Live Sicilia

le associazioni contro la cementificazione

Cittainsieme attacca:
"No al progetto Europa - Rotolo"

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CATANIA- Associazioni ed esponenti della società civile si ribellano alla cementificazione del lungo mare che si estende da piazza Europa sino ad arrivare a piazza Nettuno.  "Chiediamo -dicono le associazioni- che tale progetto così imponente ed invasivo venga sottoposto al controllo democratico esercitato dal Consiglio Comunale e vogliamo interrogare la cittadinanza, il Sindaco e il commissario Alligo, sull’opportunità di realizzare un’opera di siffatta specie nell’ambito di un’area che meriterebbe, bensì, di essere valorizzata dal punto di vista ambientale, della vivibilità cittadina ed inserita all’interno di una pianificazione complessiva del territorio che soltanto attraverso il piano regolatore è possibile garantire tutelando l’interesse della città ed il bene comune". Le associazioni, tra le quali CittàInsieme, specificano di non voler soffermarsi "sui profili di carattere giuridico che saranno certamente vagliati dal Consiglio di Giustizia Amministrativa al quale il Comune ha presentato ricorso".



 

Le associazioni ripercorrono la vicenda per intero, ed elencano il lungo elenco di appelli presentati sin da quando - più tre anni fa - le realtà associative a dire "No" al progetto erano ancora una meno della metà: "Il 31 luglio 2009 - ricordano - tredici associazioni catanesi, numerosissimi cittadini, professionisti, tecnici e docenti universitari avevano rivolto un appello agli organi di informazione, alla cittadinanza ed alle istituzioni affinché non venisse realizzato il progetto denominato "Viabilità di scorrimento Europa-Rotolo" nei termini descritti in un'inchiesta pubblicata nei giorni precedenti sul "Quotidiano di Sicilia" a firma di Antonio Condorelli: «400 mila metri cubi di sbancamento a 10 metri sul livello del mare, 56 mila metri quadri di centro commerciale e 48 mila mq di parcheggi a pagamento spalmati tra una strada che doveva essere una via di fuga antisismica e un pezzo di costa lungo 1200 metri, in concessione per 38 anni ad un gruppo imprenditoriale».

DOCUMENTO: Bertolaso boccia il progetto

DOCUMENTO: Bertolaso boccia il progetto



 

Dopo avere esaminato approfonditamente il progetto, seguì l'8 febbraio 2010 una seconda lettera nella quale altrettante associazioni argomentarono le loro forti perplessità affermando che il progetto così come ideato, originariamente quale viabilità di scorrimento per motivi di protezione civile, alla quale venne associata una vasta area commerciale al fine di poterlo realizzare in project financing, avrebbe comportato:

 

- il cambiamento di finalità della strada V.le De Gasperi, che da prevista viabilità di scorrimento, sarebbe diventata copertura di un Centro commerciale, perdendo quindi le sue finalità a servizio della sicurezza in caso di terremoto per diventare una strada di accesso o di avvicinamento al sottostante Centro commerciale ed ai vari parcheggi, alcuni interrati;

documento 2 Bertolaso boccia il progetto

documento 2 Bertolaso boccia il progetto



 

- l'aumento del traffico veicolare ed incremento della quantità complessiva di cittadini che in caso di pericolo avrebbero abbandonato l’area con conseguente riduzione del livello complessivo di sicurezza;

 

- l'annullamento dell’unicità del Borgo marinaro di San Giovanni Li Cuti, attualmente separato tramite il lungomare dalla città, con due soli ingressi, mentre col progetto sarebbe stato integrato al Centro commerciale essendovi una fusione completa fra il Centro ed il borgo;

 

- la modifica della visione prospettica del Borgo di San Giovanni Li Cuti dai punti di visuale del Lungomare (V.le Ruggero di Lauria);

- la trasformazione del Lungomare in percorso commerciale e in copertura trasparente dei negozi sottostanti con conseguente perdita della sua attuale funzione di percorso ambientale, di jogging, di relax;

- la polarizzazione delle attività commerciali verso il lungomare e le aree limitrofe a discapito delle attività commerciali poste lungo le strade interne della città come Corso Italia o Via Gabriele D’Annunzio, inaccettabile in un contesto, quale l’Hinterland catanese, caratterizzato da un’ipertrofia di centri commerciali, ed a maggior ragione in un periodo, quale quello attuale, contraddistinto da una grave congiuntura economica;

 

- la disgregazione della scogliera lavica e delle relative grotte in corrispondenza di Piazza Tricolore a causa della realizzazione di un altro grande parcheggio interrato la cui costruzione per dimensioni e posizione avrebbe indebolito la coesione fra le varie colate nella fascia rimanente fra il parcheggio ed il mare;

 

- la mancanza di una pianificazione complessiva che potesse contemperare ed integrare le diverse esigenze di quell’area della città col resto della pianificazione urbana.

 

 

Le forti perplessità ed i rilievi tecnici suesposti negli ultimi anni hanno incontrato il consenso dell'Amministrazione comunale, che, per bocca del Sindaco ha più volte dichiarato agli organi di informazione la contrarietà al progetto.

 

l’inerzia che l’Amministrazione medesima ha continuato a perpetrare sulla vicenda (non assumendo tempestivamente, come ci aspettavamo, l’atto di annullamento della gara), ha causato il suo stesso commissariamento ad opera del giudice amministrativo con la sentenza del luglio 2011.

 

Con quest’ultima infatti, il TAR Catania – in accoglimento del ricorso esperito dalle società aggiudicatarie dei lavori contro il “silenzio-inadempimento” del Comune – ha nominato nella persona del Segretario del Comune di Messina il commissario ad acta deputato a sostituirsi al Comune inadempiente per il completamento della procedura relativa al progetto di finanza "Viabilità di scorrimento Europa-Rotolo". Il commissario si è insediato nel novembre 2011.

E’ seguito, nel febbraio 2012, un appello sottoscritto da ventisette associazioni con il quale si è chiesto all’Amministrazione medesima ed al commissario Alligo di fare tutto quanto in loro potere per impedire l’ennesima operazione speculativa ai danni dell’ambiente, della cittadinanza, del bene comune.

Nei mesi scorsi il commissario ad acta ha chiesto al TAR chiarimenti in «ordine al fatto se i poteri attribuiti al Commissario si potessero estendere, ove necessario, all’assunzione di provvedimenti in sostituzione del Consiglio comunale per l’approvazione di eventuali varianti al PRG». La risposta del giudice amministrativo è giunta alla nostra conoscenza il 20 settembre scorso, con la pubblicazione della relativa ordinanza nella quale è stato affermato il principio secondo cui «l’attività commissariale – disposta, lo si ricorda, per superare l’inerzia in cui l’azione amministrativa dell’ente pubblico si era arenata – deve tendere a rimuovere l’ostacolo ed a consentire che il procedimento amministrativo sia portato a conclusione. In questa ottica, appare agevole sostenere che l’azione del Commissario debba investire tutti i passaggi procedimentali ritardati od omessi dall’ente titolare, e non possa per contro limitarsi a sostituire uno degli organi amministrativi rimasto inerte, restituendo poi gli atti all’amministrazione per lo step successivo. In conclusione, l’effettività della tutela giurisdizionale […] implica che il Commissario ad acta/ausiliario del giudice, nominato in sostituzione dell’amministrazione rimasta inerte, porti a conclusione il procedimento amministrativo sostituendosi in tutte le eventuali varie competenze dell’ente sostituito, al fine di giungere all’adozione del provvedimento amministrativo conclusivo e soddisfare così l’istanza del privato ricorrente».


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