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L'assassinio di Biancavilla

Omicidio senza testimoni
Strage evitata per pura fatalità

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CATANIA. L’inquietante verità è che quella di ieri mattina avrebbe potuto trasformarsi in una domenica ancor più cruenta di quella che, alla fine, non è stata solo per una fatalità. Che nell’omicidio del pregiudicato 39enne Roberto Ciadamidaro (ARTICOLO) ci sia la mano della mafia, non vi sono dubbi. Che ad agire siano stati due sicari tutt’altro che professionisti, anche.

A Biancavilla, il giorno dopo il sanguinoso agguato che ha fatto un morto sul campo(
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), è tempo di indagini. Investigazioni serrate e dalle quali emergono altri, raccapriccianti particolari: i primi colpi esplosi ma andati a vuoto in via Cristoforo Colombo, nell’intenzione di uccidere Ciadamidaro, hanno, infatti, rischiato di ammazzare dei passanti innocenti che si trovavano lì per puro caso. Senza girarci troppo attorno: sarebbe stata una strage. La corsa della vittima verso una viuzza adiacente a via Colombo non gli ha salvato la vita. Rincorso dai suoi carnefici è stato ucciso con un colpo dritto alla testa ed uno alla schiena. La figlia minorenne di Ciadamidaro, che lavora in un negozio lì vicino, aveva avvertito il trambusto ed era uscita in strada a vedere cosa stesse accadendo: avrebbe fatto appena in tempo a notare il padre che provava a scappare via dai suoi aguzzini. L’autopsia disposta per le prossime ore dal medico legale, Carlo Rossitto, aiuterà poi a comprendere meglio altri particolari: a partire da quello che è il calibro della pistola che ha sparato. Il 39enne Roberto Ciadamidaro, dopo il passato turbolento legato alla presunta affiliazione al clan Toscano-Mazzaglia ed a storie di estorsione, era tornato a Biancavilla dopo un lungo periodo trascorso nel nord Italia: in paese c’era tornato tentando di metter sù una azienda di autotrasporti. Aveva provato, insomma, a farsi una vita nuova. Ieri, però, il tragico epilogo con quella che sembrerebbe essere stata una vendetta legata a fatti del passato. Ed è proprio da qui muove l’azione degli inquirenti.

A loro volta, però, gli investigatori si sono ritrovati a non poter fare affidamento sul racconto dei possibili testimoni: nessuno, incredibilmente, dice di aver visto o sentito nulla. Un muro di omertà al momento, desolatamente, infrangibile.

 


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