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CICLO DEI RIFIUTI

Legambiente:
“Inchiesta all'Ars”

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Catania, dia, legambiente, rifiuti

Mimmo Fontana



CATANIA. Una cosa è certa: senza la complicità dei colletti bianchi non ci sarebbe l’infiltrazione della Mafia nella gestione dei rifiuti. La posizione di Legambiente Sicilia è ferma e precisa. Lo snodo da contrastare e cancellare è solo uno: la collusione. “E quando parlo di colletti bianchi – precisa il Presidente Regionale Mimmo Fontana – intendo sia funzionari pubblici che amministratori politici”. Nel filone dell’inchiesta, portata alla luce da LiveSiciliaCatania, emerge dalle indagini e dalle intercettazioni della Dia una presunta falsificazione nei dati della raccolta differenziata.

“Sostanzialmente – continua Fontana – quello scoperto dalla Direzione Investigativa Antimafia conferma quello che noi denunciamo da tempo. Insomma non è cambiato nulla con il passaggio delle responsabilità dai comuni agli Ato, l’interferenza di cosa nostra nella nettezza urbana esisteva , esiste ed esisterà ancora se non si cambierà il modo di fare politica su questa delicata materia”. Legambiente non vede di buon occhi neanche la previsione il ritorno della gestione diretta ai comuni. “Non è questa la soluzione” evidenzia il presidente regionale . Bisogna, allora, guardare alle esperienze virtuose delle altre regioni italiane e anche di alcuni comuni siciliani. La proposta è quella di promuovere la libera associazione dei Comuni che “non devono rimanere nel recinto delle provincie”.

Era già nell’aria, ma l’operazione della Dia ha accelerato i tempi e Legambiente ha deciso di chiedere alla Regione siciliana di istituire una Commissione di inchiesta all’Ars per scoprire le responsabilità penali e politiche, di quello che è definito dall’associazione, un sistema “fallimentare”. “Al Parlamento c’è stata un’iniziativa simile – racconta Fontana – ed è stato appurato come c’era un dolo nel mancato funzionamento della gestione dei rifiuti, è impossibile che in Sicilia non si conoscano i responsabili di questo fallimento su tutti i livelli: dall’impermeabilità delle infiltrazioni mafiose, la criminalità organizzata, – evidenzia – lo dimostra anche questa inchiesta, interferisce nel ciclo dei rifiuti, dal punto di vista finanziario, è stato creato un buco di 1 miliardo di euro, e ultimo dal lato dell’efficienza,- conclude - la Sicilia è più sporca di prima”.

L’ecomafia in Italia ha numeri da capogiro: con l’operazione della Dia di Catania, le inchieste per traffico organizzato di rifiuti diventano 205. Le indagini hanno comportato 1.289 ordinanze di custodie cautelari, 3mila852 denunce e sono state 689 le aziende coinvolte. Le procure che hanno indagato sono state 89 coinvolgendo tutte le regioni d’Italia, ad eccezione della Valle D’Aosta, ed anche 25 Paesi esteri.

Paolo Guarnaccia



E’ una realtà che indigna ma non sorprende. La gestione dei rifiuti da parte della Mafia è fenomeno conosciuto in ogni suo aspetto. Paolo Guarnaccia, ricercatore universitario e promotore nell’isola della strategia Rifiuti Zero, commenta: “Leggere di questa operazione non mi ha meravigliato, l’interesse del crimine organizzato a questo settore economico è risaputo. E l’unico modo per poter fermare questa connivenza è pianificare secondo i principi dettati dall’Unione Europea. Rispettare la legge permetterebbe di colmare quei vuoti dove oggi si insinua, con estrema facilità, la Mafia”. Economicità, sostenibilità, prossimità e sufficienza. Questi sono i quattro punti cardine. “Ad esempio rispettare il principio di prossimità – spiega- eviterebbe il fatto di dover percorrere chilometri e chilometri per conferire i rifiuti in discarica, incarico espletato dalle ditte di trasporti che è noto hanno molti legami con la criminalità organizzata”. “Bisogna sedersi attorno ad un tavolo – afferma Guarnaccia – per fare una pianificazione che dia voce agli esperti del settore. Bisogna che il rifiuto venga trasformato in risorsa, penso come una gestione virtuosa potrebbe generare nuovi posti di lavoro e nuove imprese: la cosiddetta green economy”.

In Sicilia ogni anno vengono conferiti in discarica 2 mila e 300 tonnellate di rifiuti per un costo ai siciliani di 260 milioni di euro. “Puntare al riciclaggio – conclude Guarnaccia – è stimato farebbe risparmiare 100 milioni di euro con l’effetto di creare 30 mila posti di lavoro”.

 

 


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