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Imprese in crisi in città
Bonura:"è un dramma"

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CATANIA - L’economia in Italia e in Sicilia non gode di buona salute. Lo dimostrano i dati illustrati dal segretario della Cna di Catania, Salvatore Bonura. Il riferimento è al “Report Artigianato e Piccole Imprese” che analizza e confronta i dati del terzo trimestre del 2012 con quelli dello scorso anno e registra le aspettative delle imprese per il 2013 (attraverso delle interviste su un campione di 120 aziende).

A dispetto della vulgata comune che individua nelle ridotte dimensioni delle imprese italiane la causa che ne determina la produttività, il rapporto individua lo svantaggio delle aziende locali in ben altri fattori (“macigni che impediscono lo sviluppo” secondo Bonura). Nello specifico: la difficoltà di accesso al credito, gli esosi costi dell’energia e della burocrazia (12000 euro l’anno con un impegno di 30 giornate lavorative) e l’eccessiva pressione fiscale (pari al 68,5%). Quest’ultimo fattore, per altro, a causa dell’Imu sui capannoni è destinato a salire nel 2012 con un aumento significativo: il 154,4% in più rispetto ai costi legati all’Ici.

Per quanto riguarda la Sicilia, alle difficoltà già individuate a livello nazionale si sommano l’assenza di spazi e aree da adibire ad attività industriali, la carenza di infrastrutture e un ambiente ostile per l’incidenza della criminalità organizzata. Gli elementi di criticità in Sicilia sono diversi e tutti ugualmente preoccupanti: il tasso di occupazione è salito al 19,4% e il ricorso alla cassa integrazione nel primo semestre di quest’anno è aumentato del 58,4% rispetto al 2011, i fallimenti (340) registrati in questi primi sei mesi sono più della metà di quelli (601) di tutto l’anno precedente.

Per quanto riguarda l’anagrafe delle imprese vi è un saldo positivo con un tasso di crescita dello 0,32 che nel caso dell’artigianato è pari allo 0,09 con un aumento di settantuno imprese ma con una diminuzione in termini di produzione, fatturato e ordini. Un saldo “fittizio” se si considera che i tempi di chiusura delle attività sono molto più rapidi di un tempo. Bonura non nasconde il suo disappunto sulle misure varate dal Governo Monti, scelte dettate “da necessità” ma da accompagnare a provvedimenti che stimolino la domanda, i consumi e gli investimenti. Il governo regionale non è immune da sollecitazioni: un uso virtuoso dei Fondi europei finalizzato ad agevolare l’accesso al credito, lotta al lavoro nero e all’illegalità, un piano per il lavoro in cui l’edilizia (uno dei settori che più soffre la crisi) faccia da volano per la ripresa.

Catania non fa eccezione alla drammatica situazione isolana. I sintomi dell’aggravamento della crisi individuati dal rapporto parlano chiaro: 200 botteghe commerciali sfitte nel centro storico, disoccupazione in crescita e un calo del campione censito dall’Osservatorio Regionale per l’Artigianato, della produzione(-28,7%), del fatturato (-34,05%) e degli ordinativi (-34%). Aumentano i tassi di natalità delle imprese (anche nel settore dell’artigianato), con un saldo attivo pari a 121 aziende, ma appunto molto spesso i tempi di chiusura sono estremamente rapidi. Gli stessi imprenditori intervistati dimostrano poca fiducia rispetto ad una possibilità di ripresa nel 2013. Il 79% delle imprese intervistate pensa che la produzione sarà in calo e l’83% pensa che aumenteranno le difficoltà legate alla pressione fiscale.


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