppe Fava. «Quello del giornalista non è un mestiere come un altro» ha affermato Graziella. «Il giornalismo etico è quello di verità. Ma, a Catania e in Sicilia le notizie sono sotto una cappa di piombo perché sono diventate una merce, che viene selezionata, modificata e venduta al miglior offerente». Gli undici giornalisti protagonisti di Passaggio di testimone, invece, ricercavano la verità, non lo scoop, e «consumavano le suole» recandosi personalmente a reperire le notizie. E vi è di più. In risposta a quanti continuano ad asserire che la Sicilia sia per eccellenza la terra della mafia, è possibile ribattere che ben otto degli undici giornalisti trattati dal libro erano siciliani.

Dunque, Passaggio di testimone, ovvero, esigenza e orgoglio di riprendere, per così dire, tanti piccoli, cruciali discorsi lasciati tutti in sospeso da un’uccisione violenta.


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