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Patenti facili,
due assolti in appello

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errico giannini, marco gambino, patenti facili, Cronaca
PALERMO -
Un pacchetto di sigarette come momento di scambio della corruttela. Ma dalle intercettazioni viene fuori che Emanuele Lo Cascio, uno dei funzionari al centro dello scandalo delle patenti facili a Palermo, aveva proprio chiesto se l'altro, Marco Gambino, avesse delle sigarette. Quindi il pacchetto gettato sulla scrivania e intascato da Lo Cascio. Nessuno però ha verificato il suo contenuto. A questo si aggiunge anche la pronuncia del tribunale del Riesame che ha tolto Marco Gambino ed Errico Giannini dai domiciliari per "assenza di gravi indizi di colpevolezza". Sono stati questi gli elementi valorizzati dai legali di Gambino e Giannini - gli avvocati Ninni Reina, Fabio Lanfranca e Giovanni Di Salvo - che hanno ottenuto per i due l'assoluzione da parte della quarta sezione d'appello del Tribunale di Palermo, presieduta da Maria Patrizia Spina, dopo che in primo grado il gup Maria Pino li aveva condannati a due anni e due mesi in abbreviato.

Secondo l'avvocato Ninni Reina, infatti, la pronuncia del Riesame dimostrava la "precarietà del compendio probatorio" valorizzato in primo grado. Poi aggiunge che, nella fattispecie specifica riguardante Marco Gambino, nulla è stato fatto nei suoi confronti che esuli dai doveri d'ufficio. Quando, infatti, Gambino si è presentato negli uffici di Lo Cascio, quest'ultimo gli ha comunicato la fissazione della data per esami della patente. "Non c'è stata alcuna contrattazione" ribadisce il legale.

La vicenda riguarda gli esiti giudiziari dell'operazione "Easy rider" della polizia di Palermo risalente al gennaio dello scorso anno. Attraverso telecamere nascoste e microspie gli investigatori avevano scoperto un vastissimo giro di corruzione, a volte anche consistente in mazzette di lieve entità (50 o 100 euro), per ottenere facilmente le patenti o concordare le date di esami. Nell'operazione furono coinvolte 51 persone. Il "dominus" della vicenda è stato ritenuto il dirigente Antonino Nobile, che successivamente all'arresto ha collaborato con gli inquirenti, e la sua segretaria Rosamaria Mangano. Proprio lei ha visto ieri ridursi la condanna a 7 a 5 anni. Mentre per altri tre imputatati, Francesco Biondo, Giuseppe Pagano e Ignazio Russo, sono state confermate le pene inflitte in primo grado: 2 anni e 8 mesi.