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L'intervista

Anthony Barbagallo:
"Mpa, partito clientelare"

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CATANIA. L’incontro con uno dei deputati isolani più votati in provincia di Catania si apre con un apprezzamento (“Non fosse per voi di LiveSicilia persino noi sapremmo poco della politica regionale”) e si conclude con l’inevitabile passaggio legato all’onnipresente Raffaele Lombardo, suo ex leader di partito: una cambiale da dover pagare sempre. Giornalisticamente parlando, s’intende. Ma il neo-onorevole dei democratici a Sala d’Ercole, Anthony Barbagallo , dice la sua anche sulle possibili primarie di Catania chiamando in causa il suo mentore: Giovanni Barbagallo.

Dunque, onorevole, che impressione ha avuto dal suo battesimo all’Ars?

“La mia impressione è che la coalizione Pd/Udc ne è uscita bene e che siamo riusciti ad eleggere un ottimo presidente che fa riferimento a D’Alia e che abbiamo cominciato col piede giusto”.

Vabbè, siete ancora all’inizio: cinque anni di matrimonio politico sono ben altra cosa.

“Vero ma io credo che questa coalizione durerà per tutto l’arco della legislatura. E lo sa perché lo dico?”.

Dica pure.

“Perché, così come ripetevamo in campagna elettorale, non è più tempo di polemiche e veleni. Oggi, ci vuole alto senso di responsabilità da parte dei deputati. E’ un momento drammatico e di sofferenza che riguarda tutti e noi abbiamo il compito di proporre e votare leggi che facciano risollevare la nostra terra”.

Il suo è un discorso da leader di partito. E’ consapevole di essere diventato un riferimento all’interno del Pd?

“Io parlo per quello che sono. Credo che il Pd a Catania abbia ottenuto un buon risultato ed il merito va riconosciuto ad una segreteria e ad una direzione regionale che hanno saputo lavorare bene. La conferma che si è fatto bene a puntare su Crocetta: mi lasci dire che quella con l’Udc è l’alleanza giusta”.

Ma in quello che fu l’Mpa, Lei non ha lasciato nemmeno un pezzo di cuore?

“Io nella vita sono convinto che bisogna guardare avanti. L’ambizioso progetto autonomista è ormai definitivamente tramontato. E’ una storia finita. Io c’ho creduto e non sono stato il solo a crederci: con me, c’erano tanti altri. Ma quella è una storia chiusa. Ha fallito”.

Prima che qualcuno la etichetti come “ingrato”, mi spiega perché finita?

“Personalmente, sono al di sopra di qualsiasi sospetto di ingratitudine perché denunciai a suo tempo quello che stava accadendo all’interno del partito. C’erano troppe cose che non andavano: l’Mpa si era trasformato in un partito legato al clientelismo, un apparato burocratico senza più ideologia. E poi c’è stata l’inerzia e la delusione dello scorso Governo regionale: una cocente delusione”.

La sua fu una scelta decisa.

“Guardi, io metabolizzo lentamente ma quando prendo una decisione è quella”.

Mi porta un esempio concreto di ciò che non andava?

“L’assoluta mancanza di partecipazione. Tanto per dirne una, tra il 2010 ed il 2011 si è celebrato a malapena un solo Congresso: ci è stata negata la possibilità di confronto ed in questo clima di silenzio in molti della base hanno preferito fare altre scelte. Noi, abbiamo il dovere di stare vicini ai cittadini ed in quel modo non si poteva. Mi sembra, tuttavia, che le scelte che ho concordato con Giovanni Barbagallo e Giuseppe Lupo siano state premiate dagli elettori”.

Magari, ha dato lo stesso consiglio ai suoi ex colleghi di partito Pistorio e D’Agostino?

“No, loro non hanno bisogno di consigli. Con D’Agostino ci siamo incontrati il giorno dell’insediamento all’Ars: mi sembra che ci sia un avvicinamento all’Udc, non posso che esserne contento”.

Senta, veniamo a Catania. Tracciamo lo scenario per il Comune e Palazzo dei Minoriti.

“Beh, intanto, non è così scontato che si voti con le modalità attuali per la Provincia. Detto questo, di una cosa sono certo: e cioè che i costi vanno abbattuti. I rimborsi a disposizione dei consiglieri provinciali sono immorali e vanno quantomeno equiparati a quelli dei consiglieri comunali. Ma togliere di netto le Province, no: creerebbe molti problemi per i tanti servizi che offre alla collettività”.

D’accordo, ma non mi ha detto politicamente cosa immagina per la prossima primavera.

“Io credo molto in questa coalizione per cui non sarebbe fuori luogo prevedere un candidato di area Pd ed uno dell’Udc. Poi, chi debba andare al Comune o alla Provincia è un fatto secondario”.

Però, per la corsa a Palazzo degli Elefanti, il suo partito ci arriva con due anime separate.

“Il Pd deve arrivarci unito e l’unico modo per riuscirvi è quello di dare vita alle Primarie che devono essere allargate e cioè di coalizione”.

Ma Giuseppe Berretta è già sceso in campo ed intanto Enzo Bianco pare scalpitare.

“Berretta, mi pare di capire, è sceso in campo per correre anch’egli alle Primarie mentre Bianco ha detto che deve ancora scegliere”.

Lei non teme una spaccatura nel suo partito?

“Certo che la temo: ma sarebbe un grave errore se avvenisse”.

In questo momento in cui si parla di una classe politica che , a 360 gradi, non sembra all’altezza di andare incontro alle esigenze della gente, chi potrebbe spiccare?

“Io vedo molto bene Giovanni Barbagallo”.

Mi sembra abbia voluto fare un passo indietro.

“Ma se gli chiediamo con energia di tornare sarebbe un grande valore aggiunto per costruire un partito solido”.

Dove lo vedrebbe bene?

“In un ruolo nel prossimo Parlamento nazionale”.

Torniamo all’Ars: martedì vi aspetta la battaglia per eleggere l’ufficio di presidenza. La vostra maggioranza la spunterà?

“Secondo me, Lupo ha fatto bene a tenere alto il tiro: ha fatto bene a dire: “Andiamo avanti per la nostra strada”. Bisogna insistere su questo percorso e tenere la barra dritta e man mano vedere se ci sono le condizioni”.

Mi dica un’ultima cosa: quand’è stata l’ultima volta che vi siete sentiti con Raffaele Lombardo?

“Mi ha chiamato subito dopo la mia elezione per rivolgermi un “in bocca al lupo” per la mia nuova esperienza politica. Ma, ripeto, quella dell’autonomia per quanto mi riguarda è un’esperienza finita”.

 


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