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il sindaco dopo il voto

Stancanelli fa autocritica:
"Il Pdl ha sbagliato tutto"

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CATANIA - “Chi sottolinea, oggi, che il Pdl è comunque il primo partito a Catania, non ha capito niente. Ha il prosciutto davanti agli occhi”. Raffaele Stancanelli, nel day after delle elezioni regionali taglia corto: “Abbiamo sbagliato tutto. Mi riferisco a tutti noi dirigenti del Pdl. Anche se io, più volte, avevo messo in guardia il mio partito”. E gli errori sarebbero davvero tanti. Ma uno si staglia su tutti: “Non siamo stati capaci di tenere unito il centrodestra, a causa di veleni e rivendicazioni personali”, rilancia il primo cittadino etneo, che annuncia: “Oggi avrei dovuto dimettermi da sindaco per candidarmi alle politiche. Non lo farò. Finirò il mio mandato, alla fine del quale mi farò giudicare dai catanesi”:

Sindaco, dopo decenni di dominio, il centrodestra perde le elezioni regionali. Cos'è successo?

“Io penso che il motivo sia molto semplice: Musumeci ha perso perché il Pdl non ha tenuto, è calato sensibilmente”.

Eppure oggi il co-coordinatore Giuseppe Castiglione parla di “buon risultato”, sottolineando il fatto che il Pdl è comunque il primo partito a Catania.

“Non voglio entrare in polemiche personali. Ma chi rilascia dichiarazioni di questo tipo, davvero non ha capito nulla. A che serve essere il primo partito a Catania e perdere le elezioni? Il Pdl si è sgonfiato notevolmente, e il centrodestra è andato in frantumi”.

Già, il centrodestra: la somma dei voti di Musumeci e Micciché vi avrebbe consentito di vincere le elezioni...

“Lo so benissimo. E io ho sempre sostenuto la necessità di trovare le ragioni dello 'stare insieme'. E invece, abbiamo scelto un'altra strada”.

E siete andati ognuno per conto proprio.

“Non solo questo. Per mesi si è assistito a uno scontro pesante. A cosa mai viste. E adesso, i risultati sono gli occhi di tutti”.

Cioè, avete perso.

“Non è soltanto questo. Io voglio solo ricordare che nel 2008 la coalizione di centrodestra ha ottenuto il 65%. Oggi i numeri mi sembrano un po' diversi. E non è che mancassero i segnali...”.

A cosa si riferisce?

“Basti pensare alle amministrative di Palermo. Già allora dissi che era giunto il momento di cambiare qualcosa. E invece...”.

E invece?

“Sono stato attaccato. E la debalce palermitana fu derubricata come un 'fatto locale'. Anche in quel caso, si sottovalutò il risultato. E infatti siamo andati incontro a un altro disastro”.

Disastro. È questo il termine che definisce meglio, secondo lei, l'esito di queste Regionali?

“E come dovremmo definirlo? Nello Musumeci ha perso perché è mancato il Pdl. Ottenere il 12% è chiaramente una grossa sconfitta. Il candidato ha fatto la sua parte, noi no”.

Insomma, almeno il candidato lo avevate “indovinato”.

“E Musumeci ci sta dando un altro suggerimento. Forse è il momento di non puntare più sul 'partito' tradizionalmente inteso, ma sulle persone. Nello, nonostante lo scarso risultato complessivo della coalizione, ha ottenuto il 4% di voto disgiunto”.

È squillato definitivamente il campanello d'allarme per il Pdl quindi?

“Campanello? Qui sta suonando una campana enorme, e preoccupante. Quello che è successo è facilmente prevedibile, e se continueremo in questo modo, la gente finirà col prenderci a calci nel sedere”.

Cosa avreste potuto fare, guardando indietro? Le primarie, ad esempio?

“Già, le primarie. Vengono sempre annunciate, e poi, scompaiono nel nulla. Non se ne parla più...”.

E allora?

“E allora penso che, innanzitutto, avremmo dovuto comprendere che in un momento come questo, serviva un passo indietro da parte di tutti. Tutti. E invece, si è andati avanti con i veti incrociati”.

Ad esempio? Cascio contro Micciché. Micciché contro Cascio...

“Quando si parlò della candidatura di Micciché, mi telefonò Silvio Berlusconi per chiedermi cosa ne pensassi. Io risposi che andava bene lui, o qualunque altro candidato, purché fossimo riusciti a tenere unito il centrodestra”.

E Berlusconi che le disse?

“Che avevo ragione”.

Ma le cose sono andate diversamente. Adesso lei ritiene che il risultato palermitano possa avere refluenze e livello nazionale? Ovvero, dopo il ko di Palermo e quello alla Regionali, ritiene che si sia indebolita la posizione di Angelino Alfano all'interno del partito?

“Io credo che Alfano non potesse fare di più. Ma penso anche che in politica, di fronte ad atti e risultati inequivocabili, ci siano delle 'conseguenze naturali'. Mi auguro soltanto che queste 'conseguenze' non creino ulteriori lacerazioni al partito”.

E invece come giudica il lavoro dei coordinatori regionali?

“Non voglio personalizzare troppo la questione. Penso che, però, tutta la classe dirigente del Pdl oggi debba porsi il problema di affrontare questa grave situazione politica. Ma mi chiedo: questa classe dirigente vuole ascoltare? Vuole mettersi in discussione? Vuole, definitivamente rinunciare a certe rendite di posizione? Non ne sono così sicuro”.

Intanto, mentre voi calate bruscamente, esplode il 'fenomeno Grillo”, anche in Sicilia.

“E io considero l'approdo del Movimento cinque stelle all'Ars come un fatto positivo. Si tratta di giovani, puliti, con grande entusiasmo. Porteranno un po' di aria fresca a Sala d'Ercole”.

Qualcuno li definisce il frutto dell'antipolitica...

“Io no. O almeno, bisogna capire cosa si intenda per antipolitica. Credo che il voto ai grillini sia stato il modo scelto dai siciliani per esprimere il proprio rifiuto per questa politica”.

Che cosa hanno “rifiutato” i siciliani?

“Proprio quello di cui parlavamo: le beghe interne, i litigi, i veleni, gli scandali. E anche l'incapacità di entrare davvero dentro i problemi, e l'abitudine a ragionare sempre e solo su alleanze e coalizioni. La gente si è stancata. Di fronte a uno scenario del genere, perché i cittadini avrebbero dovuto votare noi?”.

Hanno votato la coalizione di centrosinistra, però...

“Già. Ma non dimentichiamo che Crocetta va a governare, legittimamente, con un consenso che corrisponde al 31% di un numero di votanti inferiore alla metà degli aventi diritto”.

Come riparte adesso il Pdl?

“Io mi auguro che la presenza del Movimento cinque stelle all'Ars possa creare una sorta di 'contagio positivo'. Che obblighi anche i partiti tradizionali a prendere coscienza della necessità del cambiamento”.

Lei, invece, che farà? Tra sei mesi termina il suo mandato di sindaco.

“Proprio oggi scade il termine per presentare le dimissioni da sindaco, in caso di candidatura alle politiche. Ho deciso che non mi dimetterò. Resterò sindaco di Catania. Fuggire, specie di fronte a una situazione economico e finanziaria molto difficile, sarebbe stata la cosa più semplice da fare. E invece, io terminerò il mio mandato. Alla fine del quale, mi rimetterò al giudizio dei cittadini catanesi”.


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