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TEATRO BELLINI

Saitkoulov al pianoforte
"La musica in testa..."

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Catania, Saitkoulov, teatro bellini, Zapping
CATANIA- Un breve applauso. Di quelli che si fanno per la prassi di vedere “chi è di scena”. Il sorriso che non riesce a nascondere la elevata concentrazione; l’inchino veloce e schivo. Roustem Saitkoulov in frac nero si siede alla tastiera del gran coda al centro e del palco del Teatro Massimo Bellini. Guarda il tutto vuoto della tastiera. Con un ordinario fazzoletto bianco “spolvera” i tasti di ebano e galalite.

Lo sguardo, dalla tastiera, giunge fino alla punta estrema degli oltre due metri e quaranta del gran coda, e di lì fino al nulla. Poi si colora. Non vi sono spartiti, un concertista non ne necessita: bisogna avere la musica in testa e non la testa nella musica, dice sempre il M° Domenico De Meo. Un accordo a due mani rompe il silenzio: è l’Improptus, D. 899, op. 90 di Franz Schubert (Vienna 1797-1828), formato da quattro brani scritti fra l’estate e l’autunno del 1827, il primo movimento Allegro molto moderato è caratterizzato da un tema continuamente variato, con dissonanze marcate e pause.

Il II movimento, Allegro, è tanto veloce nella sua esecuzione quanto delicato il tatto dell’esecutore. Il III movimento, Andante, è caratterizzato da una fluttuante interruzione in contrasto con l’ampia e languida melodia. Struttura questa tanto cara a Felix Mendelssohn Bartholdy ripresa nei Lieder ohne Worte (Romanze senza parole).

Nel IV movimento, Allegretto, la melodia d’apertura in La bem. Magg., nella parte centrale, dialoga e “gioca” con la melodia del I mov., ricongiungendo in un unicum l’Impromptus. Gli accordi di chiusura sono in do Magg.. Fraseggio tipico di Schubert, presente ad esempio nel sommo Trio op. 100 (D929).

Buona l’esecuzione, soprattutto nell’Allegro nel quale il M° Saitkoulov mostra le sue elevate abilità tecniche ed esecutoree. La seconda performance sono i Klavierstücke, op. 118 di Johannes Brahms (1833-1897). Sono stati composti nell’estate del 1893 a Ischl, in Tirolo, nell’anno del suo sessantesimo genetliaco. Lo stesso anno in cui, in “fuga dal tempo”, compie il suo ottavo (e ultimo) viaggio in Italia, tanto comune fra l’aristocrazia teutonica e la sua colta rappresentanza “acculturata”.

Sicuramente non casuale la scelta dei Klavierstücke (letteralmente traducibile con pezzi per pianoforte): difatti, in questo suo Italienreise, il Cigno d’Amburgo giunge fino alla “lussuriosa e fiabesca” Taormina, quella che sarà qualche lustro dopo ritratta da Wilhelm von Glöden nei suoi giovani fauni nudi ….

I “Pezzi per pianoforte”, Opera 118, -dedicati a Clara Wieck Schumann- sono un lascito emozionale: il viaggio in Italia, e soprattutto la tappa sicula, permette a Brahms di ritrovare il felice stato d’animo che solo la Terra del Sole può così magistralmente offrire, individuabile nelle stravaganti indicazioni agogiche. E durante il viaggio ritrova quelle giovanili emozioni compositive come la Ballata e la Romanza, che in questi Stücke miscela e coniuga con la elevata esperienza di quasi cinquant’anni di attività concertistica e compositiva, sempre profondamente romantico, in netto antagonismo alla “nuova e avveniristica” musica wagneriana.

Così, il n. 1 dei Klavierstücke, Intermezzo, ha l’indicazione di andamento allegro non assai, ma molto appassionato; il n. 2 Intermezzo è indicato come Andante teneramente; bellissima e trascinante la Ballata (n. 3), Allegro energico; e così fino alla chiusura in Andante, largo e mesto.

Molto buona la performance dell’esecutore, anche se Brahms con la sua sensibilità romantica, stride con le energiche capacità del pianista russo.

La seconda parte del concerto è dedicata tutta a Frédéric Chopin (1810-1849). E proprio verso il grande compositore polacco l’esecutore mostra tutta la sua predilezione, passione ed elevata preparazione: difatti, nei brani di Chopin ottima è stata l’esecuzione, mostrando il solista Roustem Saitkoulov grande capacità espressiva ed elevata tecnica. Bravissimo anche nei bis, nei quali il pianista russo ha dichiarato la notevole conoscenza e vicinanza musicale verso il “Poeta romantico del pianoforte”.

Di alto lignaggio le opere in programma del Compositore polacco: in primis il Preludio n. 26 in Do diesis min., op. 45, composto nella sua ultima decade di vita. Gli editori avevano richiesto un pezzo brillante e sicuramente Chopin non delude le aspettative dei richiedenti. L’attacco viene ripreso dal Chiaro di luna, op. 27 n. 2, di Beethoven, scelta, questa, possibilmente al fatto che la pubblicazione dello spartito viene inserito dall’editore viennese Pietro Marchetti nell’Album-Beethoven, i cui proventi vennero destinati alla raccolta fondi per il monumento di Beethoven a Bonn, città che gli ha dato i natali.

Il secondo brano è stato lo Scherzo in Si bem. Min., op.31, composto sempre a Nohant nel 1837.

Il terzo brano è stato l’Andante spianato e Grande polonaise brillante in Mi bem. Magg., op. 22, composto a Varsavia da un ventenne Chopin, come Polonaise brillante con orchestra, ma mai pubblicata. Ispirandosi –possibilmente- al celebre terzo Concerto Cantabile spianato e Polonaise brillante di Paganini, Chopin la rivisita aggiungendovi un Andante spianato. Il risultato è stato un bellissimo pezzo sui generis, ove l’Andante e la Polacca, sono collegati da un intermezzo per orchestra di sedici battute il quale, nonostante la dolcezza e originalità, viene molto raramente eseguito. Addirittura, la versione “pianoforte solo” è diventata un tocco chic nelle esecuzioni di fine ‘800. La bellissima melodia è stata utilizzata nel film del 2002 “Il pianista” di Roman Polański.

Generosa l’esecuzione dei bis, presi fra gli Studi di Chopin: ottimamente eseguito lo Studio op. 10 n. 12, detto il Rivoluzionario, composto nel 1831, caratterizzato per l’impetuoso scorrere della mano sinistra nella tastiera del pianoforte in modo ascendente e discendente.

L’esecutore e l’esecuzione- Roustem Saitkoulov, è nato quarantun anni fa a Kazan in Russia. Già a quattro anni inizia lo studio del pianoforte, proseguito poi presso il conservatorio Tciaikovskij di Mosca e, successivamente, presso la Suola Superiore di Monaco di Baviera. Il curriculum impeccabile lo ha visto applaudito in tutti i continenti, ivi inclusi Africa e Giappone, Sud e Nord America. Poche le sue uscite discografiche –premiata quella sugli Studi del Cigno polacco-, ha vinto prestigiosi premi e concorsi, fra cui il “Ferruccio Busoni” nel 1991 (VI class.).

Specializzato in Chopin e nei compositori russi: da vedere e sentire l’elegante e pregiata esecuzione su “You Tube” del Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov e degli Studi di Prokofiev.

 


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