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I giovani del centrodestra

"Appelli inascoltati:
dirigenti del Pdl da cambiare"

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CATANIA - “Profondi errori nella selezione della classe dirigente: basta Minetti, basta amici dei maggiorenti di partito catapultati in Parlamento”. Stephen Distefano, presidente regionale della Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl, fa il punto su di una sconfitta elettorale “assolutamente innegabile”. Sulle aperture di Francesco Cascio a Rosario Crocetta, Distefano puntualizza: “noi siamo all'opposizione”.

 

L'alleanza che ha sostenuto Nello Musumeci alla presidenza della Regione siciliana esce sconfitta dalle elezioni. Il pdl, socio di maggioranza della coalizione, perde il 75% dei consensi rispetto al voto amministrativo del 2008. Quali le cause?

 

I numeri e i dati ci parlano di una sconfitta assolutamente innegabile. Non hanno sicuramente giovato gli scandali nella regione Lazio, ma non si può imputare solo a questi la causa della emorragia di voti da parte del Pdl. Le cause vengono da lontano: da una gestione del partito che di fatto non è diventato “partito” in questi anni. Ci sono stati gravissimi, profondi errori, per quanto riguarda la selezione della classe dirigente. E profondi errori per quanto riguarda le politiche sia a livello territoriale che nazionale. In più, i nostri elettori non hanno capito l'appoggio del Pdl all'attuale governo Monti.

 

Ma a chi vanno dunque attribuite le responsabilità?

 

La cosa più seria da fare è un “mea culpa” generale. Troppo semplice lo scarica barile. Le colpe sono a tutti i livelli. Ovviamente c'è chi ha delle colpe più gravi e più pesanti. Ma i tanti appelli fatti dall'organizzazione giovanile in questi anni sono rimasti inascoltati dai dirigenti.

 

Dunque il Pdl, utilizzando un'espressione ormai di moda andrebbe “rottamato”, “formattato”, ma ciò cosa significherebbe in concreto?

 

Il Pdl dovrebbe in primo luogo prendere coscienza. Questo è il primo modo per riconquistare la credibilità. Gli elettori sono stanchi delle starlette, delle Minetti, e dei parvenu della politica. Ci vuole una selezione seria della classe dirigente. Bisogna riprendere un percorso chiaro, proprio come avveniva nei partiti tradizionali. Io parlo della mia esperienza di ex An: una selezione basata sul merito e sulla militanza. Mai più gente presa dal mondo dello spettacolo, o personaggi catapultati in parlamento solo perché amici di uno dei maggiorenti del Partito. I risultati si sono visti.

 

L'ormai ex presidente dell'Ars Francesco Cascio, uomo di punto del Pdl isolano, stando a quanto rilanciato da LiveSicilia, si è detto disponibile ad offrire una stampella alla giunta regionale di Rosario Crocetta. Come commenta questa presa di posizione?

 

Bah! Io parto da un presupposto abbastanza chiaro: i siciliani, quel 47% che si è recato alla urne, si sono già espressi in maniera molto chiara e netta. Hanno votato un presidente. Non era, ovviamente, la proposta di governo che noi abbiamo portato avanti. Abbiamo appoggiato Nello Musumeci perché credevamo, e crediamo ancora nella bontà di quel progetto. Ma i siciliani si sono espressi. E per riprendere proprio le parole di Musumeci ad apertura della campagna elettorale, la “Sicilia ha bisogno di normalità”. La normalità passa anche da un principio: almeno per una volta, chi ha vinto le elezioni ha il diritto-dovere di governare, chi ha perso ha il diritto-dovere di fare opposizione. Quindi l'opzione di Cascio non rispecchia né la mia, né tento meno la posizione del movimento giovanile.

 

 

 

 

 

 

 


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