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Tutti i torti subiti dagli etnei

Pulvirenti ha ragione di urlare

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arbitri, Catania, gomez, pulvirenti, Sport
CATANIA - Che sia chiaro. Non è per piangersi addosso che il Catania alza la voce. Dopo la lunga sfilza di elogi raccolti nelle prime nove giornate di campionato, non avrebbe nemmeno senso ergersi al ruolo della vittima. Di certo, però, arriva un momento in cui non si può restare a far finta di nulla. Passi pure che i rossoazzurri assieme ai cugini di Palermo sono gli unici a non avere ancora ricevuto un rigore a favore in questo inizio di torneo (fa parte del gioco e ci può stare), passi anche che al cospetto di formazioni di blasone le provinciali paghino sempre una cambiale in bianco: ma quello che diventa difficile da accettare è, invece, la quasi naturale consecutio con la quale le cose accadono. Una legge di compensazione all’incontrario: a ingiustizia si assomma ingiustizia. Ad un certo punto della partita, ieri pomeriggio, la cosa meno illogica da fare pareva proprio quella di fermarsi. Fermare la partita per riportare tutto alla razionalità di un gioco che al Massimino ieri era divenuto surreale.

Contro l’Inter a San Siro i rossoazzurri avevano già inghiottito il rospo amaro del calcio di rigore sacrosanto e solare ignorato su Gomez; la giornata precedente contro il Parma a risultato acquisito un gol regolarissimo di Bergessio era stato annullato. Gli episodi diventano troppi. Altro che dossier. Il Catania non si piange addosso. Ma il rispetto per il lavoro che si svolge in settimana così va farsi benedire e con essa la gioia che si viveva e respirava tra gli spalti. Non è una questione di semplice sudditanza. Ma di una adeguatezza arbitrale che va qualitativamente pesata e misurata. “E’ uno sgandalo: ci vuole la moviola in gambo”, direbbe il buon Biscardi. Ma probabilmente non è più nemmeno un problema di tecnologia.


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