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L'inchiesta di LiveSiciliaCatania

Voragine Asp Catania
780 milioni di debiti

antonio scavone, asp, gaetano sirna, massimo russo, sanità, Politica

L'azienda sanitaria provinciale ha il bilancio in profondo rosso: il 17,7% del deficit della Regione per la salute proviene da Catania. Solo per gli interessi si spendono otto milioni all'anno. Il commissario Sirna: "I ritardi di Palazzo d'Orléans nei pagamenti ci costringono a rivolgerci sempre più agli istituti di credito".

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CATANIA - L’ex direttore generale, Antonio Scavone, ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia: “Sotto la mia gestione, i conti sono a posto”, amava ripetere. Fatto sta, però, che furono proprio quei numeri a mettere in croce il suo successore, Giuseppe Calaciura: lo sforamento dell’obiettivo legato al piano di rientro sanitario segnò infatti la fine della sua esperienza a capo dell’Asp 3. E sono proprio quei conti, oggi, a far segnare il passo a tutta l’Azienda ospedaliera etnea seppellita sotto la montagna di 780 milioni di euro di debiti. Una esposizione deficitaria con la quale il commissario Gaetano Sirna, nominato lo scorso anno da Massimo Russo, ha finito col dover convivere. Una condizione anomala ed inaccettabile che ha decretato il diretto intervento della Corte dei Conti. Nella loro analisi legata al dato isolano, i magistrati contabili mostrano come  “la maggiore incidenza sul totale dei debiti regionali sia quella dell’Asp di Catania (17,7%) seguita a ruota, ma molto più staccate, da Palermo (12,7%) e Messina (11,9%)”.  Che 780 milioni di euro in rosso per la sola Asp di Catania costituiscano una enormità, appare un fatto ovvio. Ma la questione è: possibile che non si riesca ad arginare una emorragia debitoria di questa portata? “Il problema è legato al pagamento delle rimesse che ci arrivano in ritardo”, spiega il commissario Sirna. Che aggiunge: “Mentre dal fondo sanitario nazionale i pagamenti arrivano puntualmente, dalla regione non avviene altrettanto. E tutto questo crea uno scompenso economico e finanziario al quale dobbiamo rimediare noi”. Tradotto, “rimediare” significa rivolgersi alle banche e chiedere un prestito. Con tutto quello che ne comporta. “In pratica – prosegue il numero uno dell’Asp – con i soldi dello Stato riusciamo a pagare il personale. Ma visti i ritardi della Regione siamo costretti a pagare i fornitori solo dopo avere chiesto un prestito agli isituti di credito”.

Morale: l’Asp ogni anno si ritrova sul groppone qualcosa come 8 milioni di euro, solo di interessi passivi, da dover saldare con moneta sonante. “E’ l’unico modo che abbiamo per rispettare il pagamento ai fornitori – conclude Sirna -. Se i pagamenti sono puntuali? In genere il ritardo non va oltre i sei mesi”. Ma è ancora una volta è la Corte dei Conti a non risparmiare un fendente all’attuale sistema sanitario regionale: “Se da un lato le politiche di rientro hanno prodotto buoni risultati in termini di contenimento del tasso di crescita dei costi di gestione, le stesse non hanno tuttavia contribuito a risolvere i problemi di una sanità che presenta ancora disservizi e insufficienze sul piano erogativo dei livelli di assistenza”. Così. Nel caso in cui nessuno se ne fosse ancora accorto.


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