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PIAZZA UNIVERSITA'

Capodanno, i socio assistenziali:
"Protesta durante il concerto"

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Catania, Corrado Tabbita Siena, oda, piazza università, Cronaca
CATANIA – Riappare lo spettro della crisi per l'Opera Diocesana Assistenza. Corrado Tabbita Siena, segretario territoriale dell'Unione sindacale di Base, denuncia il mancato pagamento delle spettanze dei lavoratori: “Non ricevono lo stipendio da Ottobre”. E lancia l'allarme: “L'andamento delle crisi Oda è preoccupante, temo – ha dichiarato a LiveSiciliaCatania Tabbita Siena- che si andrà verso la diminuzione dei plessi, dei servizi, e forse del personale”. La proposta del leader sindacale è chiara: “Bisogna riaprire il tavolo delle trattative alla Regione”. Intanto esplode il caso sul presidio permanente di Piazza Università degli operatori socio-assistenziali ormai all'ottantesimo giorno: “Per i festeggiamenti di capodanno ci è stato chiesto di sloggiare”- ha fatto sapere il segretario Usb. “Noi però – ha dichiarato- non ci spostiamo. Ci dovranno costringere”.

Rilanciata la battaglia per l'Oda. Che sta succedendo?

Il motivo base è il ritardo dei pagamenti delle spettanze. Mancano all'appello gli stipendi di ottobre, novembre e tredicesima. L'andamento credo che sia preoccupante. C'è una crisi dell'ente Oda, dettata dalla mancanza di liquidità, nonostante l'Asp abbia trasmesso regolarmente i mandati. Il problema alla base sta nell'organizzazione. Questo è un problema che da anni sosteniamo. Non c'è stata mai chiarezza in merito. Si va progressivamente verso la diminuzione dei servizi e dei plessi. E, ahime, temo che ci possa essere una diminuzione del personale.

Lo dice il nome stesso, l'Oda appartiene alla diocesi. Qual è attualmente la posizione della Curia?

Quella del Vescovo è di piena delega a Mons. Russo, il presidente, e di piena fiducia, rinnovata proprio durante gli auguri di Natale. In quella sede Don Russo è stato elogiato per il lavoro svolto e anche gli operatori sono stati elogiati per la pazienza dimostrata. La riunione però è stata disertata dai lavoratori, che si sono rifiutati di fare l'ormai annuale augurio all'Arcivescovo, proprio perché non si sentono più tutelati dal punto di vista economico.

Qual è la soluzione che l'Usb propone per uscire da questa crisi?

Riaprire quel benedetto tavolo tecnico che era stato aperto alla Regione e che ancora non si sa bene perché sia saltato. O meglio, probabilmente è saltato perché quel tavolo avrebbe messo chiarezza, nero su bianco, sulla situazione reale dell'Oda, per ripartire poi con un piano industriale di risanamento.

Perché una conferenza stampa in piazza Università, in quello che ormai è stato definito il “salotto degli ultimi”?

Per riattivare l'attenzione sulle vere problematiche di questa città. Catania spesso si distrae. Vedi la lotta dei socio-assistenziali che continua ininterrottamente da quasi ottanta giorni. Vedi pure la situazione dell'Amt. Vedi pure la Multiservizi. Vedi la situazione Oda. Insomma, c'è in ballo il futuro della città. Bisogna dare l'opportunità ai cittadini di aprire gli occhi su quello che realmente sta accadendo. In maniera tale che, conoscendo la vera-verità, si possa intervenire per risanare, non per distruggere. Temo che ci sia chi in questa città vuole lasciare un deserto. Ciò rischia di avvenire, è il mio timore personale, affinché questa città possa essere controllata ancora meglio.

Per la notte di San Silvestro Piazza Università sarà teatro di spettacoli, stand e festeggiamenti, nonostante il grigiore della crisi. Era opportuno concedere questa piazza mentre voi siete in protesta?

Qualcuno disse qualche tempo fa che una certa cosa è l'oppio dei popoli. Mi ricollego a questo pensiero perché festeggiare nascondendo la realtà delle problematiche di Catania, compreso quel manipolo di persone strette attorno al nostro presidio, non è bello. Il nostro settore è ormai diventato un punto d'incontro permanente dove tanta gente onesta, tanti emarginati, si sono potuti conoscere. Si sono potuti esprimere con firme e pensieri sui quattro registri messi da noi a disposizione, uno è stato pure rubato. Sommergere questa presenza attraverso l'ostentazione di chi viene qua e ti dice che “devi sloggiare perché la piazza è mia, me l'hanno data per tre giorni e ci devo fare quello che voglio”, è inumano e antidemocratico.

É un giudizio duro, non trova?

Manifestare pacificamente è un diritto. Noi volevamo stare in Piazza Duomo. Ci hanno messo “loro” qui. Ora però siamo un punto di riferimento. Perché coprirci? Siamo forse una vergogna che va nascosta? Noi non ci stiamo. Non ci spostiamo. Ci dovranno costringere. Ma non cederemo il nostro spazio. É uno spazio di diritto, è una dimostrazione di alta civiltà. É la dimostrazione che noi, ottimisticamente, vogliamo andare avanti affrontando i problemi. Non nascondendoli come fanno “loro”.


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