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"violazione della legge elettorale"

Processo Cenere, da Scapagnini a Fatuzzo
La Cassazione:"Interdizione dai pubblici uffici"

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CATANIA – A tre mesi dalla sentenza definitiva del
processo Cenere
, la Cassazione ha depositato le motivazioni (DOCUMENTO) spiegando perché sono stati rigettati i ricorsi presentati in Appello.

La Corte ritiene che ci sia stato un collegamento diretto tra le due delibere che hanno consentito di versare, a due giorni dalle elezioni, contributi previdenziali ai 6mila dipendenti comunali. Un caso portato alla luce grazie all'inchiesta dei pm Ignazio Fonzo e Francesco Puleio.

La prima determina di giunta, datata 10 maggio 2005 non ha stanziato i fondi ma, come atto di indirizzo politico, ha previsto i pagamenti poi effettuati tre giorni dopo su disposizione dell'ex sindaco Umberto Scapagnini. In questo modo è stata violata -secondo i giudici- la legge elettorale, condizionando il voto che ha consentito a Scapagnini di essere riconfermato e agli ex assessori di ottenere un vantaggio diretto in quanto candidati alle comunali.

Gli occhi sono puntati su Fabio Fatuzzo che, nonostante l'interdizione dai pubblici uffici, è stato nominato  grazie all'accordo con i sindaci di Pdl, Pd e Udc, direttore generale dell'Acoset, la società che gestisce il servizio idrico nella provincia di Catania. Un fatto che ha scatenato la protesta del gruppo dirigente del Megafono, di una parte del Pd etneo e di Cittainsieme . Ma anche la difesa dell'Acoset che ha sottolineato come Fatuzzo abbia "lavorato bene" da presidente prima delle dimissioni causate dalla condanna.

La difesa di Fabio Fatuzzo ha evidenziato, ricorrendo in Cassazione, che la delibera del 10 maggio 2005 di stanziamento dei fondi, non sarebbe stata “idonea a produrre da sola il trasferimento di denaro”, poi avvenuto in seguito a un provvedimento del sindaco a due giorni dal voto. Per la Corte, si tratta di motivo di ricorso “infondato”, visto che le due delibere sarebbero “inscindibili” e quindi direttamente collegate”.

La partecipazione di Fatuzzo, alla seduta di giunta del 10 maggio 2005, sottolineano i legali, non avrebbe comportanto “alcun impegno finanziario ma un mero atto di indirizzo”. Anche questo punto non viene accolto dalla Cassazione. E ancora, “il reato”, secondo la difesa di Fatuzzo, sarebbe stato reso “impossibile”, dalla delibera firmata dall'ex assessore, ma la Corte non ha condiviso il ragionamento.

Fatti questi presupposti, la Cassazione ha rigettato i ricorsi e condannato tutti gli imputati al pagamento delle spese processuali. Umberto Scapagnini è stato condannato anche al rimborso delle spese, in favore della parte civile, per 4600 euro.

Le pene sono: 2 anni e 6 mesi di reclusione per Scapagnini, 2 anni e 2 mesi per Nino Strano, Fabio Fatuzzo, Antonino Nicotra, Filippo Grasso, Ignazio De Mauro e Orazio D’Antoni. Confermata anche la condanna a 50 mila euro di risarcimento in favore di Enzo Bianco, avversario dell’ex sindaco nella tornata amministrativa del maggio 2005 costituitosi parte civile nel processo. Le pene sono condonate: nessuno, cioè, andrà in carcere. Ma per tutti e sette i politici è scattata l'interdizione temporanea dai pubblici uffici.

 

 


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