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Lo scenario futuro

Pdl contro Pdl
A Catania si profila lo scontro

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Il movimento berlusconiano è in frantumi. A Catania gli ex An e gli ex Forza Italia dissentono anche sul risultato delle elezioni. Ma non è che i reduci missini fra di loro si amino troppo. Tutt’altro.

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CATANIA- L’idea circola ormai da mesi in Italia: con il Popolo della Libertà in frantumi, la componente ex Alleanza Nazionale potrebbe lasciare il movimento berlusconiano per creare un soggetto politico autonomo (che sarebbe il terzo, dopo Futuro e Libertà di Gianfranco Fini e Fare Italia di Adolfo Urso). Le elezioni regionali siciliane di domenica, che hanno visto un crollo verticale del Pdl impensabile qualche anno fa, hanno poi fatto da catalizzatore. Con il risultato che nell’Isola già gli animi fremono.

Lo scontro fra ex An ed ex forzisti è oltremodo palese a Catania. Raffaele Stancanelli, sindaco della città, non manca di precisare con dovizia di particolari le differenze che lo distinguono da Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia. E sono differenze sostanziali. Perché si può anche (retro)pensare che il problema fra i due sia l’amicizia di Stancanelli con Raffaele Lombardo, inviso a Castiglione, ma in realtà un oceano separa l’inquilino di Palazzo degli Elefanti da quello di via Nuovaluce. Non solo l’analisi del voto di domenica, che per il sindaco è stato un tracollo, mentre per il presidente non sarebbe accaduto nulla di irreparabile, li divide inesorabilmente. Ma anche e soprattutto la strategia da seguire per “passare la nottata” del Pdl.

Pure quando è stata imbottita di tecnici, la giunta catanese, nella composizione politica, ha mantenuto l’assetto del 2008. Quanto gli sia venuto naturale non è dato sapere, ma Stancanelli in effetti si è sforzato di essere ecumenico, convinto che il centrodestra vince solo se unito e compatto, con insieme tutti i suoi pezzi originari. Per carità, non manca chi evidenzia come nei fatti non possa proprio disfarsi dell’alleato/amico Lombardo, ma con buona probabilità alle sue scelte crede davvero.

Di contro, Castiglione negli anni ha preferito sincronizzare quel che accadeva alla Provincia di Catania con quel che accadeva in Regione, rimuovendo gli uomini targati Mpa al pari di come Lombardo aveva rimosso quelli Pdl.

A questo punto, posto che la convivenza sullo stesso predellino è diventata difficile, i reduci di Alleanza nazionale possono anche andare via. Rimane però un problema supplementare, figlio della storia dell’Msi, un partito nel quale (il politologo Marco Tarchi lo ha spiegato in maniera scientifica) il vero nemico da battere e abbattere era sempre quello interno, più del comunista o del democristiano.

Gli ex An del Pdl vorrebbero fuggire via per dare vita a una formazione autonoma. Ma fra di loro non è che si amino poi tanto. Sempre a Catania, è notoria la freddezza con cui si guardano in genere Stancanelli da un lato e Salvo Pogliese e Basilio Catanoso dall’altro. Il sindaco sostiene che in politica la parola “amore” abbia scarso diritto di cittadinanza. A vedere le condizioni odierne del Pdl, da Catania a salire fino a Milano, c’è davvero da credergli.

 


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