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Manifestazione

Studenti in Piazza:
"La cultura non si compra"

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Catania, protesta, scuola, studenti, Cronaca
Protesta Studenti

Protesta Studenti



CATANIA - Da Piazza Roma al Monastero dei Benedettini: gli studenti medi sono tornati a manifestare in difesa della scuola pubblica. “Le nostre lotte faranno scuola” con questo slogan i ragazzi delle scuole catanesi sono scesi in piazza contro le politiche di austerity e le riforme del governo Monti. Un ponte ideale con le manifestazioni del 24 Novembre scorso e con quella che si terrà domani: lo sciopero dei lavoratori della Fiom. Diritto allo studio e diritto al lavoro, come quando nel 68 operai e studenti lottavano insieme. “Noi siamo qui per contrastare un sistema economico che sta dilagando in tutta Europa” dice Alessio Grancagnolo, studente del “Principe Umberto” e rappresentante dell’Unione degli Studenti. “In questo momento L’Europa dei banchieri sta portando avanti politiche di austerity che danneggiano lavoratori, studenti e stato sociale. E’ un rischio per la democrazia. Noi siamo qui per dire che la suola pubblica deve rimanere tale, mentre il ddl stabilità discusso in questi giorni in Parlamento prevede un miliardo e mezzo di tagli alla scuola pubblica e oltre 250 milioni di finanziamento alle private”. Gli studenti considerano le politiche del governo frutto di “un progetto politico ben preciso” che depotenzia il pubblico per incentivare il privato. “Domani saremo a Palermo - prosegue Giancagnolo - con gli operai della Fiom per tentare di costruire una piattaforma comune studenti-operai come fu nel sessantotto, per tentare di unire le rivendicazioni del mondo della scuola e quelle del lavoro e tentare una protesta comune che possa riconsegnarci un futuro”. Il corteo, dopo avere attraversato parte della via Etnea ha raggiunto la Facoltà di Lettere e Filosofia dove si è tenuta un’assemblea. Durante il confronto è intervenuta Rosi Scollo, operaia della Fiom. Le sue parole sono eloquenti e spiegano bene la necessità del sodalizio tra lavoratori e studenti: “Voglio che a mio figlio venga consegnata una scuola pubblica, non una scuola impoverita di ogni forma di cultura. Perché ai padrono sui posti di lavoro fanno comodo lavoratori non istruiti, perché un uomo che non sa non è un uomo libero”.


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