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LINO LEANZA dopo il voto

"Alternativi a Lombardo"
Le strategie del colonnello Udc

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Il successo dell'Udc a Catania ha un nome e cognome: quello dell'ex braccio destro del leader autonomista. "Dobbiamo dare risposte alla gente", spiega Leanza. E poi: "Con la nostra vittoria abbiamo distrutto un centro di potere".

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CATANIA - Raffaele Lombardo lo sapeva. Era cosciente che il divorzio da Lino Leanza l’avrebbe pagato a caro prezzo. Ed oggi, basta guardare i dati, leggere i numeri. A Catania, in quella che è la tana elettorale dell’ex governatore, l'Udc di Leanza si è affermato con un 13,6% che in proporzione è quasi un plebiscito. Basti pensare che la lista dei casiniani ha tallonato sino all’ultimo quello che sino all'altroieri era la “casa” di Leanza: il Partito dei siciliani. Alla fine lo scarto, in difetto, è stato di appena quattromila voti. Così, il braccio di ferro con gli ex amici autonomisti, oggi avversari, se non acerrimi nemici, l’ha vinto lui: Lino Leanza. Del resto, è stato sempre lui che si è preso la briga e la responsabilità di costruire la lista dell’Udc scegliendo i candidati: uno per uno. Exploit servito con ben quattro scranni conquistati in terra etnea (dato che lo stesso Leanza era inserito nel listino della presidenza). Più di tutti. A Catania, più di qualsiasi altra forza politica. “Un risultato che è stato possibile solo grazie al grande gioco di squadra condotto con D’Alia, Cesa e Casini e che, adesso, può cambiare davvero la Sicilia”, spiega. Eppure non si può non tornare al suo rapporto con Lombardo.

Onorevole, l’ha più sentito l’ex Governatore?

“No. Non l’ho sentito”.

Nemmeno i suoi ex colleghi di partito?

“No, ma visti i toni che hanno usato in campagna elettorale contro di me è un bene che non l’abbiano fatto”.

Ma lei ci crede che Lombardo non si candiderà più?

“Guardi, io non commento Lombardo dal giorno in cui sono uscito dall’Mpa. Ognuno per la sua strada. Ognuno fa le scelte che vuole”.

Però immagino la sua soddisfazione.

“La mia è una soddisfazione che non è legata alla rivalsa bensì al fatto che la gente ha voluto premiarci perché abbiamo parlato di programmi e non di fesserie. Abbiamo parlato di diritto al lavoro, di diritto alla salute, di legalità e risanamento del bilancio ma senza macelleria sociale. E poi abbiamo condiviso con le forze produttive un piano per la crescita e lo sviluppo. Ecco perché abbiamo vinto”.

Musumeci dice che Crocetta durerà poco.

“Non è più tempo di campagna elettorale e mi permetto anche di dire che non è così che si fa opposizione. Io voglio essere serio e pratico e dico che a questo punto una grande responsabilità c'è l'hanno Casini e Bersani: la Sicilia ha premiato il loro progetto ma ora la gente chiede il rispetto dei diritti da parte del governo nazionale. È l'unico modo concreto per dimostrare ai siciliani di non essersi sbagliati nell’avere riposto la loro fiducia nel Pd e nell’Udc. Perché, adesso, Pd e Udc non hanno alibi: non abbiamo più alibi. Ed io mi auguro che finalmente si metta al centro la questione della Sicilia. Non ci sono altre strade”.

A Catania cosa cambierà col voto regionale?

“A Catania cambia tutto. C’è un dato fondamentale: PD e Udc che non erano al governo hanno costituito una base di partenza fondamentale per un ragionamento anche successivo. Lo dico a chiare lettere: a Catania il centro di potere rappresentato dal centrodestra e dagli autonomisti è ormai messo seriamente in discussione”.

Lei è alla quarta legislatura all’Ars. I bookmakers della politica la danno in pole position per lo scranno più alto di Palazzo dei Normanni o in alternativa per un posto in giunta regionale. Cosa sceglierà?

“Io mi rimetto a Crocetta ed al mio partito. Purchè si capisca che dobbiamo dare risposte alla gente. Basta veleni, polemiche e quant’altro”.

Per dare queste risposte ed avere la maggioranza all’Ars sarete costretti ad allearvi, però, con i lombardiani.

“Non per forza. Secondo me, invece, va allargata la base. Al di là di formule e tatticismi che non sono mai piaciuti alla gente, noi dobbiamo puntare a presentare un progetto e vedere chi ci sta. L’apertura di Cascio, ad esempio, mi sembra parecchio interessante. C’è bisogno dell’apporto di tutti ma senza fare ammucchiate”.

 

 

 

 


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