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Amnistia Giustzia e libertà

La Bernardini a piazza Lanza
"Condizioni disumane"

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carceri, Catania, Piazza lanza, rita bernardini, Politica

Rita Bernardini



CATANIA - Il carcere nasce per riformare ed educare alla civiltà, o, almeno, sarebbero questi gli ideali sui quali si fondò la prima casa circondariale. Ma stando a sentire il gruppo di Radicali riunitisi stamane davanti il carcere di piazza Lanza, a Catania non funziona così. I dati parlano da soli. Così come succede a Messina, dove contro i 179posti effettivi del carcere ci statebbero ben 372 detenuti, a Catania sarebbero in 470 a spartirsi uno spazio predisposto soltanto per 155 persone.

"Condizioni disumane - commenta Rita Bernardini deputata Radicale a capo della lista Amnistia e Libertà - ci sentiamo presi in giro da chi invece dovrebbe essere dalla nostra parte. All'interno del sito del Ministero alla Giustizia la capienza delle carceri è falsificata, tutto questo è inammissibile". Il problema degli spazi sarebbe soltanto il punto di partenza, questo, infatti, genererebbe una serie di disagi vergognosi come carenza di igiene e sporcizia. Problematiche definite dalla Corte Europea "trattamenti inumani e degradanti".

"Il carcere è il più grande problema sociale esistente nel nostro Paese- ha proseguito la Bernardini - prima ancora della crisi economica. Qui il carcere non è educativo, ma criminogeno". Parole che si fanno sempre più forti quando accompagnate da ulteriori dati allarmanti. "La maggior parte dei reati in Italia rimane impunita, chi sconta tutta la pena ha una recidiva pari all' 80%, contro il 30% di chi conosce le mura di una casa circondariale soltanto per un breve periodo".

La protesta di stamattina



Ultimo nodo da sciogliere, in prossimità delle elezioni, la possibilità di voto per i detenuti. "Non basta appendere una informativa burocratica che non verrà letta né, peggio, capita da molti detenuti. - ha concluso Rita Bernardini - il direttore del carcere di Lecce ha distribuito una modulistica a ciascun detenuto. Il voto è un diritto, ma anche un dovere. Per questa ragione, sulla scia pugliese, abbiamo deciso di inviare una lettera a tutti i direttori delle carceri italiane per invitarli ad agire così come, civilmente, sta avvenendo a Lecce".

 


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