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Presentato "Fuochi"
L'ultima fatica di Buttafuoco

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cavallotto, pietrangelo buttafuoco, Catania, Cronaca
CATANIA - Ce l'hanno messa proprio tutta ieri per trascinare Pietrangelo Buttafuoco nella “solita” anamnesi sulla destra, sulla presa d'atto che essa ormai esista soltanto nel novero “delle idealità” o altre tristezze simili. Si è tentato in tutti i modi di strappargli un giudizio sui neonati Fratelli d'Italia, sulla socialità che non c'è più, o sull'ingombrante presenza-assenza di Gianfranco Fini sullo scenario politico nostrano. Ma Lui, Pietrangelo Buttafuoco, che ha presentato nella Galleria d'arte della Libreria Cavallotto la sua ultima fatica editoriale, Fuochi (Vallecchi), aveva in mente ben altro argomento, ben altro affondo. Ha capito benissimo le sue intenzioni lo scrittore Ottavio Cappellani, che, aprendogli la scena con un fare assolutamente divertito, gli ha dedicato tre sentenze degne di antologia: la prima, “Pietrangelo è beddu”; la seconda, “Lui è il mio maestro”; la terza, la più impegnativa, che non ammette repliche, semmai polemiche: “Buttafuoco è l'unico intellettuale che c'è in Sicilia”. Boutade che s'incastrano perfettamente con una riflessione sulla mistica del “perdente che fa Storia, che racconta la verità anche a proprio scapito”. “Perché – ha sottolineato Cappellani presentando “il maestro”- lo stile è una assunzione di responsabilità, propria di chi vuole tramandare qualcosa, di chi si fa guardiano di una tradizione”.

Ma qual è la responsabilità di cui Buttafuoco si è fatto carico con la sua ultima uscita editoriale? Dar voce ad un mantra sconcertante: “Dobbiamo liberarci della specificità dell'essere siciliani, ma lo dobbiamo fare immediatamente” – lo ha detto quasi fosse un appello disperato davanti ad una sala attonita. E ancora: “Dobbiamo far sì che questa idea non diventi l'alibi per costruire la carriera di altri. Lo schifo che ha dato la Sicilia in questi ultimi anni -ha tuonato- è inenarrabile. Questo posto è divenuto il peggiore in assoluto per causa nostra”. Parole che fanno da sfondo ad un aneddoto tragico e amaro assieme che Buttafuoco ha rivelato ai presenti: “Vi confesso che ogni volta che sono a Roma e passo davanti al carcere di Rebibbia urlo a gran voce 'Scusa Totò'. Perché quello che è venuto dopo di lui è stato uno schifo, su cui si è costruito un racconto della Sicilia osceno”.

Un racconto paradossale che serve pure a dare risposta alla ricognizione di Cappellani: “Perdente sì, perdentissimo” - Buttafuoco lo accetta con orgoglio. Ma a fronte di una considerazione poco lieta: “Chi vuole costruire su questa terra sulla scorta del proprio genio – ha chiosato- ha due sole possibilità: o finire ammazzato dalla Mafia o essere sbattuto in galera dallo Stato. Questa terra – ha sottolineato- non può più essere il luogo dove si fabbricano stipendi e gente da ricattare, ma finalmente – è il desiderio di Buttafuoco - uomini liberi”.

 


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