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Iblis, nuove rivelazioni
"Il boss alla festa nazionale Udc"

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Catania, condannato, congresso udc, mafia, rosario di dio, Cronaca
CATANIA - Nuove deposizioni nell’aula bunker di Bicocca nel quadro del processo “Iblis”. Dinanzi alla terza sezione penale del Tribunale di Catania, presieduta dal giudice Rosario Grasso, sono stati chiamati dalla pubblica accusa sei testimoni. Tra loro anche tre presunti boss, già condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel troncone in rito abbreviato il 22 settembre scorso. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, in quanto imputati di reato connesso,
Alfio Maria Aiello, Francesco Arcidiacono e Antonino Bergamo. Lunghe deposizioni, invece, per due imprenditori e per il cognato dell’ex consigliere provinciale Udc, Antonino Sangiorgi. Oggetto dell’attenzione dei Pm della Dda di Catania, Agata Santonocito e Antonino Fanara, il grande affare per la realizzazione del centro commerciale “la Tenutella” di Misterbianco.

In cella, davanti agli occhi degli avvocati e della pubblica accusa, c’erano Alfio Maria Aiello e Antonino Bergamo. In video- conferenza da Novara, invece, è comparso Arcidiacono, detto “Francu u salaru”, presunto cassiere dei Santapaola. Da Rebibbia era in collegamento Vincenzo Salvatore Santapaola, ritenuto il capo di Cosa Nostra a Catania. Vincenzo Aiello, rappresentante provinciale dell’organizzazione, ha seguito l’udienza dal carcere di Parma.

Interrogato dagli inquirenti Francesco Auteri, cognato dell’ex consigliere provinciale Udc condannato per mafia Antonino Sangiorgi, ha parlato di un congresso nazionale UdC a Chianchiano Terme. “Partimmo io, Rosario Di Dio e mio cognato”ha detto il teste, confermando la partecipazione del boss della famiglia mafiosa di Ramacca all’assise nazionale del partito centrista. E parla anche di un presunto incontro conviviale: “Quella sera- ha detto- andammo a cena: eravamo circa 12 persone, tutti ospiti dell’allora vicepresidente della Provincia di Catania, Nello Catalano”.

Giampiero D'Alia, senatore dell'Udc, precisa a LivesiciliaCatania che "E' necessario precisare che all'epoca dei fatti Antonino Sangiorgi aveva già di fatto lasciato l'Udc perché vicino alle posizioni del deputato regionale dei Popolari dell'Italia di Domani, Fausto Fagone. E che nessuno dei personaggi coinvolti (lo stesso Sangiorgi, Rosario Di Dio e Francesco Auteri) risulta in alcun modo essere mai stato vicino o iscritto all'Udc. E' allo stesso tempo doveroso ricordare che a Chianciano non si svolge il congresso del partito ma una festa pubblica aperta a tutti. Infine - conclude D'Alia - è forse utile sottolineare che da due anni ad oggi la 'musica' è cambiata come dimostra l'adozione e la severa applicazione, senza sconti per nessuno, del Codice etico di cui il partito si è dotato".

Sul banco degli imputati in aula anche gli imprenditori Giuseppe Sandro Monaco e Santo Massimino.

“In un incontro in Via Plebiscito- ha spiegato Sandro Missuto- c’erano Aiello, Angelo Santapaola e Nicola Sedici. Una parte dei soldi, in quell’occasione, andarono anche a Mirabile”.

Missuto, impreditore trentaquattrenne di Gela, è sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa a Caltanissetta. Finito in carcere nel 2009, nell’ambito dell’operazione “Cerberus”, è ritenuto prestanome del boss di Cosa nostra, Daniele Emmanuello. Le sue Igm e Icam, imprese di calcestruzzo, pagavano il pizzo a Cosa Nostra. Oggi l’imprenditore si dichiara vittima di estorsione e ammette di aver pagato gli uomini delle cosche. Per conto suo ma, secondo l’accusa, anche per conto della Safab, la ditta romana di cui il gruppo di Missuto era subappaltore. Il Tribunale di Caltanissetta lo ha rinviato a giudizio per estorsione, proprio ai danni dell’impresa laziale di proprietà dei Masciotta. La testimonianza di Missuto ha permesso ai Pm della Dda di Catania di ricostruire il ruolo tenuto in quel periodo da Angelo Santapaola e da Vincenzo Aiello nella riscossione della ‘messa apposto’.

Rilevante anche la deposizione di Francesco Ferrari, ex vicepresidente di “IRA Costruzioni”, azienda coinvolta nella realizzazione del centro commerciale “la Tenutella” . “Avevamo sottoscritto un preliminare d’acquisto, d’intesa col gruppo Rinascente inizialmente interessato all’affare”. Poi, nel settembre del 2001, l’interesse cadde. “Mio cugino, l’allora presidente dell’IRA Alberto Galeazzi, ricevette in ufficio la visita di alcuni individui, una visita che lo convinse a desistere”.

La deposizione ha portato alla luce i rapporti non facili tra l’IRA Costruzioni e Rosario Ragusa, imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nel troncone in rito abbreviato lo scorso 22 settembre. “Da subappaltatore, Ragusa non rispettava gli impegni” ha detto Ferrari. Ma alla domanda del Pm Santonocito sull’entità prevista dell’affare “Tenutella” l’imprenditore ha cominciato ad alternare versioni contrastanti a prolungati silenzi. “Quanto vi aspettavate di ricavare da un preliminare d’acquisto di euro 30 milioni?”. “Il 10- 15% dell’investimento”, ha risposto Ferrari, lasciando perplesso il Pm. Al termine della dichiarazioni il giudice Grasso ha parlato di “deposizione reticente”, viste le numerose incongruenze tra le dichiarazioni rese oggi e i verbali degli interrogatori già resi dall’imprenditore alla Dda etnea.

 

 

 

 

 

 

 

 


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