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PALAZZO DEGLI ELEFANTI

Dimissioni, parla Stancanelli:
"Sono combattuto"


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CATANIA - “Mi creda se le dico che io non ho ancora deciso: di sicuro, non mento quando affermo che vorrei sul serio che il mio operato venisse giudicato dai catanesi”. Il primo cittadino del capoluogo etneo, Raffaele Stancanelli, è sincero. La batteria in rosso fisso del suo Blackberry, non tradisce la lunga sfilza di telefonate che si continuano ad incrociare tra Catania e Roma. Del resto, il pressing del suo mentore, Ignazio La Russa, è scattato già all’indomani della certezza che la nuova casa del centrodestra nazionale fosse ormai cosa fatta. A Stancanelli è stato chiesto un impegno in prima persona. Il chè significa lasciare Palazzo degli Elefanti. “Oggi, a distanza di quattro anni e mezzo esatti, posso dire che il mio obiettivo primario è sempre stato quello di raggiungere un secondo mandato per raccogliere i frutti dell’immane lavoro svolto nel corso dei primi cinque anni. Io già il 28 ottobre scorso avrei potuto dimettermi per tentare una strada più facile legata al Parlamento: ma non l’ho fatto”.

Nel frattempo, però, c’è chi insiste: Stancanelli avrebbe già scelto. Non si può dire "no" al richiamo di una nuova sfida con i vecchi compagni di partito di sempre: “Io sono combattuto, questo è vero. Ma non ho scelto. Questa cosa delle elezioni anticipate mi ha messo in crisi: mi è stato proposto di essere il leader di riferimento della nuova area di centrodestra. Mi è stato detto: “Lavora per questo soggetto”, però, non posso mica dissipare tutto il lavoro che ho svolto a Catania ed i tanti sacrifici che ho fatto per Catania”.

Ed in tutto questo bailamme, occorre anche fare i conti con i tempi che sono risicatissimi: se dimissioni dovranno essere, dovranno essere firmate entro qualche giorno. “Subito dopo Natale, vedremo. Io non andrò in vacanza, tant’è che starò al Comune a lavorare. Per Catania è stata necessaria una medicina amara: quella di dover esser stato rigorosissimo, ed a me spiace dover lasciare tutto a questo modo. Vedremo”.

Dimissioni o no, il conto alla rovescia è ufficialmente scattato.


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