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l'intervista

Berretta in campo
"Candidarmi, scelta naturale"

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Catania, comunalio, Giuseppe Berretta, sindaco
CATANIA – Timido, sicuramente. Determinato, pure. Poco più che quarantatreenne, alla rottamazione preferisce il cambiamento . Giuseppe Berretta sembra avere le idee chiare su come portare avanti il progetto “Io Cambio Catania”.

Forte del trend positivo di regionali e primarie, guarda con ottimismo alle amministrative e sembra non temere troppo eventuali e reali discese in campo di altri big del centrosinistra catanese. Nello specifico: Enzo Bianco e Maurizio Caserta. I due, del resto, difficilmente raccoglieranno la sfida delle primarie che Berretta continua a rinnovare.

Onorevole, come ha maturato la scelta di candidarsi?

“Candidarmi è stata una scelta naturale. Ho sempre visto il mio impegno politico così. Guardando al territorio e alla città sin da quando ero consigliere comunale. Lo stesso come parlamentare, ho sempre dato la priorità alla città. Sono due le componenti su cui si è sempre basato il mio agire politico: forti radici nel territorio e capacità di avere una visione più complessiva”.

La sua una candidatura è espressione di un’area politica ben precisa ?

“La mia è sicuramente una candidatura di centrosinistra. Nel momento in cui si fa un percorso che guarda alla città è fondamentale l’elemento del civismo che per me è parte del dna del centro sinistra, mi riferisco all’attenzione per il proprio territorio, la voglia di mettersi in gioco per cambiare. Lo slogan “Io Cambio Catania” non vuol dire che Giuseppe Berretta cambia Catania. Sarebbe semplicistico pensare che possa farlo una sola persona. Del resto non l’hanno cambiata in tanti nel passato. Il cambiamento di Catania accade, e mi auguro che accadrà soltanto se ci sarà la disponibilità di tutti a dare un contributo”.

Come valuta le candidature (vere o presunte ) di alcuni esponenti del centrosinistra, per intenderci Caserta e Bianco?

“Intanto apprezzo il fatto che ci siano tante persone disposte a candidarsi. Cosa diversa da quello che accadde nel 2008 quando c’era un fuggi fuggi. Io ho il vantaggio di avere detto già da più di un anno di guardare con attenzione e disponibilità all’appuntamento delle amministrative. Oggi vedo che si moltiplicano le disponibilità. E’ evidente che il clima è cambiato e che anche in una realtà come Catania il centrosinistra ha delle possibilità di esprimere una candidatura forte per concorrere alle elezioni amministrative con buone chance di vittoria. Per quanto riguarda le altre candidature il giudizio non spetta a me ma ai catanesi. Saranno loro a valutare le proposte che avanzeranno, i loro programmi. Lo strumento delle primarie è un ottimo metodo per valutare le varie opzioni in campo”.

Insomma, sta rinnovando l’invito a misurarsi sul terreno delle primarie..

“Sì, proprio in questi giorni assistiamo al successo di questo strumento democratico e di partecipazione. Si pensi a Bersani che pur essendo teoricamente esentato dal passaggio delle primarie non si è sottratto. Il meccanismo delle primarie non solo è apprezzato dai cittadini ma consente soprattutto di fare delle scelte non nel segreto delle stanze’ ma in modo trasparente”.

Quali sono le priorità su cui lei e i suoi sostenitori puntate per fare ripartire la città?

“Catania riparte se c’è da parte di tutti la consapevolezza delle difficoltà che esistono. Se si cambia la mentalità, se si mette da parte il disinteresse che spesso si manifesta verso la città. E’ un problema di mentalità e di atteggiamento. Ci vuole un impegno comune, serve partecipazione. Bisogna ritornare ad interessarsi della città, intervenire tentando di sfruttare le enormi potenzialità della città che non sono state sfruttate. I problemi sono tanti ma ci sono delle priorità. Penso ai quartieri periferici, ai disabili, ai bambini e alle persone che vorrebbero fare impresa e si vedono ostacolati dall’amministrazione comunale, a chi non trova lavoro e chi lo ha perduto. Una volta stabilite le coordinate, Catania ha tante potenzialità che vanno messe a frutto. Io sono partito dal Porto proprio per l’alto valore simbolico sia intermini di “apertura” (questa città si deve aprire e si deve fare conoscere all’estero) che in termini di potenzialità inespresse (con ricadute economiche sulla città). Ci sono incapacità che un sindaco non può consentire. Come non si può consentire l’abbandono della zona industriale e del commercio. Penso alle capacità imprenditoriali presenti e non coltivate in questi anni. E poi possediamo un enorme patrimonio naturalistico e di beni culturali, è una ricchezza per noi (che dovremmo essere messi nelle condizioni di poterne fruire) e per i turisti (che in questi non sono stati agevolati da una serie di disfunzioni)”.

 

 


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