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LEO GULLOTTA

"Crocetta? Si a contaminazione
arte e politica in Sicilia"

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Catania, crocetta, Leo Gullotta, teatro stabile, Politica
CATANIA - Leo Gullotta torna allo Stabile in una Sicilia dai mille volti. L’urlo demoralizzato dei precari, i giovani nelle piazze che imbracciano un megafono, mentre un padre in cassa integrazione cerca tra le promozioni il dono da mettere sotto l’albero.

È un periodo particolarmente delicato per la storia dei teatri siciliani.

“Sogno di una notte di mezza estate” mi sembra azzeccato per l’inaugurazione di una stagione teatrale in cui il tema è la commedia e in una Sicilia caratterizzata dall’arrivo di Crocetta”.

Che idea si è fatto del nuovo governo regionale?

Il neo presidente ha dimostrato già le sue qualità conducendo una battaglia nella cittadina che guidava precedentemente, con tutto ciò che ne consegue: inclusa la lotta alla mafia. Una persona in prima linea, pulita e perbene che, sicuramente, rappresenta la speranza. Quel bicchiere mezzo pieno di cui hanno bisogno i siciliani. I cittadini vogliono ritrovare la professionalità dentro e fuori da un palcoscenico. Quella professionalità che, negli ultimi anni, un pò in tutti i settori è venuta meno. La conoscenza è stata volutamente avvolta dalla nebbia riducendo così il gusto per la riflessione. Come dire: meno pensi, meno problemi dai. Perché in fondo, chi pensa disturba”.

Nel corso degli anni, ha avuto modo di alternare ruoli comici a drammatici. Fuori dal palcoscenico com’è Leo Gullotta ?

“Un uomo che si confronta con il passaggio dei tempi. Da cittadino non posso non essere solidale con gli studenti scesi in piazza per protestare contro chi vuole strappare loro il futuro. Se ho da domandare alzo sempre il dito, civilmente, in una nazione in cui la “calata dei barbari” qualche anno fa aveva istituito una regola: se non fai le domande a loro gradevoli, magari ti sbattono al muro e ti danno quattro pedate fuori dalla telecamera. Questo è un modo di fare che mi ricorda tanto il ‘43.

È cambiata la sua visione della realtà negli ultimi anni?

Non è la mia visione ad esser cambiata, ma il mondo. Dopo il ‘45 tutti quanti pensavamo che la guerra fosse finita e, invece, le guerre si sono trasformate in affari. Bush, ad esempio, ha cercato di soddisfare l’avidità di chi lo aveva sostenuto in campagna elettorale con l’Iraq. Accade anche, però, che l’Arabia, l’Egitto e la Tunisia grazie all’arrivo del web abbiano cominciato ad informarsi su cosa accade nel mondo dopo aver vissuto per 40 anni sotto scacco.

Franco Battiato è il neo assessore al Turismo. Cosa ne pensa di questa contaminazione fra arte e politica?

Non posso che pensare bene. È un artista e, soprattutto, una persona perbene dotata di finalità diverse dai soliti inciuci organizzati da chi sta generalmente al potere. Battiato ha qualcosa di importante da proporre, in maniera più ampia e attenta rispetto a chi si limita a suggerire eventi, nei paesini, finalizzati soltanto all’esposizione culinaria con il comico che racconta barzellette. Può contribuire alla vera crescita del cittadino. Non sarà un viaggio semplice, certo, ma credo che la cultura non sia mai stata schiaffeggiata più di quanto abbiano contribuito a farlo i ministri che si sono susseguiti negli ultimi anni. L’arrivo di Crocetta, Battiato e di altri assessori che conoscono perfettamente le battaglie che dovranno affrontare, incluse le lance nascoste, è un buon motivo per sperare nel futuro. La Francia e la Germania avevano capito 20 anni fa che le università e il mondo della ricerca potevano offrire progetti industriali validi per il futuro dei giovani, da noi no. La classe dirigente ha pensato soprattutto a seratine e a bunga bunga. Ecco perché, per la gente, leggere sui giornale “Il cavaliere ritorna” diventa isostenibile.

Se Crocetta avesse proposto a lei un incarico alla Regione?

Non lo so. Bisogna riflettere bene, posso solo dire che sono stato sempre aperto nella mia vita al confronto. A rispondere alle chiamate dell’università e dei licei, parlando non per forza di me ma delle esperienze di una vita. Durante questi incontri dico sempre ai giovani: “L’onesta prima di tutto. Inseguite i vostri sogni non considerandoli impossibili, ma fatelo muniti sempre di uno scudo perché per realizzarli occorre combattere”.

 


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