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Il no dei sindacati

"Vendere non è un obbligo
né un'opportunità"

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Catania, comune, partecipate, sindacati, Catania, Economia
CATANIA - "Non passa il colpo di mano tentato dell’amministrazione che ha convocato un consiglio comunale straordinario per l’approvazione della delibera che prevede la vendita delle società partecipate". Lo dicono in una nota congiunta i sindacati Cgil, Cisl e Uil. "Cogliamo con favore - spiegano - l’esito della votazione del consiglio comunale (su 30 votanti 27 voti a favore) che ha accettato la pregiudiziale posta dall’opposizione in merito al voto che poteva sancire un vero e proprio colpo di mano sul futuro delle aziende partecipate dal comune di Catania".
I sindacati sono chiari: "Per l’ennesima volta - scrivono - registriamo  la volontà dell’amministrazione comunale di vendere o cedere quote societarie di importanti aziende partecipate dal comune di Catania al solo fine di fare cassa senza preoccuparsi di disperdere un patrimonio di sicuro interesse per la cittadinanza catanese. Ribadiamo, ancora una volta che, il problema non è se è giusto o meno privatizzare tutte o in parte le aziende partecipate, il punto è che il percorso evidenziato  da questa amministrazione non sta in piedi ed è irrealizzabile perché non consono ai dettami legislativi in essere".


Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che "il disegno dell’amministrazione comunale, che si guarda bene dallo specificare oltretutto con quali meccanismi di evidenza pubblica, prevede, fra le tante cose, di cedere quote azionarie a privati consegnando con esse il servizio e anche parte di infrastrutture (che devono rimanere pubbliche!) senza considerare le normative che regolamentano i vari settori. I comparti interessati sono molto complessi e per questo da tempo chiediamo un confronto vero sul merito delle questioni azienda per azienda che puntualmente ci è stato negato".

"Non possiamo oltretutto non considerare, come sembra fare questa amministrazione - aggiungono - che alcuni dei settori interessati sono stati caratterizzati da due accadimenti che hanno segnato una svolta: il referendum del 13 giugno del 2011 e la sentenza 199/2012 della corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’intera disciplina dei servizi pubblici locali. Quindi non è un obbligo, e neanche un'opportunità, come vuole fare intendere l’amministrazione comunale vendere le partecipate, ma la delibera di giunta evidenzia semmai una volontà politica che non possiamo condividere se orientata solo ed esclusivamente a fare cassa a discapito dei lavoratori e dei cittadini catanesi".

E mettono sul tavolo le richieste: "Chiediamo da tempo un confronto Vero sul Merito delle vicende che attanagliano ormai da troppi anni le aziende partecipate della nostra città, per anni abbiamo denunciato la gestione scellerata di queste aziende, prive di un piano strategico di sviluppo e di risanamento economico e quando quelle pochissime volte il confronto ci è stato concesso, si è basato su mere comunicazioni che una proprietà confusa ci ha rappresentato. Nel frattempo si è perseverato nella cattiva gestione e adesso non possono piangerne le conseguenze i cittadini catanesi ed i lavoratori delle aziende. È bene fare chiarezza una volta per tutte -  concludono - le aziende partecipate dal Comune di Catania possono essere dei veri e propri motori di sviluppo per questa città; quindi, la volontà di svendere questi patrimoni è inaccettabile e per questo vogliamo un serio confronto su tutte le aziende al fine di trovare soluzioni concrete a problemi che in larga parte sono stati determinati da scelte sbagliate di questa amministrazione comunale".

 

 


 


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