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La sentenza

Raffica di prescrizioni
nel processo sulle varianti

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Francesco Giuffrida, Vito Padalino, Vito Rapisarda, Catania, Cronaca
CATANIA - A più di quattro anni dall’inizio del processo è arrivata la sentenza di primo grado per i cinque imputati coinvolti nell’inchiesta sulla progettazione e la realizzazione, grazie a determinate varianti del'amministrazione comunale, di numerosi edifici di lusso. Alla sbarra c’erano tre dirigenti del Comune e due imprenditori. Una vera e propria pioggia di prescrizioni, con una sola assoluzione: si tratta del reato di abuso d’ufficio contestato al dirigente dell’ufficio Urbanistica, Vito Padalino, e al geometra Francesco Giuffrida, legale rappresentante della Gima immobiliare. In quest’ultimo caso, i Pm Antonino Fanara e Barbara Tiziana Laudani avevano contestato le modalità di progettazione e di realizzazione del Polifunzionale di Ognina: secondo l’accusa lo stabile, che doveva comprendere una parte adibita ad albergo ed un’altra da destinare a civile abitazione, "non aveva rispettato la prescritta destinazione d'uso" ed era stato realizzato "su un'area senza piano particolareggiato".

Tra gli imputati c’erano anche Vito Rapisarda, tecnico della divisione comunale Ragioneria e acquisti accusato di falso ideologico, e lo stesso Giuffrida per falso ideologico e abuso d’ufficio. Ma anche Mario Arena, avvocato capo del Comune, imputato per abuso d’ufficio, e Vito Padalino, a cui venivano contestati anche abuso d’ufficio e falso ideologico. Tutti reati prescritti, stavolta per l’acquisto di un immobile in Viale Africa destinato ad ospitare in affitto l’avvocatura comunale.

Secondo i Pm, ricadeva in zona artigianale per il Prg vigente, ma i funzionari avrebbero proceduto lo stesso, producendo tra l’altro false attestazioni di idoneità dello stabile “che non poteva destinarsi ad uso ufficio”. Prescritto anche il reato di abuso d’ufficio ipotizzato per la vendita di un terreno tra viale Ionio e via Pasubio. L’accusa, a carico di Mario Arena e dell’amministratore della Colli Sas Bruno Condorelli, aveva rilevato un indebito acquisto, a prezzo inferiore a quello di mercato, con trattativa privata anziché con asta pubblica e l’annessione del terreno ad un’area edificabile, che sarebbe stato prodotto “aumentando così la cubatura”. Sulla sentenza i legali degli imputati vogliono vederci chiaro.

“Crediamo- ha detto a livesiciliaCatania l’avvocato Mario Giuffrida, legale di Francesco Giuffrida- che l’assoluzione dall'accusa di abuso d'ufficio sia avvenuta con formula dubitativa. Leggeremo le motivazioni”. L’inchiesta portava anche la firma di Vincenzo D’Agata, ex reggente della Procura etnea. Dopo il deposito delle motivazioni, la Procura della Repubblica valuterà se ricorrere in Appello.


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